Arici e Camossi: online i nuovi siti aziendali

Dal Vinitaly sono online i nuovi siti aziendali dei fratelli Camossi e di Andrea Arici. I due portali sono stati realizzati dallo studio dall’amico Francesco Orini. Semplici, informativi e per il momento ancora in fase embrionale. Saranno, infatti, arricchiti da fotografie che puntualmente scatteremo in ogni periodo dell’anno, per raccontarvi anche con le immagini ciò che troverete nei vini.

Verticale di Montepulciano d’Abruzzo “Villa Gemma” a Roma, il 17 maggio

Meno di due anni fa, era l´agosto del 2008,Gianni Masciarelli ci ha lasciato, a 52 anni, cambiando le regole del senso della vita. Sua moglie, Marina Cvetic – sarà presente all´evento – e il volenteroso staff aziendale stanno facendo di tutto per non farcelo dimenticare. È arrivato il tempo di entrare in contatto con la tenacia delle idee innovative e rivoluzionarie di Gianni Masciarelli attraverso la degustazione verticale del vino simbolo dell´affermazione qualitativa della sua regione: il Montepulciano d´Abruzzo Villa Gemma. La giusta occasione per conoscere la storia di un uomo del vino dell´eccellenza, Gianni, e di una donna del vino dell´eccellenza, Marina, cui non mancano idee, bravura e coraggio, le carte in regola per preservare, il più a lungo possibile, l´eredità di valore (e valori) che si ritrova a gestire.

Ecco le annate in degustazione:

1994 – 1998 – 1999 – 2000 – 2001 – 2005

Lunedì 17 Maggio 2010
Orario: 16:00 – 18:30
Unico turno dalle 16,00 alle 18,30 Hotel Rome Cavalieri – Via A. Cadlolo, 101

Prenotazione – Ingresso € 10 – I Soci AIS Lazio o Club BIBENDA possono essere accompagnati da loro amici e clienti.

Mc Donald’s della Valténesi: raccolta firme sabato e domenica

Sempre in trepidante attesa che il popolo del vino della Valténesi prenda una posizione, sperando che questo non avvenga il giorno del taglio del nastro per inaugurare il nuovo “ristorantone”, anche perché sarebbe imbarazzante rivedere uno Zaia in compagnia di Sante Bonomo(presidente del consorzio Garda Classico), mentre addentano un panozzo, brandendo in una mano un calice di groppello. In attesa di questo, appunto, vi segnalo che sabato e domenica ci sarà la possibilità di esprimere il proprio NO alla questione, senza aspettare il “discioglimento” delle calotte polari. Di seguito troverete il manifesto di chi crede che il “fast food”sia uno stupro alla cultura, alla storia e alla dignità di un territorio.

Lancio una sorta di “provocazione” anche se so benissimo, cadrà nel nulla. Non sarebbe straordinario se alcuni produttori della Valténesi si mettessero al banchetto per la raccolta delle firme, offrendo un bicchiere della propria passione, come sigillo nel rispetto del territorio?

Stiamo a vedere. Io andrò a firmare.

NO MC PUEGNAGO Gazebo Raccolta Firme

SABATO  24 APRILE: DALLE ORE 14.30 ALLE ORE 19.00 E DOMENICA 25 APRILE DALLE 9.30 ALLE 18.30

A Manerba, S.P. Desenzano-Salò,  Via Campagnola n° 82-86 (di fronte alle Ceramiche Ferrarini ed Allinea Mobili e

proprio in faccia al futuro Mc Donald´s)

Le motivazioni del nostro NO:

- Un Mc Donald´s qui rovinerebbe l´immagine  delle nostre tipicità :

olio extravergine Casaliva, vino Groppello DOC e le eccellenze gastronomiche dei nostri ristoratori.

-  Per la sua posizione sulla Provinciale Desenzano-Salò andrebbe a peggiorare  una viabilità già critica, con entrate e uscite a pochi metri dalla rotonda a nostro avviso molto pericolose.

-  Perché avrà 226 posti a sedere e solo 20 posti auto, assolutamente insufficienti per un attività di questo tipo: ciò sarà causa di parcheggio in zone non idonee e quindi di situazioni pericolose.

