Cercasi Cuoco dotato di Passione

Esisterà, in Italia, un Cuoco che abbia esperienza nella cucina tradizionale, che abbia conoscenza delle materie prime da impiegare e che sia dotato di quella passione che rende ogni cosa ancor più piacevole?

Beh, se esiste, comunicategli che lo stanno cercando in uno dei luoghi più belli del Lago di Garda nel periodo da aprile a ottobre, in altre parole la stagione migliore per godersi il Lago e per conoscere la nostra fantastica Provincia, magari girandola in vespa tra laghi, montagne e scorci cittadini.

Se interessati contattate Giacomo ai seguenti recapiti:

 

giacomo@ilbagnolo.it

3204731656

Trattoria Antico Mulino (smettiamo di chiamarla “ex Due Colombe”)

È sì, è proprio il caso di smetterla di chiamare questo posto “Ex Due Colombe”, poiché una ben precisa identità è lapalissiana. Come avevo scritto QUI, l’estro di Stefano Cerveni si è trasferito più a nord ma i suoi genitori portano avanti, con la passione di sempre, lo storico locale di Rovato nel quale ha avuto inizio la carriera di Stefano.

L’ormai conclamata attenzione per le materie prime è la prerogativa con la quale l’Antico Mulino vuole ritagliarsi lo spazio che merita. Una cucina seguita passo dopo passo da Beppe(il padre di Stefano) che affonda nella semplicità e nella tradizione del territorio, le proprie radici. Semplicità non vuol dire banalità, bensì maggior attenzione perché ogni dettaglio non sia lasciato al caso. Una carta dei vini che predilige il territorio (a pranzo è solo territorio!) e un menù che non lascia alcuno spazio a capriole da giornalisti “trendy”. Qui le cose sono concrete, chiare e inequivocabili, come lo spettacolare manzo all’olio, da sempre emblema della cucina dei Cerveni.

Stupefacente è la colazione di lavoro, in altre parole il pranzo: con quindici euro si può scegliere fra tre primi e tre secondi, oltre all’acqua, un bicchiere di vino e il caffè. Anche per la colazione di lavoro la mediocrità non è di casa, come un’insalata con gamberi d’acqua dolce o le pennette con carciofi, pancetta affumicata e pomodorini secchi, oppure i bocconcini di carne con patate e polenta, tra i miei preferiti.

Quindi, chiamiamo questo luogo con il suo nome.

 

Trattoria Antico Mulino

Rovato

Tel. 030 7721534

 

Wine Tasting a Firenze

Semmai vi trovaste a Firenze e aveste voglia di approfondire la vostra conoscenza in merito al mondo del vino, non perdete l’iniziativa di Valentina Merolli -sommelier in terra di Toscana- che con una serie di ospiti metterà in scena un corso d’introduzione al vino che scava fin dalle origini dello stesso.

Di seguito la nota introduttiva di Valentina e il link al sito dedicato.

G.A.

Tra pochi giorni partirà wine-tasting, più che un corso, un approccio alla degustazione, per iniziare insieme un percorso che ci avvicinerà a conoscere il vino dalle sue origini.

Dalla nascita della viticultura a come cambia il gusto durante i secoli, fino ad arrivare alla produzione dei giorni nostri, in un excursus che ci porterà a toccare tappe importanti che hanno segnato il modo di far vino.

Dalla degustazione tecnica a quella poetica, per rendere al vino la sua vera anima ed essenza, toccando differenti zone Italiane, alla scoperta di importanti aziende che ne valorizzano il territorio.

Il corso si svilupperà in sei serate, ognuna delle quali tratterà argomenti diversi, varie tecniche di produzione, terroir, spumantizzazione, vini passiti e molto altro, con tanti ospiti d’eccellenza, tra cui Dario Cecchini e molti produttori che hanno ottenuto l’eccellenza e massimi punteggi nelle guide di settore.

Un corso mirato a chi si vuole avvicinare al mondo del vino con un approccio più conviviale, per conoscere e imparare ad apprezzare questa grande risorsa che fa così parte della nostra cultura.

Tutte le informazioni le potete trovare QUI.

