SALVA LA SPONGADA!!!!!

Hey, ma tu sai cos’è la spongada?

Questo è il messaggio di benvenuto del nuovo social game SALVA LA SPONGADA, nato dalla collaborazione di Unclepear e forneria Salvetti, una divertente sfida con le nostre conoscenze sulla Valle Camonica. Rispondere ad una sessantina di enigmi di cultura generale camuna (occhio ai tranelli), permette di sbloccare personaggi e salvare, alla fine, la vera spongada. Si gioca facendo login attraverso facebook, e si ha una sola vita a disposizione. Ma si può chiedere aiuto agli amici sia su twitter che su facebook, invitandoli a giocare a loro volta (qualcuno può resuscitarmi please?).

Sì ma cos’è la spongada?

E’ il dolce tipico pasquale della Valcamonica. Da Pisogne al Tonale non c’è forneria che non la produca, anche se, purtroppo, quasi solo nel periodo pasquale. Un semplice impasto di farina di frumento, uova, latte, zucchero, burro, sale e lievito. Fortunatamente qualche fornaio la produce tutto l’anno, e permette ai camuni di poter godere di questo dolce anche lontano dalla quaresima, da mangiare solo, o immerso nel latte a colazione, o come fine pasto inzuppato nel vino rosso.

A volte penso di essere pesante e di stancarVi un po’. Mi riferisco soprattutto ai miei followers su twitter, che trovano spesso nei miei tweet l’hastag #valcamonica. Ma è più forte di me. Amo il mio territorio e mi piace comunicarlo, far conoscere a più persone le peculiarità di questa valle, e sfogarmi quando c’è qualcosa che non mi piace. E il progetto #salvalaspongada è decisamente tra le cose positive. La forneria Salvetti è presente da molto sul territorio (alta Valcamonica) e Raul e Armando, e già prima di loro il padre, hanno tra le priorità la valorizzazione del territorio attraverso i prodotti tipici. Il tutto rivolto in primis ai camuni: siamo noi a dover chiedere al nostro fornaio la spongada, e invitare i turisti a conoscere la valcamonica attraverso la nostra gastronomia.

Il progetto è infatti aperto ad altre aziende e quindi ad altri prodotti. Si potrebbero creare nuovi livelli di gioco,e attraverso sinergie e collaborazioni, conoscere e diffondere altre golosità e produzioni camune (avvistata domenica #laspongada a sciör del tórcol, sagra del vino camuno).

Quindi l’invito è per tutti, camuni e non, armati di curiosità, a salvare la spongada!!

http://www.laspongada.com/

http://twitter.com/#!/laspongada

32 a 30: la Franciacorta parteciperà a Vinitaly 2012

Pare il risultato di una partita di rugby giocata al cardiopalma, nella quale due squadre equilibrate e dalle difese alquanto discutibili, non lasciano trapelare l’esito fino all’ottantesimo.

Si sono espresse contro la decisione del consiglio consortile, le sessantadue aziende che hanno preso parte allo scorso Vinitaly.

Una sorta di voto di sfiducia nei confronti del cda, oppure è solo un incidente di percorso in merito a una questione tanto, troppo delicata per essere decisa solo da chi produce di più?

“Cosucce” -mi vien da pensare- senza entrare nel merito del risultato politico, anche se la divisione è netta e inequivocabile e quindi senza vincitori né vinti(?), ma è un grande risultato se rifletto sulla modalità con la quale si è giunti a decidere per il territorio.

Senza dilungarmi troppo, con la speranza di stimolare riflessioni (non per forza da riportare su questo blog) da parte di chi legge e di chi vive in prima persona la Franciacorta, voglio sottolineare l’importanza dello strumento referendario utilizzato e di come rappresenti il miglior modo per prendere decisioni che coinvolgono tutti, ma anche di come possa essere impiegato al fine di comprendere le esigenze di un territorio(inteso come sistema vitivinicolo produttivo) profondamente eterogeneo, soprattutto nella diversa estrazione socio-culturale dei suoi attori, ovvero dei produttori di vino.

Per esempio sarebbe interessante conoscere se le trentadue aziende che hanno voluto Vinitaly sono simili per dimensioni, oppure per altro o magari non hanno nulla a che vedere tra loro…

Il consorzio potrebbe utilizzare questo “modo di fare” per dar vita a un confronto esponenzialmente costruttivo in merito alle sorti della e del Franciacorta?

Non solo un modo per esprimere una preferenza ma un sistema utile per ridurre il margine d’errore, per distribuire le responsabilità e per crescere da ogni punto di vista? Staremo a vedere.

La Franciacorta dà l’addio a Vinitaly?

Non sono solito fare sconti al Consorzio ogni volta che ce n’è l’occasione ed è altrettanto giusto che vi segnali anche i momenti top, quelli da ricordare, quelli fatti di piccole ma significative svolte e in questo caso, devo segnalarne ben due.

Una di queste probabili “sterzate” potrebbe essere la mancata partecipazione del consorzio alla prossima edizione di Vinitaly.

La crescita del numero di aziende franciacortine partecipanti ha portato a un’inesorabile riduzione degli spazi, con i corridoi ridotti a sentieri e la temperatura capace di sfiorare quella dell’Etna, oltre a diversi disservizi e questioni politico-burocratiche, fanno propendere il consorzio per la mancata adesione all’evento. E le aziende che hanno stand al di fuori della lombardia, le stesse che promuovono il boicottaggio(leggi cda consorzio), saranno ugualmente in fiera o saranno solidali con il resto dei produttori franciacortini? Questo sarebbe interessante saperlo.

