Mantova: tra Storia e Sapori

Ancora Mantova.

Mantova che si muove, che organizza, che valorizza ciò che possiede senza voli pindarici o mistificazioni della realtà. Mantova che ama se stessa, che si sostiene promuovendo la cultura e la scoperta delle tradizioni. Mantova, che pare aver capito che solo dalla storia e dalla tradizione possa nascere l’innovazione. Mantova, che vuole difendere il proprio territorio.

Una città a dinamica ingegnosa, in netta simbiosi con la storia che trasuda da ogni angolo. Così, in un autunnale mercoledì sera ci siamo trovati in cinque a bordo della “Limusin” -già carica di vino- per una consegna dell’ultimo minuto. Destinazione Piazza Sordello, per “una prima” della serie “all together”! Infatti, si è svolta all’attenzione di una cinquantina di persone, la presentazione del progetto TerraUomoCielo e delle aziende che lo formano, ossia Arici e Camossi per la Franciacorta e Cantrina per la Valtènesi. Non un evento isolato questa cena-degustazione, ma la quarta tappa di un percorso gastronomico (LEGGI QUI)iniziato il 30 settembre, che vedrà la sua conclusione il 13 gennaio.

Regista dell’opera Giuseppe Maddalena, deus ex machina (oltre ad essere un estroso pittore-artista) di tre bellissime firme della ristorazione mantovana: L’Antica Osteria ai Ranari, La Fragoletta e Osteria Piazza Sordello 26 nella quale si è svolta la serata che, ha visto la collaborazione de “Al Corsaro” di Malcesine, in un intreccio di culture gastronomiche diverse, nell’interpretazione del pesce di lago. Brut e Rosè per Camossi, Dosaggio Zero per Arici e Rinè 2007 e Sole di Dario 2005 per Cantrina.

Presente alla serata, in qualità di commensale, anche Andrea Bini del ristorante Aquila Nigra e dell’Osteria della Porta Accanto, che a fine serata ci ha spalancato le porte dei suoi locali offrendo l’ultima bottiglia di vino. Di vino appunto, in quanto l’epilogo è stata “la birretta” dal Lele, eclettico personaggio della movida mantovana con i suoi tempi rapidi, la sua super memoria e la passione per le cose buone.

Grazie a tutti per averci ospitato e a Carlo Gola, partecipe ed entusiasta protagonista di questo progetto.

Divagazione mantovana: Tra i piatti e i vini, mi si è insediata nella mente l’immagine di una scarpa di donna. Nera e con la suola in cuoio rosso…

Il Territorio, il Vino e la Gente Pensante

Brescia con la sua Provincia rappresenta un Territorio tra i più vari al mondo. All’interno di questo confine politico esistono macroscopiche difformità geo-fisiche che rappresentano il patrimonio di questa terra. Laghi, montagne, colline e pianure se vogliamo osservare il Territorio soltanto dall’alto di un aereo, ma se volessimo approfondire meglio la conoscenza di questa Provincia e se volessimo comunicarla al mondo, non credete che uno degli “strumenti” più importanti possa essere il vino? Il vino come cultura, come storia, come tradizione e come elemento in grado di sviluppare un turismo intelligente e rispettoso.

Ieri sera ho partecipato a un convegno dal titolo “Brescia del Futuro una Sfida Comune” organizzato dall’amica Laura Castelletti e dalla sua associazione Brescia per Passione, che ha visto all’attenzione di un gremito pubblico, una serie d’interventi tra i quali quello di Flavio Pasotti, lungimirante imprenditore bresciano e di Carlo Spinelli (28 anni) entusiasta architetto che opera nell’Urban Center di Torino e quindi per e con Torino.

I loro interventi mi hanno colpito più di altri, perché in piena sintonia con la mia visione di Territorio all’interno di una progettualità comune, nella quale è emersa la loro consapevolezza che un progetto possa definirsi grande solo se tutte le sue variabili convergono dinamicamente in un unico obiettivo. Il Territorio, il suo sviluppo, la sua tutela e la necessità di porre il tema ambientale sopra ogni cosa. Una città –una Provincia- in grado di riprogettare se stessa, dove le persone siano in grado di capire il valore del Territorio e conseguentemente di tutelarlo e di trarne profitto con intelligenza. In poche, pochissime parole ho cercato di riassumere i ben più ampi concetti espressi dai due. Una descrizione più accurata della serata, fatta da un giovane bresciano, la potete trovare QUI.