-  Perché la struttura sarà (come già intuibile dallo scheletro) di notevole impatto ambientale e verranno abbattuti tre tigli secolari presenti sulla Desenzano-Salò.

VI ASPETTIAMO PARTECIPATE NUMEROSI!!!!

Invito cittadini, associazioni, comitati, circoli di partito, amministratori che volessero appoggiare la nostra causa ad contattarmi al 347-3811364 o elisa@agriturismocascinacanova.it

Produttori di Vino esprimetevi, almeno per i vostri consumatori!

Ogni anno nuove e inutili cementificazioni in una Provincia che se solo dovesse fare un quarto delle cose che dice, avrebbe ancora un mare di immobili vuoti. Costruzioni che attendono di essere rivalutate con intelligenza e con quel RISPETTO PER IL TERRITORIO che tutti quanti sono pronti a dichiarare esclusivamente per un ritorno economico, che rimbomba come una vendita fine a se stessa, quindi inutile e stupida.

Che fine hanno fatto i sostenitori de “il territorio è il valore di quello che facciamo e quindi dobbiamo averne cura”?? Che fine hanno fatto quelli che per identificarsi scrivono a lettere cubitali(e con orgoglio) il nome del proprio territorio allo stand del Vinitaly?

Ma, conoscono ciò di cui parlano? Conoscono la loro terra? Comprendono cosa significhi TUTELARE la storia e la cultura di un territorio fatto da uomini che hanno vissuto prima di loro?

Oggi l’imperativo è guadagnare subito, tirarsi fuori dalle difficoltà nelle quali strafogano per colpa della loro stessa incapacità, cercando di “lavarsi i panni sporchi in casa”, senza far trapelare nulla al consumatore che vive di facciate indotte da una comunicazione menzognera. Nel frattempo gli cementano ecomostri tra un vigneto e l’altro, preparano discariche in aree dove produrre vino risulta la cosa più naturale del mondo e loro si radunano, paradossalmente, per parlare di FUTURO.

A tutti loro, mi sento di dire solo una cosa: per il futuro, quando dovete vendere il vino e per farlo parlerete di territorio, abbiate l’onestà intellettuale di raccontare tutto, ma proprio tutto del vostro territorio. Raccontate, ai consumatori, anche cosa NON avete fatto per salvaguardarlo dalla stupidità e dagli interessi di qualcuno.

Mi piacerebbe che i produttori della mia provincia, soprattutto quelli della Valténesi colpiti in questi giorni da un affronto assurdo per un territorio tanto bello, che esprimessero qui il loro dissenso, oppure il loro consenso verso il barbaro sfruttamento del loro territorio, della loro storia e della loro cultura.

È importante che i lettori di questo blog ( 50 mila in meno di un anno) sappiano che invierò questo link a tutti i produttori(soprattutto della Valténesi), senza sperare che a farlo sia un qual si voglia consorzio, già impegnato a discutere di futuro. Che i consumatori possano osservare l’impegno di chi dalla terra attinge la propria vita e di chi invece se ne frega.

Valténesi: tra promozione e incoerenza.

Domani alle ore 17e30 Mattia Vezzola, Roberto Ferrarini, e il presidente del Garda Classico Sante Bonomo moderati dal giornalista Angelo Peretti si confronteranno a Polpenazze del Garda (Bs) sul tema “Vini e Terroir: Franciacorta-Valtènesi-Valpolicella”. L’appuntamento, fissato per le 17.30 nella cornice di Villa Avanzi, rappresenta il tradizionale evento di anteprima della Fiera del Vino Garda Classico Doc di Polpenazze, che quest’anno celebra la sua 61esima edizione dal 28 al 31 maggio, ed è stato organizzato in collaborazione tra l’amministrazione comunale di Polpenazze e il Consorzio Garda Classico.

Per precedenti inderogabili impegni non potrò essere presente all’incontro, ma mi piacerebbe che fossero presenti Luca Zanelli e Corrado Corradini per sostenere, con l’appoggio di tutte le persone dotate di cervello e senso del territorio, le ragioni della loro indignazione nel non volere un Mc Donald nel comune di Polpenazze del Garda, nel cuore dell’enoica Valténesi.

