Il Garda Classico si “rinnova”

Dopo tanto vociare, finalmente il Garda Classico rinnova le sue cariche (la notizia -non ancora ufficiale- è di poche ore fa)e lo fa partendo dalla riconferma di Sante Bonomo alla presidenza. Ma le novità “più ghiotte” sono i due nuovi vice presidenti ossia Mattia Vezzola, reduce da una Franciacorta che gli ha già dato tutto(qualcuno sostiene più del dovuto), e Fabio Contato che ha tappezzato i giornali locali di pubblicità, lo scorso anno, per aver conseguito i “tre bicchieri” (tra le polemiche)con un lugana.

Seppellito l’urlo de “largo ai giovani”, anche la Valtènesi si rifugia nella nostalgia dei successi del passato. In attesa di vederli tutti e tre dimenarsi in mirabolanti capriole per il territorio e soprattutto di vedere se nei prossimi tre anni oltre al famigerato “mettiamo l’accento alla Valtènesi” (che in pochi hanno capito da che parte debba cadere) ci sarà altro, oppure se si andrà avanti con un progetto che fino ad ora non ha ancora mostrato nulla di concreto al grande pubblico. 

Al nuovo direttivo il mio più sincero augurio ma… Giovani rassegnatevi: l’Italia funziona così.

CHEF & CHEFS TOUR 2010, all’Uliveto di Sale Marasino

I Maestri del Gusto di Chef & chefs presentano “Chef & chefs Tour 2010″, il calendario di eventi di alta enogastronomia patrocinato da Charme & Relax.

Sette appuntamenti unici, in cui attraverso la collaborazione di grandi Chef provenienti dalle diverse regioni italiane, è possibile vivere esperienze del Gusto indimenticabili ed irripetibili, caratterizzate dall’incontro dei sapori della Tradizione della Cucina Stagionale del Territorio di provenienza dei singoli Chef. 

Venerdì 1 ottobre, sul Lago d’Iseo a Sale Marasino (BS), presso il Ristorante L’Uliveto, si terrà il 5° Evento di alta enogastronomia del Tour 2010, che sarà realizzato attraverso la collaborazione di tre grandi chef:

Maurizio Gnocchi – Ristorante La Cinzianella – Corgeno di Vergiate (VA)

Abramo Prandi – Ristorante dei Poeti – Portovenere (SP)

Stefano Perini – Ristorante L’Uliveto – Sale Marasino – Lago d’Iseo (BS)

La serata sarà accompagnata da alcuni vini delle aziende facenti parte di TerraUomoCielo, Camossi, Colline della Stella e Enrico Togni e ci sarò io a spiegare vini e progetto.

Per info guardate QUI.

Vinix Live da Il Mosnel

Sabato prossimo, dalle 14e30 alle 19e30 presso le cantine de “Il Mosnel” a Camignone di Passirano, si terrà Vinix Live e saranno presenti oltre a Mosnel altre realtà produttive del territorio franciacortino e della provincia di Brescia.

Camossi e Colline della Stella dove ci sarò io a dar da bere agli assetati, Gatti, Faccoli e Clarabella per la Franciacorta, Costaripa a rappresentare la Valtènesi insieme all’olio di Polpenazze del Garda de il Brolo. Cascina Gilli nell’astigiano, i mieli di Mirella Schivo di Botticino e l’associazione dei Norcini Bresciani.

Il programma della giornata lo potete trovare QUI.

Franco Ziliani scopre la Valtènesi, cominciando dai Vini bianchi.

Avete presente quel sorrisetto fastidioso, quello da stronzetto, che viene alle persone quando con naturalezza (vera quanto dei fiori di plastica), vi rifila un sonoro “te l’avevo detto!”??

Dopo aver letto questo post, dell’amico Franco Ziliani, mi è spuntato un fac-simile di quello sopra descritto, con l’unica differenza che il mio pare più una smorfia di dolore, condita da quel fastidioso “l’avevo detto” da stringermi tra i denti per non far riaffiorare, inutilmente, vecchi “rancori”.

Finalmente a parlare di un pezzo di questa provincia, è una delle penne più autorevoli(se non la più autorevole) del panorama vinicolo italiano e ha deciso di farlo in netta contrapposizione (a riprova della sua onestà intellettuale)con quello che da tempo il consorzio, cerca di inculcare nell’immaginario collettivo.

Niente “Rossi della Valtènesi” come espressione territoriale, almeno per ora, ma vini bianchi a base riesling renano, un accenno al chiaretto e uno per il groppello. Almeno per ora, ma è da li che è partito a parlare di territorio, Franco Ziliani.