Qualcuno potrà chiedersi che nesso possa esserci tra quanto ascoltato ieri e il mondo del vino… Semplice, sempre e solo il Territorio.

Il vino nel corso degli ultimi cinquant’anni è passato dall’essere prodotto agricolo a prodotto commerciale, lasciando per strada cultura e tradizioni. Non ha saputo auto-regolarsi inflazionando la memoria e conseguentemente il Territorio. Non è una novità che nel sud Italia si stiano espiantando molti ettari di vigna  perché il valore delle uve è molto vicino allo zero.

Con il vino, visto esclusivamente come prodotto commerciale, sta facendo i conti anche Brescia. Piccole ma in passato importanti zone quali Botticino o Capriano del Colle o la Vallecamonica, stanno rischiando di scomparire. Zone fantastiche, nelle quali se pianti una vigna di Barbera a Botticino o in Vallecamonica, per esempio, (stesso clone) hai tempi di maturazione, conformazione del grappolo ed espressione in vino completamente dissimili. Da qui bisogna solo scegliere se valorizzare queste peculiarità –riportando il vino nella storia e nella tradizione- o se appiattirle ad appannaggio di un commercio senza regole.

A mio avviso sarebbe necessario che le istituzioni, così come i Consorzi di Tutela, chi il vino lo produce, chi si occupa degli aspetti turistici di questa Provincia, iniziassero a interrogarsi e a confrontarsi per sviluppare il turismo legato al vino. E’ necessario che vi sia una maggior tutela degli aspetti paesaggistici, che vi sia un ordinamento e che TUTTI capiscano la necessità di muoversi coesi per un obiettivo comune. Se il Territorio agisce per il vino, agisce per il turismo, agisce per l’ambiente e opera per lo sviluppo di TUTTI.

E’ di assoluta importanza che oasi felici quali la Franciacorta o la Valtènesi (leggi ancora Garda Classico) capiscano di non dover tutelare solo il territorio nel quale operano e dal quale traggono profitto, perché anche il più bel diamante del mondo, se si trova in mezzo alla merda prima o poi affonda.

E’ indispensabile che si cominci a guardare alla politica, scevri da preconcetti di colori o simboli (destra e sinistra non esistono più, esistono gli stupidi e quelli no)ed è fondamentale che la stessa capisca il valore smisurato che il territorio provinciale porta in seno. Lo dico a chi amministra, sindaci dei comuni, funzionari enti privati, enti turisti, al presidente della provincia Molgora, al sindaco di Brescia Paroli e al milione e trecentomila abitanti di questo fantastico territorio. Lo dico a chi ha scelto di fare informazione nel Territorio. Mi piacerebbe vedere un giornalista bresciano con un po’ di passione. Diamoci da fare per non finire come il diamante sopra citato.

Le Iene a Brescia e l’informazione locale altrove.

Beh, se consideriamo da dove è nata la notizia, in altre parole da un piccolo blog di provincia, direi che ne ha percorsa di strada il “caso” Cascina Lenga. Dopo le “riprese” di diversi quotidiani, il caso è passato al giornalismo d’inchiesta, mimetizzato da intrattenimento, de “Le Iene”. In un servizio che ha messo in luce quanto precedentemente raccontato dalle varie testate giornalistiche, Andrea Pellizzari ha saputo raccontare con la giusta dose d’ironia l’accaduto. La troupe si è spinta fino San Gallo per accertarsi che il ristorante fosse effettivamente andato in fiamme, per poi recarsi a Roma e intervistare il direttore del Gambero Rosso (al secolo Daniele Cernilli) purtroppo fuori città, “accontentandosi” del direttore esecutivo Carlo Ottaviano, il quale ha dato la sua spiegazione dell’accaduto.

Ora, senza dover a tutti i costi imbastire l’ennesima polemica sulle dichiarazioni di Ottaviano e ripetendo il concetto che non si è voluto attaccare il Gambero Rosso, ma bensì segnalare una falla in un sistema che fa acqua da tutte le parti, vorrei soffermarmi sull’importanza della visita in città di Pellizzari e sull’incapacità di valorizzare una notizia d’inchiesta locale, da parte dell’informazione di Provincia.