Vi riporto di seguito un estratto dell’articolo pubblicato sul BresciaOggi di domenica 11 aprile, a firma di Enrico Grazioli, relativo all’oggetto in questione.

L’area, nei pressi della rotonda di via Serraglie, sulla quale si sta lavorando per costruire … Un McDonald’s sarebbe o no in aperta contraddizione con le tradizioni di un paese con oltre 20 anni di politica a favore dei prodotti locali?

NEL 2009 Puegnago ha speso 70mila euro per la promozione del territorio e dei suoi prodotti, quest’anno altri 100mila saranno destinati alla Fiera dedicata al vino Groppello e all’olio Casaliva.

Le perplessità sono che all’ingresso del paese, arrivando da Salò, dopo il cartello di confine comunale con Puegnago e la scritta promozionale della Fiera con Groppello e Casaliva, si incontrerebbe l’insegna del fast food. Per il primo cittadino non c’è contrasto, perché «chi vuol comprare olio e vino potrà farlo in ogni caso». Si è anche parlato di una possibile promozione dei prodotti locali, un po’ come avvenuto con la campagna McItaly, promossa dal ministro delle politiche agricole Luca Zaia, ma durata meno di due mesi. Il permesso di fatto lo darà l’ufficio commerciale. Intanto la minoranza invierà una lettera a bar, ristoranti, agriturismi, bed and breakfast, aziende agricole alla ricerca di sostegno, affinché il consiglio comunale bocci la variazione urbanistica.

Ieri sera si è tenuta la commissione “Fiera di Puegnago – Groppello Casaliva” presso la sala consigliare del comune di Polpenazze del Garda. Alla commissione era presente solo un produttore, nessun imprenditore ma in compenso un folto stuolo di persone che partecipano volontariamente alla realizzazione della fiera. Qui potete leggervi com’è andata la serata.

Ora, considerando che Puegnago non è un’isola ma bensì un anello importante di un territorio (la Valténesi)che, come scrive il Consorzio per la Tutela del Garda Classico nell’ultimo comunicato “Il Garda Classico, la sponda lombarda del Garda, riscopre la propria millenaria identità enologica attorno ad un prodotto – il Groppello –  ad un territorio ed una comunità – quella della Valtènesi – simbolo delle produzioni enologiche di vini rossi e del Chiaretto – spiega il presidente Garda Classico Sante Bonomo-. Il processo di identificazione territoriale, iniziato in Valtènesi da almeno un trentennio, ha subito una forte accelerazione grazie alla nuova OCM vino, che tendendo alla globalizzazione e standardizzazione, ha come reazione l’identificazione dei produttori nel proprio vino, territorio e tradizioni”.

Bene, detto questo mi chiedo perché fosse presente un solo produttore, ma ancor di più mi chiedo per quale motivo non ci sia stata una levata di scudi da parte di chi dovrebbe avere l’obbligo morale di tutelare il proprio territorio e la sua identità.

Chiedo, oltre che ai produttori di vino (non solo di Puegnago ma di tutta la Valténesi) anche al presidente del Consorzio, Sante Bonomo, come sia possibile pensare che l’imbarbarimento urbano e culturale di un territorio così piccolo, possa essere coerente con gli sforzi che si stanno facendo per promuoverlo. Come si può dichiarare fesserie(come avvenuto ieri) che il Mc Donald possa fare da traino ai prodotti tipici locali?

Quanto può essere credibile un territorio e le persone che lo abitano, se incapaci di tutelare la propria cultura, la propria storia e le proprie tradizioni?

Vinitaly 2010 tra crescita e goliardia: il patrimonio umano del mondo del vino bresciano.

Archiviate quelle che potremmo definire “le cinque giornate di Verona”  mi ritrovo, nel mio giorno di vacanza, a fare il punto della situazione e a tracciare un “contorto” schema di considerazioni.

Per aziende medio – piccole, il Vinitaly non rappresenta primariamente una vetrina, ma di certo un luogo di aggregazione nel quale confrontarsi, dove l’obiettivo comune di crescere rimane la cosa indispensabile. Questo naturalmente vale per chi crede che per produrre vino, sia ancora necessario averne la cultura oltre che il senso del rispetto verso il territorio. Senso, che include anche il rispetto delle persone che da quel territorio ne attingono la propria vita.

