Piccoli appunti estivi

Un luglio incerto e a tratti fresco, ha spalancato le porte a un agosto fatto di qualche giorno torrido. I tiggì non hanno risparmiato -neppure quest’anno- il tentato panico per “l’allarme caldo” al quale hanno attribuito l’omicidio di un paio di bicentenari. Di abbandono e di morti in solitudine ne parlano solo a ferragosto e a natale. A febbraio non muore mai nessuno per cause attribuibili alla solitudine?

L’agosto in città è una libidine, se non fosse per le attività commerciali che sono serrate e i ristoranti aperti non arrivano a tre. Niente male per una città che vuole promuovere il turismo.

Photo Francesco Orini

La vendemmia in Franciacorta è di quelle da ricordare, sia per gli ottimi risultati che ci siamo trovati in vasca, sia per le aziende che hanno deciso di non raccogliere uva.

A ferragosto non ho fatto altro che caricare la pressa d’uva, il giorno dopo pure e il successivo mi muovevo grazie al deambulatore.

Tramonto di ferragosto in Franciacorta

Le piadine, della bottega il vicino a casa, segnano la crisi. Del prosciutto mettono una fotografia.

Ho pranzato in un luogo che si chiama Cimbriolo, in provincia di Mantova. Quattro case e un’omonima osteria che si sviluppa all’interno di una splendida cascina lombarda. Al tavolo dietro il mio, due uomini fanno il mio nome: mi volto e mi dicono che sono due lettori del blog e ci tengono a dirmi che non sempre sono d’accordo con me. Ho apprezzato molto e spero di rivederli con più calma, magari ancora all’Osteria di Cimbriolo e con un bicchiere di vino in mano.

Bienno è splendido, stretto, roccioso com’è dovuto a un paese di montagna, ma i miei appunti non valgono le parole di Lucia nei post precedenti.

Il tempo è l’unica causa della caduta dei capelli.

Gli amici, quelli veri, non ti lasciano mai nella merda.

A novembre sarò zio di due gemelli. Maschi.

Offida: 2-5 settembre.

Io mi sento camuna, ma non sempre….

Non mi sento camuna, almeno non quella parte rappresentata in queste t-shirt. Che A MIO PARERE, sono squallide. E mi vergogno perché le potranno vedere un sacco di persone, durante la mostra mercato di Bienno, esposte accanto al simbolo della storia camuna: il ferro battuto. Non capisco perché siano state messe vicino ai fabbri. Non è questa la loro saggezza, non quella tramandata da secoli della lavorazione del ferro con i magli mossi dalla forza dell’acqua.

Camuni da scoprire…. si, ma non per questo!!!

21a Mostra Mercato Bienno

Ci siamo. Sabato 20 Agosto, nella splendida cornice del borgo di…. momentomomentomomento: cornice è riduttivo!!  Bienno sarà luogo, centro, ombelico, cuore della 21a edizione della mostra mercato, settimana di vita intensa tra artigianato musica e spettacoli, suoni luci e colori, che guidano lo stupito avventore tra i vicoli e le corti, nei palazzi e nelle torri medioevali. Volgete in alto lo sguardo, lasciatevi trasportare dagli odori, provate a perdervi tra gli anfratti, entrate nelle cantine, osservate il lavoro delle abili mani degli artigiani.

Un piccolo borgo con tanta storia alle spalle, il ferro, il fuoco e l’acqua come filo conduttore, guidano il turista alla scoperta delle fucine e del mulino, con le ruote di legno mosse dalla forza idraulica del vaso re.

Candele e lampade illumineranno il lento camminare, i punti ristoro allieteranno stomaci affamati con le specialità della zona, spettacoli di arte di strada distrarranno grandi e piccini, la bellezza dei manufatti esposti, ed il poter conoscere come vengono creati direttamente dagli artigiani- artisti, vi faranno tornare a casa arricchiti nel cuore per aver letto nei loro occhi la passione per ciò che fanno.

L’evento inizia sabato 20 agosto e termina domenica 28. L’ingresso è libero e gratuito, cani al guinzaglio.

il programma completo lo potete trovare qui.

Nonostante tutto, non vedo l’ora che inizi. Per noi biennesi è una settimana di festa, e anche se qualcuno lo nega, ci inorgoglisce; vediamo tanta gente incantata dalla bellezza del nostro borgo, e cogliamo l’occasione per invitare amici e parenti, vicini e lontani, che immancabilmente tornano gli anni successivi, godendo dell’incanto del nostro piccolo gioiello, Bienno.