Non una fonte citata, non un nome né una netta presa di posizione da parte di nessuno.

Il “Bresciaoggi” ha riportato il comunicato ansa senza approfondire nulla, fino a questo articolo di domenica scorsa nel quale non si riesce a capire bene cosa voglia sottintendere l’autore, oltre al nome del ristorante errato. Mi chiedo perché non vi sia stato interesse per una cosa che, alla fine, ha coinvolto molte persone ma soprattutto per un fatto che si è svolto nella nostra Provincia. Mi rendo conto che per chi non faccia parte del mondo della ristorazione un fatto simile possa non destare stupore, ma è necessario approfondire ogni aspetto per renderlo di facile comprensione per tutti.

In Italia la ristorazione è direttamente collegata al comparto vino che a sua volta è allacciato al turismo, all’ambiente, alla storia, alla cultura e alle tradizioni di un Territorio, creando un indotto di grande rilevanza. Per far sì che tutti questi rami possano risultare fruttuosi per il Territorio è necessario che vi sia consapevolezza da parte di tutti gli “attori” preposti in ogni ruolo.

E’ necessario vi sia consapevolezza da parte di tutti gli abitanti del territorio.

E’ indispensabile vi sia coesione tra le persone e la realtà circostante.

E’ necessario che la stampa locale –riducendo, in questo caso, il Territorio al confine geo-politico di una provincia- svolga il ruolo di informare, consapevole di tutti gli aspetti che possono interagire con il Territorio e nel Territorio.

Per lo Stesso deve essere critica, trasparente e consapevole che la Provincia di Brescia non è solo un confine, ma un contenitore nel quale l’uomo crea con intelligenza e rispetto.

In attesa di un forte cambiamento, di una sorta di “rivoluzione” che possa portare il sistema della valutazione e dell’informazione alimentare quantomeno a interrogarsi sulle dinamiche che lo ordinano, colgo l’occasione per ringraziare Andrea Pellizzari e il giornalismo d’inchiesta de “Le Iene”. Un’informazione trasparente e depoliticizzata, capace di far emergere e approfondire temi d’interesse comune. Un modo di fare informazione ormai desueto, in un’Italia anestetizzata dal mito dell’apparire, ma oggi più che mai indispensabile per il futuro di tutti.

Terre di Vite: cronistoria (a due) di un bellissimo evento

Nella mia vita ho dormito ovunque; in spiaggia, in un prato, in treno, in camion, su un furgone, sull’asfalto e sul marmo quando è nato Tiziano. Ho testato una quantità abnorme di divani, ma non ho mai vissuto il concetto Camper. Mai fino alla scorsa estate e mai in movimento come nell’ultimo fine settimana. Infatti, con il buon Orini, a bordo del suo Camper, abbiamo raggiunto Maggiora, in provincia di Novara, per Terre di Vite.

Visione surreale ma interessante, il Camper, certamente da analizzare in ogni suo aspetto. La mia cultura mi porta a pensare che quando dico “esco da casa”, vuol dire che raccolgo le cose necessarie per vivere qualche ora all’esterno e vuol dire che salgo su un mezzo a motore e mi sposto fisicamente dalla tana. Con il Camper devi ragionare in maniera diversa. Tu e la tua tana vi muovete simultaneamente, nel tempo e nello spazio. Non si deve uscire da nessuna casa per vedere il mondo e tutto quello che ti serve è lì.

Viste le dimensioni il termine tana sta proprio bene e a quanto pare ad Arcari è piaciuto molto, visto che ha deciso di occupare “lo stato libero di Orini e Nina”. Ricordo solo il complimento più bello: allora! Non toccare la radio pensa a fare quello che sai fare, quindi guida, l’addetto alle stazioni sono io. J

Non insistere con la storia delle stazioni radio! Sarabanda certifica la mia supremazia.

Arrivati a Maggiora, con un quasi imbarazzante anticipo, ci accoglie Marco Arturi, che fa gli onori di casa presentandoci tutta la squadra organizzativa di Terre di Vite.