Ho ancora le magliette con incollate le bucce dei pomodori che qualcuno mi ha tirato nella schiena quando, qualche anno fa, mi sono espresso a favore dei vini bianchi e soprattutto del groppello, come fulcro dell’identità di questa terra.

Vini, quelli recensiti da Ziliani, nei quali sono finite in passato, alcune delle mie elucubrazioni. Sono felice che a quanto pare, stiano arrivando i consensi, a dimostrazione del fatto che un lustro nel mondo del vino, è davvero poca roba.

A parte questo sassolino tolto dalle mie espadrillas, com’è stato visto il giudizio di Ziliani da parte dei Valtènesini? Condividono o rimangono imperturbabili, con le loro indiscutibili e necessarie convinzioni?

Nero Lucido: il primo entusiasmante risultato

Come ho scritto e detto, più volte, questo progetto ogni anno sperimenta e si prefigge di realizzare una piccola quantità di vino unico e difficilmente riconducibile ad altri, nella sua profonda impronta identitaria.

Il primo lavoro in uscita è un vino completamente fuori dagli schemi.

“Nero Lucido” è il nome del vino e dell’opera realizzata dall’artista bresciana Camilla Rossi appositamente per queste poche bottiglie(poco più di settecento).

Unire l’arte di Camilla alla passione nostra e soprattutto a quella di Enrico Sgorbati, non è stato difficile. Il vino è stato realizzato nella splendida azienda di Enrico, in quel paradiso che trasuda storia e fascino e che risponde al nome di Torre Fornello a Ziano Piacentino, che questa sera mette in scena “Fermenti Naturali 2010” un percorso tra arte e vino dove saranno esposte le opere degli scultori Martin Miguel e Alberto Gianfreda.

Parliamo del vino.

Nero lucido è un Pinot Nero in purezza ottenuto dalla maturazione prolungata di un piccolo cru aziendale, il più vecchio fra i vigneti dell’azienda, condotto con parsimonia di produzione su di un versante fortemente soleggiato. Le caratteristiche di equilibrio in pianta ne permettono in alcuni anni speciali una raccolta tardiva, che preserva sia l’integrità del frutto specifico del pinot nero che una maturazione piena e calda.

È poi affinato lungamente in barrique, non invasive, e altrettanto in bottiglia fino a una nostra attenta valutazione.

Questa volta siamo usciti dai nostri confini provinciali per una sfida che da subito, si è presentata avvincente. Far maturare lungamente il Pinot Nero per ottenere una struttura importante e sorretta nella piacevolezza della beva, da un’acidità capace di donare freschezza e golosità al vino.

Arte e vino, un classico connubio capace di coniugare nelle caratteristiche organolettiche di questo vino, la passione di Enrico Sgorbati e quella mia e di Nico.

Nero Lucido rappresenta il primo lavoro, attualmente in commercio di TerraUomoCielo e vuole sottolineare come l’identità di un vino sia possibile grazie agli aspetti geo-climatici di un luogo, alla tipologia di vitigno e alla volontà dell’uomo.

Ristoranti VS Cantine con Ristorante. (qualcuno s’incazza)

Raccolgo lo sfogo di alcuni ristoratori (l’ultimo giusto ieri) che trovandosi in territori a forte vocazione vinicola, hanno deciso con fermezza di non acquistare vino da aziende che svolgono anche attività di ristorazione nella medesima zona.

Sarò breve e conciso, nella speranza di non essere frainteso lasciando(se ci saranno)spazio ai commenti.

Alcuni denunciano la cosa come una forma di concorrenza poco ortodossa, certi ritengono poco elegante che l’azienda proponga il vino a ristoranti limitrofi alla stessa(nello stesso territorio). Altri ancora, giudicano l’atteggiamento come un netto conflitto d’interessi, e illuminati, decidono di dare il voto a qualcun altro. ;-)

Non voglio in alcun modo entrare, personalmente, nel merito della questione, ma se osserviamo la storicità dell’aspetto, non mi stupisco che un’azienda possa anche offrire ristoro agli enoici avventori… Ma qual è il limite invalicabile che il ristoratore non riesce proprio a tollerare? Da cosa si sente “ferito”? In cosa si sente circuito?

E il cliente da ristorante che ne pensa?

Da cosa è determinato il valore di un vigneto?

Leggo sul Giornale di Brescia dello scorso martedì, un articolo assai curioso dal titolo ancor più interessante: “Il vigneto costa di più se è vista lago”.

Nell’attenta analisi di Gianmichele Portieri, sono evidenziati che i cali hanno interessato tutta Italia, mentre la nostra provincia regge bene lo scossone con prezzi che rimangono stabili.