Valentina Merolli

 

Se continui a calare le braghe, ti si ghiaccia il culo! Voi cosa ne pensate? (aspetti di una crisi)

Fino a metà dello scorso decennio, l’euforia derivata da una sorta di benessere economico e dalla grande e veloce espansione del mondo del vino, ci ha regalato una serie di “vini bluff “ a prezzi davvero eccessivi. Bastava prendere un qualsiasi premio da una guida, per veder lievitare il prezzo di listino. Un’esagerazione della quale oggi vediamo gli effetti su molte aziende che non riescono più a piazzare i loro “gioielli” e si ritrovano in grande difficoltà. Ora che certi riconoscimenti sono inflazionati quanto le banane nella terra dei banani, molti produttori si ritrovano le cantine piene e cominciano (veramente hanno iniziato da qualche tempo) a calare i prezzi. Il deprezzamento porta il consumatore a porsi la fatidica domanda: “quindi, prima della crisi marciavi come un picchiere nelle mie tasche, per riscuotere più del dovuto?”. Chi di noi non si sentirebbe preso in giro e chi di noi continuerebbe a dare fiducia a quel produttore?

Bene, credo che nel suddetto caso il danno più grosso lo subisce il produttore che attua una politica commerciale da suicidio e forse, non è troppo sbagliato che alla fine “salti”. C’è sempre più bisogno di persone che sappiano davvero cosa fare e con questa crisi non ci si può più permettere di lasciare spazio all’improvvisazione.

Altro punto dolente della crisi è il crollo dei prezzi, quelli che per semplicità definirò “normali”. Non passa giorno senza che qualche collega, amico o semplice appassionato mi dica o mi invii i prezzi di vendita con i quali molte aziende propongono i loro vini sul mercato.

Franciacorta docg di aziende di una “certa caratura”, che svendono i loro vini sotto i sei euro grazie a mirabolanti scale sconti. Per non parlare di groppello e lugana a due euro, oltre che garda doc, decisamente sotto i due(parlo solo dei vini del mio territorio). E pensare che alcuni di questi, sono gli stessi che fino a due anni fa condannavano pesantemente tale politica.

Non credete che in questo caso a farne le spese sia prima di tutto il territorio e in seconda battuta i produttori che bene lavorano e tanto investono per migliorare se stessi e il sistema territoriale che si poggia sulle produzioni vitivinicole?

Non credete possa essere un sistema che porterà allo sfascio il valore etico ed economico del produttore di vino?

Non credete che questi, in fondo, non siano veri e propri produttori di vino?

Slow Wine a Londra: ci sarà anche “Opol”!

Il prossimo 11 marzo a Londra, andrà in scena la presentazione della guida Slow Wine. Più di 100 produttori italiani -che hanno conseguito il simbolo della Chiocciola- avranno la possibilità di far degustare il frutto del loro lavoro nella capitale britannica.

Noi saremo presenti con il progetto “Opol” ovvero il vino che Enrico Togni produce in Valcamonica e che si prefigge di tutelare il territorio vitivinicolo di quella parte di provincia bresciana.

Molti amici spesso mi “accusano” di queste mie sortite estere. Mi rimproverano perché sostengono che le aziende di TerraUomoCielo producono poco vino (in questo caso tremila magnum)con il quale non si riesce nemmeno a soddisfare le richieste che arrivano dall’Italia.

Da sempre ritengo che prima di avere l’arroganza di andare all’estero per vendere del vino, ci si debba sforzare di comunicare il messaggio che si cela dentro una bottiglia, di farlo degustare e non solo. E noi abbiamo un messaggio che riteniamo molto importante, da diffondere, un messaggio che spesso, in un’Italia troppo distratta a disquisire di insostenibili “verità assolute”, viene archiviato nello scaffale delle cose che non fanno audience.

Per tutte le informazioni in merito alla degustazione londinese, cliccate QUI e anche QUI dove Jancis Robinson (che spererei di trovarmi al tavolo per degustare un bicchiere di Opol insieme :-) ) ha scritto dell’evento.

p.s. ho qualche problema tecnico con i link. scusatemi.

I’ll see you in London!