Nella cantina delle sorelle Conti si è sviluppato una rappresentazione eno-poetica nella quale Sandro Sangiorgi ha dato vita ad un dialogo poetico con il pubblico, insieme ad un preparatissimo Luigi Metropoli, altra metà con Barbara Brandoli dell’associazione Divinoscrivere.

Giusto perché sei smemorato ti ricordo che c’era anche l’amico Marco Arturi assieme a Sandro Sangiorgi e a Luigi metropoli. Scommetto che il sonetto che ti è piaciuto di più è “ Le cose create” di Giuseppe Giochino Belli, invito i lettori a cercarla su google.

Sì, e tu impara a mettere le maiuscole ai nomi. Non ambisco certo a farti da correttore di bozze per tutta la vita!

La serata è poi continuata con un -inizialmente caotico- banco d’assaggio. Le persone affluite sono state davvero molte a dimostrazione del grande interesse suscitato dall’evento. Non appena attenuato il “movimento” mi sono inoltrato nelle degustazioni dovute.

Si ricordo soprattutto il tuo caotico incitamento “andiamo dai prosciutti, andiamo dai prosciutti!” dopo di che ti sei impadronito della macchina fotografica e, nonostante abbia tentato di sabotarti in post-produzione, hai fatto delle belle foto.

Guarda che i prosciutti sono stati degustati con ognuno dei vini presenti, tutti di gran stoffa e assoluta identità, ma a darmi uno scossone al cuore la Barbera 1999 di Cappellano e la Sassella Superiore 2004 di Ar.Pe.Pe. Vini di grandissimo livello, in grado di esprimere ancora giovane irruenza il primo e armonioso equilibrio il nebbiolo di montagna.

Vedi (!) il prosciutto è servito per provare gli abbinamenti.

La serata è proseguita e conclusa benissimo all’agriturismo La Capuccina dove produttori e amici hanno tirato tardi tra tentativi bulgari e divagazioni sui pensieri dei piccoli produttori…

Ti prego; i tentativi bulgari e i piccoli produttori ridotti al rango di squadristi della resistenza, mi hanno lesionato il polmone della sopportabilità.

Poi io e Arcari abbiamo tirato le 4.30, Mac di fronte a Mac, giocando a Sarabanda, ormai nostra principale attività quando siamo in camper.

Una giornata da incorniciare fatta di tante nuove conoscenze, quelle belle, quelle che ti arricchiscono la vita e non ti fanno smettere di sorridere. Un grazie a Barbara Brandoli per averci invitati e per essere stata artefice di un’iniziativa talmente bella, che vorrei vedere realizzata anche nei territori della mia Provincia.

Francesco Orini

Giovanni Arcari

La vendemmia 2009 in Lugana: elevato standard qualitativo e finezza aromatica.

Quando m’imbatto in un gruppo di turisti stranieri lungo le molteplici bellezze del Benaco mi diverto a origliare le spiegazioni della guida turistica che li accompagna.
Quest’estate, in una calda domenica pomeriggio d’inizio vendemmia, traducendo il tedesco scolastico di cui ammetto conoscere ben poco (mi ha aiutato una traduttrice DOC) ho sentito una di queste guide dare una descrizione meravigliosa del territorio gardesano.
Veniva descritto il Benaco come “un piccolo riassunto dell’Italia…si passa in pochi chilometri dalle antiche rovine romane di Catullo a Sirmione, ai palazzi vittoriani desenzanesi; Salò con la storia e le architetture che lo legano al Novecento, le alpi che dal Trentino mitigano le caldi estati e a sud le umide correnti della Pianura Padana; Rovereto, Bardolino, Lazise, Peschiera a est,le architetture della Repubblica Veneta; a sud San Martino della Battaglia…e se l’occhio è abbastanza forte e la giornata limpida più a sud si possono intravedere i colli mantovani con il loro sapore vagamente Romagnolo”…
Se uno straniero dovesse chiedermi alcune caratteristiche dei vini che sono prodotti sul lago di Garda, penso che non potrei non rubare da quella guida l’intuizione de “Italia in miniatura” facendola mia. La molteplicità dei prodotti e la complessità dei microclimi rendono eccezionale il potenziale enologico di questo territorio. Penso che anche il lettore possa essersi già fatto un’idea analoga in merito a questo variopinto territorio.
Indi per cui, la richiesta di descrivere le caratteristiche dei prodotti gardesani può essere esaudita solamente suddividendo le descrizioni delle caratteristiche dei comprensori uniformi che compongono il bacino del Benaco, altrimenti rischiamo solamente di fare confusione e non essere obbiettivi con i giudizi sui prodotti. Mi focalizzerò principalmente sui prodotti bresciani, di cui dispongo maggiori dati, lasciando la possibilità nei commenti di aggiungere a corollario alcune considerazioni su tutti i territori del comprensorio gardesano e le zone limitrofe. Invito coloro che dispongono di ulteriori informazioni ad intervenire e completare la visione dell’annata viticola; sono molto interessato alle impressioni che gli agronomi hanno avuto nei mesi primaverili ed estivi; analogamente mi piacerebbe altresì sentire le impressioni degli enologi relativamente ai risultati ottenuti dalle uve della nuova annata.