Dopo la premessa d’obbligo, vengo al punto. Tra le cose che non sono andate proprio per il verso giusto, non posso non ricordare il “barbaro” restringimento dei corridoi, che ha creato non pochi disagi, vista l’importante affluenza dei visitatori. Il servizio bicchieri, gestito dalla “scuola alberghiera” e orchestrato, dal professor Elefante è stato catastrofico. L’odore di ammoniaca si percepiva in mezzo padiglione e i bicchieri puliti ne riportavano tracce evidenti, rendendo quasi impossibile cogliere l’aromaticità dei vini nella loro interezza. Per non parlare dei ragazzini della scuola, i quali sono obbligati per ben sei giorni a lavorare come dei muli, sentendosi spesso redarguire in maniera pesante e il tutto per ottanta euro complessivi, per poi avere una richiesta (da parte del consorzio)una sorta di contributo a ogni azienda di ulteriori cinquanta euro, da destinarsi agli studenti. Credo che per la qualità del servizio offerto e per i modi, questi ragazzi abbiano avuto ben poco da imparare, sennonché che si possa approfittare del lavoro di qualcuno, spendendo poco e offrendo un servizio mediocre.

Oltre a tutto questo, il Vinitaly rappresenta per me il momento per incontrare molti amici da tutta Italia e non solo. I più vicini, quelli del territorio Bresciano con i quali si conclude sempre con una cena defaticante il lunedì, quelli con i quali organizziamo ogni anno l’aperitivo conclusivo a Verona, dove ogni produttore mette a disposizione la miglior bottiglia della propria produzione.  Tra i tanti Lorenzo Gatti, organizzatore con me del goliardico “evento” e oltre a lui, Enzo e Paola ovvero il naturale bilanciamento alla solare irruenza di Lorenzo, nella gestione della loro splendida azienda famigliare. Lucia e Giulio Barzanò de “Il Mosnel”, Bruno e Claudia Dotti di San Cristoforo, Roberto, Laura e Matteo Gatti della Ferghettina, Giuseppe, Dario e Jessica Vezzoli, Clarabella, Andrea Pagnoni di Barone Pizzini, Emanuele Rabotti di Monterossa e molti altri, che hanno partecipato alla festa dei produttori del territorio franciacortino e che spero si possano notare dalle fotografie, che chiedo a chiunque le avesse di inviarmi, per poterle pubblicare. Un grazie doveroso a Claudio e Dario Camossi oltre che ad Andrea Arici, per aver sopportato i miei deliri da gravidanza isterica.

I “prodotti” bresciani o nella giungla delle denominazioni

A chi si prendesse la briga di analizzare l’elenco delle denominazioni italiane, iscritte nel Registro delle denominazioni di origine protette e delle indicazioni geografiche protette (Regolamento (CE) n. 510/2006 del Consiglio del 20 marzo 2006), aggiornate al 15 gennaio 2010, alla ricerca dei prodotti bresciani presenti, si presenterebbero più di una sorpresa. Dall’inizio del progetto Made in Brescia, continuiamo a ribadire come un territorio così ricco e variegato come il nostro sia culla naturale di tanti ed eccellenti prodotti della terra e del lavoro dell’uomo: vini, oli, formaggi, salumi, cereali … con variazioni organolettiche percepibili in spazi relativamente ridotti. Ci si aspetterebbe di conseguenza se non una pletora, un numero “importante” di citazioni che rispecchino la forte identità di alcune delle “tipicità” bresciane ma, con un aumento dello stupore preannunciato, in nessun caso la nostra provincia è direttamente collegata a un prodotto. Nella migliore della situazioni condivide la paternità con altre 3 province – è il caso delle D.O.P. Laghi lombardi e Garda, entrambe per l’olio – e nella meno felice con altre 61 – si parla della D.O.P. “Salamini italiani alla cacciatora” . Nulla da  eccepire sulla validità di tali denominazioni ma, quantomeno, non ci paiono costruire un’identità territoriale ben precisa: ritengo in perfetta buona fede che pochi di noi identificherebbero la provincia bresciana con i salamini italiani alla cacciatora … Curiosità maggiore per lo Zampone e il Cotechino Modena, la Mortadella Bologna e il Salame Cremona, tutti facenti parte dei prodotti a base di carne a I.G.P. nella nostra provincia, oltre ad alcune decine di altri territori, tra i quali, non è più ovvio dirlo, quelli delle province di Modena, Bologna e Cremona. Completando la disamina troviamo tra i formaggi a D.O.P. il Grana Padano, il Provolone Valpadana, il Quartirolo, il Taleggio e il Gorgonzola, tra i prodotti a base di carne il Salame Brianza D.O.P.