Personalmente appoggio la decisione, anche perché l’ingente investimento non era più in grado di garantire un servizio degno per i consumatori e nemmeno di consentire agli operatori di lavorare in condizioni umane.

L’altra poderosa “strambata” del veliero consortile è evidenziata dalla modalità con la quale si deciderà definitivamente tra partecipazione o diserzione. È stato chiesto a ogni cantina di esprimersi a riguardo. Una testa un voto e la maggioranza vince, lo considero un atto di democrazia non indifferente, in un’italietta del vino nella quale a decidere per le sorti di tutti è sempre chi produce di più. Non vorrei far trapelare dell’ironia, che di fatto non c’è, il mio entusiasmo è sincero.

A fronte di questo sistema, di questo nuovo corso delle cose fatto di referendum, ne approfitto per lanciare una proposta con lo stesso sistema. Sia ben chiaro che questo blog non vuole diventare una bacheca sulla quale esporre i voti. La proposta che segue è per il Consorzio che avrà modo di chiedere a sua volta il parere a ogni singolo produttore.

Se ogni singolo produttore investisse la stessa quota che verserebbe per avere 8 metri quadri a Verona, e si usasse per sviluppare un evento in Franciacorta sullo stile della “vecchia” formula del festival ;-) rivista, rivisitata, migliorata, approfondita e magari tagliata di qualche eccessivo e costoso sfoggio?

Villa Lechi, Casa Marchetti e Villa Longhi con il suo meraviglioso parco? Altrimenti potremmo usare due/tre luoghi non attigui ma collegati da un servizio impeccabile di autobus. Potremmo farlo negli stessi giorni di Vinitaly?

SCIÖR DEL TÓRCOL, 9° SAGRA DEL VINO DI VALLECAMONICA

Giunta alla nona edizione, la sagra dei vini di Vallecamonica apre le cantine di Losine ai visitatori che potranno conoscere, degustare e acquistare i prodotti locali: mieli, formaggi, salumi e naturalmente vino.

TerraUomoCielo sarà presente, con l’unico vignaiolo professionista della Val Camonica, Enrico Togni (azienda Togni-Rebaioli), a partire da sabato 24 settembre fino a domenica sera. Iniziative itineranti per le cantine del territorio si stanno svolgendo in questi giorni,  per arrivare al fine settimana, quando nel centro storico di Losine si potranno conoscere i produttori, accompagnati da musica dal vivo e animazione per bambini.

Tutti i dettagli qui. Ci si vede in Camunia! :-)

Offida: riflessioni in treno

Ne esco entusiasta dalla “due giorni offidana”. Entusiasta perché Alessandro Morichetti è stato davvero bravo nell’assemblare un gruppo di persone molto diverse fra loro, per estrazione professionale, ma accomunate dalla passione per il pianeta vino e per il web, i blog, intesi come strumenti per raccontare esperienze e per raccontarsi, come una sorta di contenitori dinamici e interattivi, delle soggettività di ognuno.

Degli aspetti più specifici, di quello di cui si è dibattuto durante la tavola rotonda del sabato, sono stati più esaustivi i compagni di questi giorni, come Fiorenzo Sartore, Mauro Erro, Jacopo Cossater, Corrado Dottori, lo stesso Morichetti e il video di Francesca Ciancio.

Da Offida me ne torno con un carico di ottimismo, con una speranza in più, con la convinzione che qualcosa -in questa italietta del vino ancora troppo ancorata a entusiasmarsi per i numeri (anche quest’anno produrremo più ettolitri della Francia)e a non dar peso al valore degli stessi(quanto vale in media un chilo d’uva in Italia e quanto in Francia?) si possa fare. Questo gruppo di lavoro mi è piaciuto perché ha saputo generare un confronto costruttivo senza “fenomenismi” da parte di nessuno. Spero di ripetere. Spero presto.

I vini: trovare in uno cugino dritto dell’altro, è stato difficile. Serviva uno sforzo mentale non indifferente per avere ben chiara una macro impronta territoriale. Per lo più vini corretti, che non hanno evidenziato incolmabili lacune tecniche. Tanti stili e diverse chiavi di lettura per un vitigno che mi è apparso capace di dare vini molto delicati, dai profumi tenui facilmente copribili da quelli di altri vitigni più “masculi” come il trebbiano, o il ben più invasivo sauvignon sentito in alcuni campioni degustati. Il disciplinare consente l’utilizzo di altri vitigni (quelli coltivabili in zona) nella misura massima del 15%. Tanta roba, troppa forse per questo vitigno.

Il Territorio: dirvi cosa sia il Pecorino di Offida, mi risulta una cosa molto difficile.

Un’inequivocabile forma stilistica che non tradisca naso e palato e che faccia gridare che in quel bicchiere altro non può esserci se non del Pecorino offidano, è qualcosa che manca.

Una base stilistica comune è la pecca dei territori giovani e per giovani intendo da un punto di vista di “sistema territoriale vitivinicolo” dove s’intende fare seriamente economia con il prodotto vino.

Dal mio punto di vista, a Offida ci si deve interrogare su un paio di cose. Puntare su un territorio in cui la totalità delle produzioni abbia un buon livello qualitativo, o cercare di mettere il territorio stesso in bottiglia? Entrambe? Nel primo caso direi obiettivo raggiunto, ma nel secondo… Da quest’anno il Pecorino di Offida sarà D.O.C.G. e non credete che potrebbe essere l’occasione per darsi regole più restrittive vietando l’utilizzo di altri vitigni? Pecorino 100%! E le altre uve? Un IGT Offida, nella peggiore delle ipotesi.

Nel mondo non c’è bisogno di altri vini ben fatti che assomigliano a… serve unicità, serve riconducibilità territoriale, serve coraggio.