All’interno del servizio è riportata una tabella (fonte Winenews) dove sono evidenziati i valori medi di un ettaro di vigna per zona d’appartenenza.

Così scopriamo che la Franciacorta si attesta sui 300mila euro ettaro, la zona di Barolo sui 400, Montalcino 350, il Prosecco 300, mentre sorprendentemente il nostro Garda raggiunge picchi di 450mila euro per la Lugana e la Valtènesi. Prezzi, così dice l’articolo, giustificati dal fatto che i vigneti con vista lago valgono nettamente di più di quelli nelle zone interne.

Non vi nascondo il mio stupore, poiché ho sempre ritenuto che il valore di un vigneto fosse da considerasi sulla base economica che lo stesso è in grado di generare, conseguentemente al valore vitivinicolo del territorio e del vino che viene prodotto.

Una zona come la Franciacorta produce un vino che ha un valore medio(al commercio) decisamente più elevato di quanto si possa fare in Valtènesi o in Lugana, che sono poi in netto difetto rispetto a Barolo o a Montalcino. Sul Garda si possono trovare vini rossi sotto i due euro e per la Lugana c’è in questi giorni un’offerta all’Esselunga per tre.

Se non è per l’economia che un vigneto può generare, se non è per il prestigio di una zona o di un vino riconosciuto nel mondo, cos’è che determina certi valori, dal momento che anche le richieste d’acquisto sono calate?

Non sarà il solito miraggio che un giorno, quel vigneto vista Lago, possa ospitare qualche migliaia di metri cubi di cemento utili per la realizzazione del solito residence da arricchito provinciale medio a farne aumentare il valore?

E voi, dove lo acquistereste il vostro ettaro di vigna?

Erbusco in Tavola: Eccellenze che meritano di essere conosciute

Ogni anno, “Erbusco in Tavola” riconferma l’eccellenza di quello che offre, levandosi poco a poco l’etichetta di “sagra paesana” per diventare l’espressione di una comunità legata alla terra e alle tradizioni. Anche per questa edizione l’affluenza è stata alta tra curiosi, appassionati e molti giovani interessati. La funzione sociale della manifestazione ha stimolato molti espositori a non lesinare emozioni, così come ha fatto la famiglia Pagani che con la sua macelleria ha offerto l’altissima qualità delle sue carni e la fantasia di Simone e Matteo nelle loro preparazioni. Avevo già parlato (QUI) di quest’azienda a conduzione familiare, ma è davvero impossibile non parlarne ancora. Straccetti di carne cruda con carciofi o funghi porcini, hamburger “aperti” con pomodorini e rucola, con asparagi…

Per tutta la serata la griglia dei Pagani ha lavorato ininterrottamente, distribuendo pane di Erbusco con salamine fresche prodotte dai medesimi, oltre a un trionfo d’insaccati e carne cruda. La carne cruda: imperdibile per gli amanti, la tartare battuta al coltello che vi prepara Simone in macelleria.

La manifestazione quasi perfetta, meriterebbe a mio avviso maggior visibilità per portare la cultura di questa comunità fuori dai propri confini, cercando di avvicinare generazioni che si stanno sempre più allontanando dalle tradizioni e dalla storia, convinti che la carne venga prodotta dietro il vetro del banco di un supermercato.

Rilancio, alle persone competenti alle quali va il merito di aver organizzato tutto, se per il prossimo anno non si possa incrementare maggiormente l’attenzione da rivolgere a una comunicazione (pre-manifestazione) che possa creare maggior interesse anche fuori dai confini franciacortini.

Ritengo che tale concentrazione di eccellenze in un paese così piccolo, meriti di essere portata alla luce con maggior fermezza e senza paura alcuna. Il potenziale di questo Comune è davvero impressionante e deve essere fatto emergere con convinzione.

Corani: qualcosa di inaspettato

È sempre un piacere scoprire nella mia “policroma” provincia, qualcosa d’interessante e curioso, distante da macchinosi schemi produttivi e lontano da zone più osannate di altre.

Il primo giorno di settembre, mi sono recato a Castenedolo un paese a sud-est di Brescia, dove due cugini hanno deciso di continuare l’opera intrapresa dai loro padri, seguitando a produrre vino.

Un territorio che fondamentalmente non esiste, nell’indispensabile ruolo di elemento fondante nell’identità di un vino e inserito alla rinfusa nella “I.G.T. Montenetto di Brescia”.