In bocca al lupo ai volontari, alle associazioni e ai biennesi tutti!!

le foto (a parte la prima che è mia)  sono dello studio fotografico sedani, Breno. (BS)

stracotto d’asino ovvero cena conviviale

E’ estate, almeno per il calendario, e se frequentate i rifugi alpini potreste imbattervi in un piatto molto particolare. Il  consumo della carne d’asino è poco diffusa,  credo lo si trovi solo al nord Italia, ma se riuscite a reperirla vi consiglio questa ricetta, spiegatami accuratamente dal macellaio che mi ha venduto la carne, titolare de “la beccheria” di Cividate Camuno (BS).

Il riferimento ai rifugi è dato dal caldo che sprigiona questo piatto, notoriamente accompagnato con la polenta, dal fatto che servano parecchie ore per prepararlo e che l’ho quasi esclusivamente trovato nei menù sopra i 1000 mt.

Ho organizzato una cena con 5 fidati amici, predisposto parecchie bottiglie, e mi sono messa ai fornelli alle 15.15. Primo passo: soffritto. Burro di malga, olio EVO toscano, aglio e cipolla a pezzi grossi. Ho calato la carne ( polpa a tocchetti), rosolandola per bene ed eliminando la cipolla che tende a bruciacchiarsi. Appena la superficie della carne ha cambiato colore ho sfumato con il vino rosso. Tre bicchieri di sangiovese toscano, per 2300 gr di carne. Insieme al vino le spezie, così l’alcool estrae tutti i profumi… pepe, noce moscata, chiodi di garofano e se le avessi avute avrei messo anche due bacche di ginepro.

Evaporato l’alcool, ho aggiunto un trito finissimo (ho usato il frullatore per non piangere) di 3 cipolle, 2 carote, 2 gambi di sedano e 4/5 spicchi d’aglio. Insieme alle verdure ho messo in pentola anche un po’ di brodo vegetale (o di dado, per i meno puristi….) , amalgamato il tutto, aggiustato di liquido e  di sale, e ho  messo il coperchio.  Per 3 ore, in compagnia degli amici twitteri e di facebook, ho atteso pazientemente, controllando di tanto in tanto che la carne restasse sufficientemente umida. Il profumo delle spezie e del vino sprigionati della carne in cottura, ha attirato i miei vicini, che si stavano auto-invitando a cena…

Prima dell’arrivo degli ospiti, assetata dalle ore ai fornelli, ho aperto il primo vino della sera, moscato giallo 2009 di Hoffstatter, che ha poi accolto i primi amici. Una volta seduti a tavola, gustando l’antipasto della casa (formaggio d’alpeggio a 2000 mt, stagionato 12 mesi, fatto con il latte delle mucche di mio zio, e salame nostrano, entrambi creati dalle mani dello zio), abbiamo brindato alle nostre avventure, in particolare alle vacanze estive 2010, con una bolla che gli ospiti hanno apprezzato, franciacorta brut di camossi. Rovesciata sul tagliere la polenta, un momento di apprensione. Era la prima volta che cucinavo lo stracotto d’asino, e nonostante avessi controllato sapidità, gusto e cottura, ora c’era l’esame degli ospiti. dopo le prime forchettate si è sentita una sola parola, pronunciata da voci e con intonazioni diverse, ma quasi all’unisono, buono… buono… mmmm buono….

L’aspetto visivo era invitante, il profumo già positivamente giudicato da una decina di vicini, la cottura della carne precisa, risultava morbida, succulenta e scioglievole al palato. L’approvazione degli amici è stata la mia soddisfazione.  Piacevole condividere con loro una bottiglia “importante” anche se, nel suo essere buono e corretto, mi ha un po’ deluso, un vino che non comprerò, ecco, mi aspettavo qualcosa di più. Le serre nuove 2006, Ornellaia. (è tempo di dedicarsi al nebbiolesimo). La gentil dama (o gallina ndr)  che non beve vino rosso ha avuto per sè il franciacorta satèn di Camossi.

Forse qualcuno si sta chiedendo perché ho cucinato più di 2 kg di carne per 6 persone. La cena era basata solo sullo stracotto, il piccolo antipasto casereccio solo per stuzzicare lo stomaco. Ed essendo una preparazione così lunga,  ho pensato di congelare le rimanenze. Bhè, ne è avanzato solo una porzione abbondante, non di più…. posso dire che è stato un successo!