Oggi parlerò – con i dati di cui dispongo – La Lugana.

Le condizioni climatiche dei mesi estivi – soprattutto in luglio – hanno influenzato metabolismi secondari (precursori di aromi tipici del vitigno) e piccole differenze di peso medio del grappolo rispetto le annate 2007-2008: ho notato un incremento nello spessore della buccia, uno stato sanitario dei grappoli ineccepibile, un leggero incremento del peso medio per acino; alcuni agronomi mi hanno confermato che – nonostante il caldo della settimana di ferragosto – i grappoli vendemmiati erano pieni, di facile spremitura e i mosti molto più limpidi rispetto le precedenti annate.laboratorio%20scientifico
Le piante hanno portato a maturazione tecnologica i grappoli destinati alle basi spumante circa 7 giorni in anticipo rispetto al medesimo periodo del 2008; già nella seconda decade di agosto si è iniziata la vendemmia, conclusa, per le basi spumante, a fine agosto. In queste uve ho rilevato il basso livello in potassio (-25% rispetto la media delle basi spumante del 2008) e un tenore di acido malico nel trebbiano prossimo a 1.4 g/l sui mosti appena spremuti. L’azoto prontamente assimilabile era mediamente attorno ai 300 ppm (con una dispersione media non superiore a 35 mg/l) e acido tartarico di norma superiore ai 3.2 grammi/litro.
L’acidità totale, nel complesso, ha tenuto bene anche dopo la torrida settimana di Ferragosto. Anche il potassio non ha subito l’incremento che ci si attendeva, a favore di una maggiore finezza delle basi spumante.
La vendemmia per il Lugana destinato al vino fermo si è svolta a ridosso di fine agosto e i primi venti giorni di settembre; le grandi cantine hanno razionalizzato la vendemmia a seconda delle disponibilità tecniche ed umane; i prodotti ottenuti presentano una buona omogeneità in termini di profilo acido e grado alcolico potenziale. Ho costatato una bassa eterogeneità dei vigneti e una distribuzione delle maturazioni influenzata soprattutto dalla forma di allevamento più che dalla locazione del vigneto. Il tenore in zucchero è aumentato regolarmente per tutta la prima settimana di settembre, per subire un leggero decremento in produttività dal termine della prima decade. Analogamente l’acidità è diminuita, ma non crollata a ridosso della maturazione fisiologica, questo a favore di una maggiore costanza nel profilo acidico. Come accennavo nel titolo di questo post, ne ha beneficiato anche la finezza aromatica della materia prima.
Alcuni piccoli viticoltori hanno atteso qualche giorno in più per la vendemmia, portando a sovramaturazione l’uva. Questo inconveniente tecnologico è stato minimizzato dall’abbassamento repentino della temperatura a cavallo della seconda metà di settembre, e i metabolismi relativi alla sovramaturazione hanno rallentato quanto è bastato per minimizzare gli effetti. I mosti non hanno presentato grosse differenze in termini di ossidabilità e il livello di polifenoli polimerizzabili non è aumentato significativamente per i prodotti raccolti dopo la prima decade del mese.

