C’è un modo di dire diffuso dalle mie parti, riguardo al cibo e la quota: si dice che il sapore di una fetta di salame, di un pezzo di cioccolata, o di un tozzo pane, sia più intenso, e percepito dai nostri sensi in maniera amplificata, quando li si mangia in alta montagna.
La cena di ieri è stata un’esplosione di piacevolezze, e non so dirvi se la quota abbia influito. Provo a raccontarvi quello che ho mangiato al Rifugio del Passo di Croce Domini, 1895 slm, dove si incontrano la Valle Camonica, La Val Trompia e la Val Sabbia. Raggiungibile, nella bella stagione, con auto e moto.
Iniziamo con antipasti misti:
Petto d’anatra, prosciutto di cinghiale e prosciutto di cervo; lardo con miele e castagne, salame camuno, carpaccio di tacchino al pepe rosa dello scief, carne salata con cipolle, slinzega; giardiniera della casa, zucchine, punte di cicoria di montagna e funghi gallinacci sott’olio; frittata alle erbe spontanee e torta salata. Beviamo: ii ross 2009 di Podere Panta Rei, sangiovese che non vede legno…

Viste le porzioni abbondanti, e l’assoluta voglia di arrivare ai secondi, la cara amica Renata ed io decidiamo di dividerci un primo: genzianelle al ragù d’anatra selvatica. Divorate. Pasta fatta in casa, a forma di genzianella appunto, un fiore tipico di queste altitudini, dove i boschi lasciano spazio a distese d’erba che tra pochi giorni saranno pascoli trafficatissimi. Le genzianelle e tutti glia altri fiori finiranno nello stomaco dei ruminanti, e profumeranno il latte con il quale verrà prodotto il formaggio d’alpeggio, acquistabile presso il rifugio. Km zero, ma proprio ZERO…

Il ragù bianco d’anatra selvatica si nasconde tra le pieghe della pasta, arriva tra i denti e si scioglie, senza eccedere in spezie e in orpelli, ma lasciandoci conoscere e apprezzare quella carne gustosa già di suo.
Beviamo: Pitoto 2009 di Podere Panta Rei, ciliegiolo in purezza, che intravede la barrique solo per farle un breve saluto.
Siamo al tanto agognato secondo: ogni volta che veniamo a cena con gli amici, prendiamo il menù degustazione. Questo comporta l’assaggio di almeno 3 primi, che si trasforma in un’abbuffata di carboidrati che non puoi lasciare nelle teglie! I risotti, i casoncelli, l’orzotto, ne soffrirebbero terribilmente, e noi ci prestiamo sempre volentieri ad impedire che ciò avvenga… ma stasera ci siamo organizzate. Su un piatto bollente arriva lo stracotto d’asina con polenta….. bocconcini che si tagliano con un grissino, morbidi, succosi, profumati di spezie, chiodi di garofano in predominanza, accompagnati da patate al forno e polenta, soda, come si fa in Camunia, con farina di mais e di segale, a brunirla un po’… rapite.

Beviamo: Marvia 2006 podere Panta Rei, sangiovese, ciliegiolo e colorino, che soggiorna in barrique di rovere per almeno 14 mesi, espressione del territorio toscano e a mio parere buon abbinamento allo stracotto, per i richiami speziati.
Dolci rigorosamente fatti in casa. E il digestivo d’obbligo, il genepì.
Andy, il re del rifugio, Piera, principessa della sala, e Michele, imperatore della cucina, vi aspettano per tutta l’estate per allietare le vostre gite. Sconfinati panorami, dove le creste si stagliano nel cielo e si confondono tra le nuvole, da guardare assolutamente dopo aver odorato e gustato i sapori del territorio.
Date un’occhiata al sito: altissima qualità dei prodotti e prezzi assolutamente per qualsiasi tasca. E naturalmente possibilità di soggiornare.
Se volete sapere di più su cosa abbiamo bevuto www.poderepantarei.com