Macelleria Zanardini: il valore storico e culturale di un nobile mestiere

A tutti voi sarà capitata una giornata figlia di una notte insonne, passata davanti allo schermo di un computer per rispondere a una serie di mail accumulate da settimane. Alle 8e30 un avviso sonoro vi ricorda che dovete portare l’automobile(questo quasi superfluo mezzo di trasporto) a fare il tagliando. Una colazione “tirata” e poi di corsa a imbracciare nuovamente computer e telefono per “relazionarsi” con il mondo.

Verso le 16 un languore, più simile a del ferro rovente conficcato nello stomaco, vi priva della razionalità e vi guida alla ricerca di cibo.

Zaino in spalla e bicicletta (ormai la gamba, è quella di un malinconico Moser!) con un obiettivo preciso: la macelleria Zanardini a lato della Loggia.

Ci sono stato soltanto una volta prima di oggi e l’entusiasmo per il prodotto acquistato (davvero straordinario) non è bastato per saziare la mia curiosità.

Volevo vedere l’animo di chi decide quale carne, finirà nel mio piatto. Lo “imbecco” con il più sincero dei complimenti per il “pezzo” che mi ha servito la volta precedente, seguito da un diretto al cuore che suonava come un violino da camera per le orecchie di un musico di strada, come un richiamo irresistibile.

“Ne parlavo ieri sera con mia moglie”, mi dice, “e abbiamo deciso di continuare per altri due anni”. I figli che coltivano altre passioni oltre a una moglie che adora e che ammira (e che lo aiuta in bottega ogni giorno) non gli impediscono di lasciar trapelare un pizzico di amarezza per quell’arte che, tramandata da suo padre cinquanta’anni fa, non vedrà l’orizzonte di oltre due primavere.

A quel punto la conversazione si fa aperta e Zanardini, che non smette mai di sorridere, mi mostra come si può avere un grande prodotto in soli quaranta metri quadrati, tra negozio e laboratorio. Un sistema di carrucole con ganci che trasportano i quarti dal banco alla cella. Gli animali sono allevati in provincia, in stalle che lui stesso conosce e sceglie e poi macellati da un suo amico e consegnate al suo negozio in quarti, appunto. Uno sfruttamento degli spazi utili come non ne avevo mai visti.

Mentre mi racconta i suoi cinquant’anni di attività fatti di ricordi del padre e di quando si macellava in città(al macello comunale)e con la bicicletta andava a prendersi i pezzi di bestia per portarli a bottega, “irrompe” un altro uomo che viene da subito coinvolto nella discussione, che nel frattempo si è spostata sui valori etici che un’attività porta in seno.

Si è parlato di come i giovani non siano stati sensibilizzati alla cultura del rispetto e alla necessità di comprendere che ogni cosa debba essere guadagnata, perché non se ne perda il valore.

Si è parlato della città e dei tempi della guerra, di quando si scappava nei campi vicino all’attuale via Corsica ogni qual volta suonava l’allarme, spesso, nel silenzio della notte.

Hanno raccontato di quando una stretta di mano tra due uomini significava qualcosa, di quando il valore della parola “data” superava quello della burocrazia.

Il tempo è volato e la mezz’ora passata in macelleria mi ha allietato l’anima a tal punto da andarmene con una costata di dimensioni bibliche e dal sapore celestiale, che ho innaffiato con una bottiglia “di quelle buone” che tengo via per occasioni speciali. Quello che ho potuto vedere e sentire da Zanardini, la sua passione, il suo sorriso e il suo amico, sono valse di certo lo stupefacente Blanc de Noirs  Vieilles Vignes Les Crayères  Grand Cru di Egly Ouriet con sboccatura novembre 2008.

Un pugno di sale a farmi capire da subito che non può essere né Trento, né Franciacorta ma un grande vino di terra di Champagne. Incredibile l’apertura al palato. Una sfera liscia e perfetta che si posa in ogni angolo della bocca, per prepararla al sapore della carne. Un naso cremoso e intenso, con un’ossidazione precisa, tanto da far confondere questa bolla con un “pinot nero in rosso”.

In questa carne, come in quella della “macelleria Roberto” di Erbusco, tutto il senso della passione, dell’umanità e della cultura di un uomo e della storia di un territorio, ovvero tutto quello che stiamo perdendo.

Una carne fantastica, con tutto il rispetto per i vegani.

Macelleria Zanardini

via XXIV maggio, Brescia

030 41409