In definitiva nei prodotti del Lugana che ho potuto visionare ho trovato una buona uniformità nei dati analitici, l’acidità tutto sommato ha tenuto bene e mediamente si è aggirata ben al di sopra dei 6.3 g / l con una ripartizione tra acido tartarico e malico di 2,75:1. Il torrido agosto ha sì abbassato il livello di acido malico, ma con influenza meno significativa se confrontati questi dati con i dati relativi ai vini fermi ottenuti in Franciacorta e vendemmiati a inizio mese.
Azoto prontamente assimilabile spesso superiore a 320 g / l (l’anno scorso la media per i Lugana era a cavallo dei 220 g / l) e potassio mai sostanzialmente superiore ai 1600 mg/l, nemmeno sui prodotti vendemmiati tardivamente.

Insolitamente puliti i mosti ottenuti quest’anno hanno presentato dopo refrigerazione bassa torbidità e una buona attitudine alla fermentazione; si sono notati incrementi di resa fermentativa di un paio di punti percentuali rispetto ai modelli previsionali e non ho avuto notizia di insoliti arresti fermentativi durante la coda di fermentazione.
Spesso si trascura quanto le condizioni in campo influiscano sulla qualità del prodotto finito; sono convinto che dato l’elevato standard e l’uniformità qualitativa delle materie prime, l’ineccepibile stato sanitario delle partite prodotte, i parametri chimico – fisici a livello ottimale ogni cantina riuscirà ad imprimere la propria personalità ai prodotti creati.
Diverse personalità di un vino dal carattere riconoscibile ed unico che riesce – nonostante la crisi del settore vitivinicolo – a mantenere elevata la visibilità e la reputazione di questa zona gardesana nel panorama vinicolo italiano.

Davide Camoni

Il “caso” Cascina Lenga: nato da TerraUomoCielo e ripreso da molte testate nazionali.

Di seguito riporto solo alcune delle testate nelle quali è stato citato TerraUomoCielo nella vicenda che ha tenuto banco la scorsa settimana. Oltre a questi, anche il Corriere della Sera e La Repubblica in forma cartacea, hanno segnalato la vicenda che ha visto coinvolto Cascina Lenga di San Gallo di Botticino in Provincia di Brescia.
Oltre a questi, molti altri siti e giornali che hanno riportato la notizia senza citare la fonte primaria. Alcuni addirittura hanno cercato di prendersene la paternità senza vergogna alcuna, come parassiti di un’informazione che spesso, non hanno il coraggio di fare.
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Vicenda Gambero Rosso: Il pensiero importante di un Amico

Mentre la tivvù passa un servizio davvero bellissimo su Alda Merini -e mi chiedo per l’ennesima volta per quale motivo, servizi tanto belli non siano fatti prima della morte del diretto interessato così da potergli regalare un’emozione davvero grande- mi trovo a riflettere ancora sui post precedenti.

Ho avuto modo di dialogare con molte persone, molti amici che mi hanno telefonato e molte persone che mi hanno scritto e continuano a scrivermi per esprimere un parere, un pensiero.

Il mio amico Francesco Orini, complice con me di lunghe chiacchierate sul futuro del vino delle piccole e medie aziende contadine (non mi stancherò mai di ripetere che per aziende contadine intendo quelle realtà familiari che fondano la loro economia esclusivamente sulla produzione di vino) e unico professionista ad essere stato in grado di spingermi a comprare una macchina fotografica dopo avermi fatto emozionare con le sue fotografie, mi ha scritto un suo pensiero. Con Francesco mi accumuna la grande passione per il vino che però viviamo da due prospettive diverse, ma nemmeno troppo. Abbiamo entrambi poco più di trent’anni, sogniamo di essere parte integrante, e fondante, di un sempre più crescente gruppo di giovani, mossi dalla passione per questo mondo (questo suona come un annuncio di arruolamento e infatti vuole esserlo…). Crediamo possa essere possibile una comunicazione e un’informazione diversa, e abbiamo capito che con il nostro lavoro non solo possiamo aiutare qualcuno che ne ha bisogno, ma possiamo anche contribuire alla tutela di una cultura, fatta di storia e tradizione. La cultura della terra e di chi la lavora per vivere. Il contadino.

Il buon Orini mi ha scritto il suo pensiero che ho deciso di pubblicare.

G.A.

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Caro Giovanni, non so quali mail vi siete scambiati tu e Clara Barra, certo che scrivendo su facebook quelle note non ha dato esattamente una lezione d´umiltà.