I marchi CE per i prodotti D.O.P. e I.G.P.

Ora non voglio chiamare in causa Fiurit e Slinzega, Tombea e Grano Monococco, ma niente presenze per realtà come il Bagoss, giusto per parlare di un formaggio che ha ormai acquisito fama ben al di là dei nostri confini. Parziale ma importante riconoscimento viene invece dai Presidi Slow Food che annoverano sul nostro territorio quello dell’appena citato Bagoss oltre al meno conosciuto Fatulì, formaggio da latte di capra bionda dell’Adamello reso ancor più particolare da un’affumicatura caratterizzato dalla presenza del ginepro (una nota per un presidio interregionale presente nel bresciano: quello dei Mieli di alta montagna con Millefiori, Rododendro e Melata d’Abete).  Importante, se non per una certa difficoltà nella nascita, gestione e maturità, di alcuni, la presenza di Consorzi che riuniscono i produttori di alcune delle eccellenza territoriali: ricordiamo quelli delle 2 D.O.P. degli oli extravergini ma anche quelli di alcuni formaggi come il Silter che ha da tempo avviato le pratiche per l’ottenimento della D.O.P., coraggio signori, il Fatulì, il Grana Padano o quello della castagna di Valcamonica. Non riporto dati sul vino, dato il nostro essere ospitati in un blog che ne parla in modo specifico. In altre parole nonostante si versino fiumi d’inchiostro o si spendano mari di parole resta ancora

Made in Brescia

 molto da fare per garantire giusta visibilità e riconoscimento a produzioni minori quantitativamente ma di grande importanza qualitativa nonché culturale e sociale. Il superamento di tante barriere  burocratiche, il trovare, oltre le proprie idee e i propri interessi, un linguaggio comune per chi con passione e fatica “fa” qualcosa di unico e inimitabile restano i pilastri per la valorizzazione agroalimentare della provincia bresciana, momento fondante di MiB.

Vino d’Autore: “Ancilla Lugana”, Mauro Fiorese e Andrea Stella

Il Vinitaly apre i suoi battenti giovedì. Durante la “perlustrazione” del martedì, nella quale abbiamo portato i vini e appeso quello che c’era da appendere (mancano solo le fotografie tratte dalla mostra fotografica “La Stagione della Luce” dell’amico Francesco Orini, che disporrà lui stesso, giovedì) ho avuto modo di notare una cosa interessante. I corridoi del Palaexpo, nell’area della Franciacorta sono all’incirca la metà. Parlo ovviamente della larghezza. Un bel problema, se consideriamo l’affluenza dello scorso anno! Capisco che siano aumentate le aziende, capisco che lo spazio sia quello, ma non capisco perché si è ritenuto di non avvisare le aziende, che pagano gli stessi soldi dello scorso anno!

Polemiche a parte (per ora), venerdì 9 aprile, dopo la giornata veronese, mi sposterò a Dossobuono di Villafranca, per una serata davvero importante. L’azienda agricola Rossi Maria Teresa, al secolo “Ancilla Lugana” guidata da Luisella Benedetti, sarà il luogo dove il buon vino, arte e impegno sociale potranno esprimersi in un intelligente intreccio culturale. Oltre a poter degustare i lugana dell’azienda, con l’anteprima del lugana “Ella” 2009, la seratà vedrà presentare la “Bottiglia d’Autore di Ancilla Lugana”, ovvero un numero di bottiglie limitatissimo, realizzate con la collaborazione dell’artista veronese, Mauro Fiorese. Sarà possibile acquistare queste bottiglie e il ricavato sarà totalmente devoluto all’associazione “Lo Spirito di Stella”. Vi consiglio di guardare il sito dell’associazione e di leggervi con attenzione la storia di Andrea Stella, della sua tenacia e della sua grande volontà, nonché delle straordinarie iniziative che ogni anno mette in campo. Andrea sarà presente alla serata di venerdì.