Arrivato in vespa a metà mattina, ho incontrato Mauro che subito mi ha portato a vedere le vigne. Terra rossa come il fuoco, filari ben ordinati per quattro ettari e mezzo in due appezzamenti distinti e tanta uva in terra, a dimostrazione che conoscono bene come si fa un vino rosso.

Barbera, cabernet sauvignon, e merlot oltre a più di un ettaro di chardonnay e altrettanto(o poco meno) di trebbiano. Le vigne ben distese e ordinate hanno una decina d’anni, e sono perfette nel loro “disordine”. È palese la loro conoscenza del mestiere e ci vuole uno sforzo non indifferente a non immaginarsi altrove.

In cantina ad attenderci per la degustazione Nicola, omone imponente dallo sguardo convinto e fiero, e cugino di Mauro.

Due considerazioni, personalissime, sono emerse dalla degustazione, più di altre: un vino, un merlot il “Rosso del Nani” 2007, dalle insolite caratteristiche, capace di catapultarmi con i sensi altrove, alla ricerca di un territorio che possa essere “la culla” delle peculiarità di quello che mi sono trovato nel bicchiere, ma senza trovarne alcuno.

Frutta rossa perfettamente matura e mora, oltre a una ruota di frutti di bosco indescrivibile. Un tannino maturo e asciutto a dar sostegno a una struttura importante, ben equilibrata e capace di rendere il vino assai goloso.  L’annata in commercio è il 2009 per una produzione che si attesta attorno alle tremila bottiglie, vendute a poco meno di sei euro. Da provare.

L’altra considerazione è riferita sempre al medesimo vino, che risulta, a mio avviso, il fondamento dell’identità di quest’azienda, realtà che necessita ancora di un maggior ordine nelle idee ma che trasuda potenzialità e conoscenza da parte dei suoi conduttori.

Valténesi: qualcosa si muove.

In attesa di vedere se sarà riconfermata la carica di Sante Bonomo, come presidente del Consorzio del Garda Classico(che se cominciasse a chiamarsi anche Valténesi non sarebbe male…sempre che sia possibile)alla fine di settembre, ecco i primi risultati concreti dell’era Bonomo.

Venerdì 3 settembre (oggi)alle ore 18, in apertura della 34ª edizione della Fiera di Puegnago del Garda, il Consorzio Garda Classico presenterà in anteprima una sintesi dei risultati della ricerca triennale sul vitigno groppello.

Per la prima volta si affronta un’analisi approfondita sul vitigno, famiglia composta di molti e diversi “individui” parti facenti capo principalmente al Groppello Gentile e al Groppello di Mocasina. La ricerca effettuata dal Consorzio Garda Classico e dal Centro Vitivinicolo Provinciale, che ha utilizzato i migliori metodi d’indagine scientifica oggi disponibili, è un punto di riferimento basilare per il futuro della viticoltura valtenesina e in particolare per il lancio del “Valtènesi”, la nuova doc finalizzata a dare identità alla produzione tipica del Garda occidentale. Il produttore potrà trarre gli elementi necessari per comporre il mix di cloni o pseudo cloni, e le modalità di coltivazione e di vinificazione  necessari a raggiungere il risultato produttivo più elevato.

Finalmente qualcosa di radicalmente utile per i produttori! Lo dico senza ironia alcuna.

Non possiamo di certo dire che il consorzio stia facendo le “fiamme”, come velocità nel trasformare le idee in fatti. Non a caso, siamo al primo atto per definire un vino, il futuro Valténesi, che ha già un disciplinare ma non una sperimentazione, quantomeno comprensibile. Bisogna pur sempre ricordare che con questa gestione, si è usciti dall’immobilismo che per anni, ha disegnato cicatrici nel futuro di questo splendido territorio.

Devo certamente rendere atto che Bonomo e i suoi colleghi hanno mosso le acque, in un territorio che però necessita di maggior coesione d’intenti da parte dei suoi vignaiuoli, ancora troppo distratti da “conflitti concorrenziali” che non giovano di certo all’intero sistema vinicolo della Valténesi.

La speranza, nel caso ci fosse un Bonomo bis(al quale ricordo comunque che aspetto ancora sue risposte in merito a edilizia selvaggia e territorio), è quella di continuare nell’opera intrapresa, magari aggiustando qualche virgola, accelerare i tempi e di sperimentare in continuazione. Nel caso Bonomo abbandonasse, il mio augurio è che salga un giovane dinamico e appassionato, che sappia imprimere un ritmo diverso, che sappia coinvolgere e unire e che voglia continuare nell’opera appena iniziata con maggior energia e non il solito statico riciclo, del riciclo, del riciclo…

L’accento è stato messo, ora è tempo di vedere qualcosa di più concreto.