Non una riga ha speso per scusarsi con i lettori della guida, che hanno speso soldi per avere delle informazioni errate. L’unica cosa che si è premurata di fare è giustificarsi dicendo che non è l’unica guida a fare queste cose. (sarebbe da scrivere “errori”, parola che la Barra non ha neanche mai menzionato).

Forse non si rende conto che il consumatore (parola bruttissima) ripone molta fiducia in una guida nel momento che l’acquista.

Prendendo per buono che non fosse stato un errore direttamente dipendente da loro, non era forse più semplice e saggio, innanzitutto scusarsi anziché offendersi per essere stati criticati?

Oggi giorno la parola pudore non ha proprio più nessun valore?

E´ triste che accadono queste cose, perché poi facilmente si diffonde la sensazione comune di sfiducia, la convinzione che queste cose è normale che accadano, che quelli che fanno questo lavoro siano tutti cosi superbi e intoccabili.

Francesco Orini

Gambero Rosso: Clara Barra “risponde”.

Il post precedente, relativo al Gambero Rosso ha destato molto interesse, tanto che è stato ripreso da Massimo Bernardi su Dissapore (leggi QUI) e anche da Elvio Gorelli  (QUI) e anche QUI su “Il commensale”.

Ho chiesto spiegazioni dell’accaduto a Clara Barra, curatrice della guida, la quale in forma privata mi aveva assicurato che si sarebbe accertata dell’accaduto e che sarebbe andata fino in fondo. Mi sono addirittura stupito, felicemente stupito, di tanta serenità con la quale la signora Barra pareva destinata a esprimersi per portare chiarezza.Clara

Serenità durata fino ieri, quando la curatrice della guida ha postato un commento nella mia pagina di facebook , ma non nella “nota” dove sono intervenuti autorevoli personaggi del mondo del vino, quale Luciano Pignataro, Roberto Giuliani, Dan Lerner –solo per citare quelli intervenuti in facebook- oltre a ristoratori e semplici appassionati definiti dalla Barra cervelloni prima e duri di comprendonio poi.

In sostanza, dopo le gentilezze dei giorni precedenti, la signora Barra alle 14e18 di una domenica nella quale mi stavo addentando del vitello tonnato con birra, esordisce dal nulla così:

C.B. caro giovanni, peccato che questo non significhi proprio nulla, e chi lavora con un database può confermarlo, molte volte le schede “saltano” oppure “riemergono” anche se “cliccate” fuori dalla pubblicazione, trovo singolare e mi meraviglia che nessuno fra i tanti cervelloni presenti ci abbia pensato…

ogni guida ha di queste cose, non è la prima e non è l’ultima, ma il valore dei contenuti non si giudica certo da questo

tanto più che si tratta di un errore “reiterato” visto che la scheda in questione compariva anche nell’edizione 2009 curata da altri

ma già… ragionare fa troppa fatica…

Guardando nel fondo della bottiglia per cercare inutilmente un significato alla cosa, decido di stapparne un’altra e di non farmi trasportare dai modi “violenti“ della Barra, che hanno “scosso moltissimo” la mia quiete domenicale. Chiedo così spiegazioni alla signora perché davvero non capisco tale uscita e lei prontamente mi risponde dicendo che se proprio non vogliamo capire si arrende. Capire cosa Barra?

G.A. ma come? si arrende alla prima “difficoltà”? perdoni la mia pochezza, ma non capisco davvero. se potesse, e volesse essere più chiara, le metto a disposizione il mio blog per fare un post dedicato alla sua replica. così potrà rispondere a tutti quanti, ristoratori e consumatori compresi.

C.B.  non è da me arrendermi alle prime difficoltà, e l’anno che ho appena trascorso lavorativamente lo dimostra, vicissitudini aziendali comprese

nessuno avrebbe accettato di prendere un lavoro “in corso d’opera” per portarlo obbligatoriamente a termine (insieme ad altri, beninteso) in 2 mesi

ma dal momento che si lavora con computer e database purtroppo sono cose che possono accadere, tutto qua

non c’è alcuna dietrologia complicata, peraltro il suddetto locale compariva anche nella guida 2009 come già detto, eppure nessuno ha detto nulla, come mai?