Per informazioni:

info@ancillalugana.it

Un dolce pasquale o della spongada

Non esiste una tradizione di dolci “ricchi” nel nostro territorio, almeno nell’accezione che collega e rende plausibile l’aggettivo con la presenza di creme, bagne, glasse e farce. I dolci della tradizione sono pochi ed essenziali nella loro composizione, a renderli “ricchi”, per usare lo stesso termine in modo aderente alla realtà storica, sono le materie prime del territorio, la talvolta lunga preparazione, l’essere strettamente legati a ricorrenze o eventi, il testimoniare l’inventiva che supplisce alla scarsità degli ingredienti. Mi piace l’idea di prendere la spongada a esemplificazione di tutto ciò … Iniziamo dal nome, rigorosamente scritto con la lettera d e non con la t a menzognera italianizzazione: la spongata, dolce registrato dalla Banca Dati dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali – presente nel sito del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali – è altra cosa, torta riccamente ripiena appartenente alla cultura della regione Emilia Romagna, accanto a una versione toscana, mentre della nostra spongada non v’è traccia.

Cesto di spongade appena sfornate

 E ancora traccia non troviamo in ricettari bresciani attenti e completi come quello di Marino Marini, o in veri riferimenti per la cucina regionale come il testo di Anna Gosetti della Salda. Dobbiamo cercare tra le pagine della Cucina Camuna di Ducoli Giacomo detto Fio per leggerne quantomeno i componenti, perché le dosi non rientrano nei fini di questo scritto: farina, zucchero, burro, uova, lievito di birra, un pizzico di sale, un poco di vaniglia sapientemente uniti in tempi e impasti diversi, lunghe lievitazioni, la giusta cottura a regalarci questo dolce che “nel secolo scorso … si usava offrire ai poveri e agli ammalati in segno di salute e di augurio, e ciò durante il periodo pasquale“. Sempre Ducoli ci ricorda l’uso di accompagnare la spongada a del salame oltre che a chiusura del pranzo di festa.

Particolare della spongada

Ora, detto del nome e degli ingredienti, diciamo di cosa dovrebbe essere la spongada e in cosa, alcuni produttori, cercano di trasformarla. Innanzitutto ribadiamo la sua composizione che non contempla, e perché dovrebbe, aggiunte come le “gocce di cioccolato”, i “frutti di bosco” e uno stravolgimento tra i rapporti dei componenti tradizionali che la trasformano in una sorta di “brioche” dal nome esotico e in teoria più “appetibile?!” a moderni palati … Chi conosce le interpretazioni fedeli di questo dolce non può che innamorarsi del profumo di burro con sottili ricordi di lievito, che sprigiona per lunghissimi tempi, della consistenza un poco “gnucca” della pasta, del colore dorato che assume dopo cottura e, nel contempo, trovare stucchevoli quelle forme gonfie e lievitate a dismisura che accanto ad elementi estranei si fanno riconoscere da un imperante sentore di vanillina. Se voglio una moderna pasta lievitata, magari in versione “light” che si scioglie quasi istantaneamente a contatto con la saliva, ho millanta alternative senza scomodare questo dolce camuno. Confesso che su un altro aspetto sono, per mia golosità, più tollerante: la stagionalità che vorrebbe la spongada relegata, se non ai soli giorni di Pasqua e Pasquetta, quantomeno all’inizio della primavera … Sono tuttavia perfettamente conscio che il collegare alcune preparazioni a momenti particolari dell’anno ne accresce il valore simbolico, ne valorizza i componenti, magari “colti” nel periodo di massimo sapore o di giusta presenza, sarebbe insomma auspicabile tornare a un maggiore rispetto delle stagioni e del loro divenire.

