Valle Camonica: la stagione dei Rifugi

Si apre la stagione 2010 per gli amanti della montagna e la Valle Camonica, offre ai suoi turisti non solo itinerari nel cuore della natura, ma anche percorsi enogastronomici per promuovere le tradizioni di un territorio che merita di essere scoperto a 360 gradi.

Pubblico di seguito la locandina con le iniziative dell’estate 2010. O per maggiori informazioni potete collegavi al sito dei Rifugi della Lombardia.

Slow Food e la carica dei giovani

È fuori discussione il fatto che mi faccia un piacere immenso, vedere che qualcuno si sia accorto di un progetto che seguo personalmente, ma la soddisfazione maggiore è ravvisare che a comprendere l’essenza di quello stiamo portando avanti in un territorio sconosciuto ai più, siano ragazzi della mia età.

“Il giovane che avanza” all’interno dell’associazione di Brà, che nel dopo Gambero Rosso pare voglia radicare la propria identità, prestando grande attenzione al fondamento del vino e non soltanto ai suoi aspetti edonistici.

Infatti, in quest’articolo a firma Giancarlo Gariglio, si parla di Opol, in altre parole il progetto (e il vino), che con Enrico Togni stiamo realizzando in Valle Camonica, per la Valle Camonica.

Non soltanto Gariglio, in una squadra di ragazzi “sani”, capaci di mettersi in discussione, senza grilli per la testa e senza la frustrazione da prestazione, ben radicata in molti comunicatori del pianeta vino. Altri, come Eugenio Signoroni (bresciano doc) che ho avuto modo di conoscere anni orsono, “al Volto” a Iseo quando portai per la prima volta all’amico Vittorio Fusari, una bottiglia di Dosaggio Zero di Andrea Arici da degustare. Non ancora trentenne, fra i primi (il terzo, per la precisione) a laurearsi all’università di Pollenzo.

A loro e a tutti gli altri collaboratori di quella che sarà la nuova guida dei vini di Slow Food, va il mio plauso, perché per una volta si percepisce nel concreto, la “presa di forma” di un impegno corale (dichiarato in precedenza qui) davvero indispensabile, per un sistema vino italiano che deve ritrovare le proprie radici.

Maggior concretezza e minor esaltazione della forma, in una carica che stavolta, è suonata da giovani dotati di passione e criterio.

Valténesi: continuità o cambio radicale?

Nei prossimi mesi, in Valténesi, si svolgeranno le elezioni per il nuovo consiglio e quindi per la presidenza del Consorzio di tutela del Garda Classico. Tre anni passati come un lampo, nei quali tanto è stato fatto, molto di più è stato detto e mai concretizzato e altro ancora è stato solo abbozzato e mai ripreso. A prescindere dai tempi biblici con i quali affrontano ogni argomento, bisogna ammettere che quest’ultima giunta qualcosa ha fatto, o almeno questa è la sensazione. Uscire dall’immobilismo imperante degli anni precedenti era di certo la priorità. Si è “dato vita” ad un progetto di comunicazione, si è cercato di mettere le basi per creare un vino che sia in grado di rappresentare il territorio tutto (oggi più che mai frammentato da una serie infinita di denominazioni) ma che, a quanto pare, a distanza di tre anni non trova ancora il consenso unanime di tutti i produttori.

Rumori insistenti, voci, danno per certa la candidatura di un gruppo di produttori capitanata da un “veterano”, con l’intento di stravolgere o cancellare il lavoro fatto finora dall’attuale consiglio. Altre, danno per certa la ricandidatura di Bonomo nel segno della continuità.

Francamente non mi preoccupo troppo di chi e come si vorrà affrontare l’intricato e poco chiaro caso Valténesi, ma spero che si possano fare avanti giovani con il giusto senso del territorio e con una regolare visione della realtà delle cose.

Si farà avanti qualcuno? Me lo auguro davvero.

Territorio: tra chi mostra di crederci davvero e chi decisamente no.

L’ho già scritto diverse volte di quanto sia “policroma” la provincia di Brescia. Tante zone, ognuna con la propria identità, o almeno tante, con la potenzialità per esprimere qualcosa di unico e spesso di grande. Diversità di suoli, di climi, di uomini, di storie e di culture. Diversificazione netta che si fa sentire, oltre che nei vini, anche negli uomini, nell’approccio nei confronti del territorio dal quale attingono passione, sogni speranze e denaro.

Mentre la mia richiesta di avere una presa di posizione da parte del Consorzio del Garda Classico, in merito a una delle tante vicende legate al territorio, è inesorabilmente caduta nel vuoto, “qualcun altro” (in un altro territorio)ha risposto, mostrando grande onestà intellettuale.

Quando ho sollecitato per l’ennesima volta il Garda, nella figura di uno dei suoi rappresentanti di “spicco”(per intenderci, esistono un presidente e due vice…) mi è stato risposto così: “caro Giovanni, una persona può scegliere se aprire un dialogo, oppure no”.

Ma come? Il territorio e la sua tutela non è un argomento privato! Chiedere, a chi parla di territorio, esclusivamente per interessi economici, una presa di posizione in merito a questioni che coinvolgono la collettività, mi pare francamente il minimo e rispondere, in questo caso, non deve essere cortesia ma un obbligo morale nei confronti dei consumatori e di chi nel territorio ci crede davvero.

Riflettiamo.