A questo punto vado a cercare a ritroso se per caso, io o altri abbiamo messo la Barra sul banco degli imputati, additandola come strega, oppure dove le abbia chiesto di raccontarmi la sua vita. Nessuna traccia.

G.A.  guardi che nessuno ha puntato il dito contro la sua persona, almeno non qui. non si sta cercando il colpevole o il capro espiatorio, ma si chiede una semplice e chiara spiegazione dell’accaduto come Lei mi ha detto che avrebbe fatto. poi, non le posso garantire che tutti la prenderanno per buona, ma sicuramente apprezzeranno. compariva nella guida 2009 e nessuno ha detto nulla anche perchè, l’errore poteva starci e perchè il mio blog non era ancora attivo. quest’anno l’errore è parso più complesso sia per la riedizione ma soprattutto per l’aumento di punteggio nella valutazione e perchè nessuno, nemmeno la stampa di territorio, si è accorta della cosa.

A questo punto la discussione continua con un altro interlocutore che chiede alla Barra le fatture dei ristoranti, poiché in altra sede è spiegato che per ogni recensione esiste un documento simile che ne attesti la veridicità. Sempre la stessa persona cerca di fare capire alla signora Clara che esiste copia e incolla in ogni computer e chiede di pubblicare tale fattura sul sito del Gambero Rosso.

C.B. le fatture vengono archiviate e conservate in amministrazione, altro settore, ciò che è accaduto della “scheda” è un errore puramente redazionale, meccanico, dovuto a un sistema informatico in cui lavorano dei redattori che sono esseri umani

per l’ennesima volta dico che è una scheda “ricicciata” nonostante l’esclusione dal database

è singolare che io debba ripeterlo per l’ennesima volta ma mi sembra che qui ci siano persone un po’ dure di comprendonio…

“Interlocutore”: Nel 2008 gli avete tolto un punto e nel 2009 glielo avete ridato. Ma se il ristorante era bruciato, come é possibile che ciò avvenga? Questo non può essere un errore! Questo é un modo di operare!

Da qui, imperante silenzio. Logicamente tutta la discussione è in bella mostra nella mia pagina di facebook e rimarrà lì a memoria.

Solo un mio pensiero per la signora Barra:

Cara signora Barra, in privato mi aveva prospettato un comportamento diverso. Ne prendo atto facendone un post di queste sue risposte stizzite. Avrebbe potuto dimostrare di essere lei una cervellona, invece mi rendo conto che il suo ruolo impiegatizio non le permette di esprimersi come vorrebbe.

Bastava uno “scusate, abbiamo sbagliato”. Invece in prima battuta ha pensato di difendere la sua figura e poi si è pure permessa di offendere quelli che “non capiscono” (secondo lei naturalmente), coloro che le chiedono un chiarimento, magari gli stessi che la guida la comprano. Vedo che con il marketing ci va a nozze!

La buona fede che ha cercato di mostrare viene meno con il suo comportamento. Poi non sopporto che si cerchi di far passare per stupide le persone, anche perché si ricordi, non sa mai chi c’è dall’altra parte, quindi errori meccanici, redazionali, ci sono per la ristampa di qualcosa, ma un errore non può cambiare un giudizio per due anni di fila.

Grazie lo stesso per essere intervenuta, anche se mi viene da pensare che stare zitta, le avrebbe certamente giovato di più.

Questo post come il precedente non ha come scopo quello di denigrare lei o la guida -in quanto ci state riuscendo benissimo da soli- bensì voleva puntualizzare che una provincia importante come Brescia merita attenzione da parte di chi decide di offrire (vendere) un servizio come quello dell’informazione enogastronomica. Speravo che qualcuno mi rispondesse mettendosi in discussione come fatto in precedenza (QUI) da Fabio Rizzari in un mio “attacco” alla guida de L’Espresso. Ha mostrato umiltà e si è messo in discussione in prima persona, senza arroccarsi in una difesa, dimostrandosi professionista di ben altro spessore.

Bastava poco, ma le ripeto: capisco che lavorare alle dipendenze di qualcuno non permetta nemmeno a lei di potersi esprimere liberamente e di conseguenza deve fare ciò che le viene ordinato. In ogni modo, il mio invito per venire a visitare Brescia, con la sua splendida e multiforme Provincia, è ancora valido.