A Breno, dove la spongada ha una sua De.Co. (denominazione comunale, invenzione del grande Veronelli) ogni anno in questo periodo se ne celebra una Féra che vede protagoniste in una sfida massaie brenesi con le loro personali, ma rispettose della tradizione, versioni. Ricordo che alcuni paesi della valle differenziano la loro spongade con minime variazioni, cito solamente l’uso dello zucchero sotto forma di granella, semolato o a velo. Nel corso dell’ultima edizione sono apparse, fuori concorso, spongade con il cioccolato: su questo sono intransigente, chiamatele come volete ma non abusate del nome storico. 

I cambiamenti  di una ricetta, le contaminazioni, sono un processo presente in modo continuo e pressoché ubiquitario ma hanno un senso se frutto di trasformazioni metabolizzate all’interno di una cultura della tradizione, di mutate esigenze alimentari e non se nascono dalla pura ricerca del profitto o da necessità di “marketing” che nulla hanno a che vedere con il rispetto del territorio e dei suoi valori.

Un grazie alla forneria Sainini di Esine per aver permesso  l’esecuzione delle foto che accompagnano il post

Incerta Primavera

Fermi tutti, non ne posso più! In ventiquattrore si passa dalla voglia di una vespa e di lago, a quella di un camino, rognone trifolato con polenta e lambrusco in scodella, avvolti in un ridicolo maglione dolcevita in “lana pizzicosa” anni ’80 (ne ho una collezione infinita!).

Una mattina mi sveglio con il sole in faccia e con tanta voglia di fare che metto subito il naso fuori di casa, per accorgermi della magia della natura. Fiori bianchi tra i filari delle vigne che accennano il primo pianto, in un’aria dal perfetto tepore primaverile. Fantastico!

Il giorno dopo lo scenario è disastroso! Sveglia alle sei del mattino perché il rumore dell’acqua che s’infrange sul vetro, ha inzuppato talmente tanto le pecore che stavo contando che, le stesse, non riescono più a oltrepassare quella stupida asticella, che divide il regno del sonno, da quello del “dinamismo quotidiano” che spesso non riesco ad abbandonare nemmeno quando dovrei. Melatonina, inutile. Metto necessariamente il naso fuori di casa, abbandonando su una seggiola il giubbetto da temperatura ideale, per rivestire i panni di uno scazzatissimo babbo natale.

Salgo in macchina e mi rendo conto di essere piombato nuovamente nelle tenebre. Al bar, i vecchi (quelli che ormai si orientano solo con i centri commerciali) parlano di grandi cataclismi naturali avvenuti nella notte. Vento a 300 orari ma solo in una frazione di Rovato (non quella del centro commerciale), pioggia e grandine invece hanno colpito auto e ciclisti più a est, dalle parti di Rodengo Saiano (proprio dove sorge il centro commerciale). Mentre cerchi, affaticato nell’animo, di raggiungere la città, ti rendi conto che i campi con i fiori non esistono più, che la temperatura è crollata a picco nel giro di poche ore, che la gente in macchina è furiosa, che le donne si sono coperte nuovamente le gambe, che se qualcuno è salito sul “Guglielmo” il giorno prima e si è fermato a bivaccare in tenda, è certamente una persona da non invidiare. E inesorabilmente pensi  se Bill Murray, si sarebbe lamentato di ripetere continuamente il giorno della marmotta, vedendo un cielo tanto tetro. Ma che è?!

E la vigna? Sostanzialmente si stavano “rompendo le acque”! Iniziava il risveglio dopo il lungo letargo. Già in ordine, pronta, legata da mani sapienti. Il freddo ha ridimensionato i suoi piani, non le fa rintoccare il tempo come vorrebbe. Ne sta ritardando le danze.

Ora, dal momento che la Pasqua è alle porte, e le persone dovrebbero essere più spensierate, vorrei formulare un desiderio da gettare al vento. Siccome tutti quanti abbiamo voglia, urgenza impellente di sole e temperature miti e poi la stagione è quella giusta(!), e anche perché vorrei andarmene un paio di giorni a Sassello, non si potrebbe velocizzare almeno questa pratica? Non si potrebbe scaldare tutta l’Italia in un caloroso abbraccio di sole?

L’umore non ne può davvero più e giovedì prossimo comincia Vinitaly.