Gambero Rosso: Autogol di Tacco

Sedetevi, fate partire il video qui sotto e, al primo attacco di voce, cominciate a leggere.

Fatico sempre più a stupirmi della leggerezza con la quale molte persone affrontano i compiti che loro stessi, si sono affidati.gambero-rosso-2008

Per esempio, se io dovessi decidere di scrivere una guida, in grado di offrire un supporto figlio di un autorevole giudizio rivolto al consumatore, il primo obiettivo che sentirei di impormi è quello del rigore. Giudizi seri, non di certo da santone giacché stiamo parlando sempre del mio parere, dei miei punti di vista, del mio palato. Siamo in un campo dove tutto è opinabile e nulla può essere dato per certo. Siamo nel mondo del più becero edonismo.

Poi m’imporrei la costanza, che per altro non dovrebbe essere un problema anteponendo la passione ai meri interessi.

In sostanza cercherei di fare le cose per bene, dal momento che voglio vendere un servizio!

Complice la segnalazione di un amico, della serie “Mi è giunta la voce”, mi ritrovo a leggere il “Giornale di Brescia” di martedì scorso, dove in un articolo a firma Michele Turelli (che non conosco) si segnalano i trionfalismi per i punteggi assegnati ai ristoranti bresciani dalla Guida dei Ristoranti d’Italia del Gambero Rosso.

La “sorpresina”, per la quale non ho potuto far altro che sorridere è che, il ristorante “Cascina Lenga” di Botticino, o meglio, San Gallo, in provincia di Brescia è straordinariamente schizzato dai 76/100 dello scorso anno, ai 77 nella guida 2010.

Beh Signore e Signori, il ristorante è bruciato alla fine del 2007 e non è più stato riaperto!

Ora vi chiedo se non sia straordinario che l’abbiano segnalato per il secondo anno, e poi, se non sia straordinario che abbia preso un punto in più, recuperando quello perso l’anno precedente!

Le possibilità per l’accaduto non sono molte.

L’ispettore (Callaghan, per esempio) che si occupa di Brescia e provincia, evidentemente anarchico, è dal 2007 che non si fa vivo in quel ristorante e non sa nemmeno se esiste ancora. Ma da qui mi chiedo la spericolata necessità di aumentare il punteggio a un ristorante che non visiti da anni, facendoti un autogol di proporzioni bibliche!50-cielo-di-piombo-ispettore-callaghan

Oppure non è stato mandato nessun “Callaghan” da anni e i vertici della guida hanno deciso di copiare le schede del periodo giurassico, gettando una manciata di punti, tipo “ riso a un matrimonio”, per dare quel senso di dinamismo che dovrebbe avere una guida che valuta la ristorazione?

Avendo abbandonato completamente l’idea di avere giudizi simili ai miei, da parte delle guide, speravo che almeno la costanza nel visitare le realtà recensite ci fosse.

E pensare che a Brescia esiste, oltre agli altri, un ristorante aperto da due anni, che rivisita piatti della tradizione bresciana, utilizzando materie prime reperite in provincia, e nessuna guida l’ha mai visitato!

Non per ultimo, mi piacerebbe che un giornalista che scrive per la più importante testata bresciana, avesse quantomeno una minima conoscenza del territorio, ricordandogli che non è peccato se a volte ci si permette di porre l’accento su un “errore” madornale come questo, oltre a descrivere l’aspetto di facciata.

Voi cosa ne pensate di tutto questo? Non è straordinario?

Io continuo in ogni modo a credere negli uomini… sono ottimista!

Verità e Potere

E’ vero, come dichiarato dallo scrittore Roberto Saviano in chiusura del suo intervento a Piazza del Popolo, durante la manifestazione per la libertà di stampa, che Verità e Potere non coincidono Mai?quarto_potere.jsp

Vale anche per il mondo del vino? O meglio, anche nel mondo del vino il potere, quindi il denaro, è in grado di di manipolare le menti di chi scrive per giudicare e raccontare? L’onestà intellettuale non esiste più?

Tra Viaggio e Fotografia: Il Vino di Francesco Orini

“Le cose fatte con il cuore, vengono decisamente meglio.”

È terminata così, la telefonata con l’amico Francesco Orini, a coronamento di una tre giorni intensa, quanto emozionante. E’ arrivato lunedì mattina alle dieci e come punto d’incontro il solito parcheggio del cimitero di Gussago. Quattro parole sul mio “Dopo Arezzo” e sul suo viaggiare e vivere nel Camper. Poco dopo sono giunti Giovanni e Serena e prima che arrivassero, Orini ha ritenuto opportuno ricordarmi il grado coniugale dei due. Milanesi d’adozione, almeno lui, che giustamente va fiero del suo sangue siculo, che hanno deciso di cambiare vita, lasciando la capitale lombarda per aprire, a breve, “Le Boudoir” a Senigallia. Appassionati e certamente persone di cuore. Comunque, li terremo d’occhio, visto che andrò a presentare una mostra fotografica che Francesco esporrà nel loro locale._DSF2960

Francesco sta girando l’Italia intervistando e fotografando i contadini, protagonisti del mondo del vino. Nel suo progetto un libro racconto di questa poetica avventura.

Tre giorni di progetti, chiacchiere e di qualche bottiglia stappata come richiede d’obbligo una buona amicizia. Una cena allo Scultore dove Federico è artefice di un’originale interpretazione della cucina bresciana, utilizzando materie prime reperite in provincia, come la splendida salsiccia di cappone castrato della Valle Camonica di Vanni Forchini -maestro nel violino di capra- con peperonata. Un piatto davvero emozionante ed evocativo della vera cucina di casa di una volta, che noi, abbiamo deciso di abbinare con un millesimato 2004 di Andrea. Davvero perfetto, una di quelle bottiglie che io definisco “felici” per via dei problemi di tappo che ogni tanto si possono riscontrare. La serata è poi terminata con una bottiglia di Barolo Pernanno 2001 di Cascina Bongiovanni in quel di Castiglione Falletto. Un vino davvero generoso nella sua ancora scorbutica giovinezza.IMG_0001

Un giro al Castello di Brescia per rubare qualche scatto prima di un aperitivo in compagnia di Laura, per raccontarsi ancora e per “dare fiato” a un’altra bottiglia. Giorni splendidi che probabilmente saranno ricordati quando si comincerà ad avere un po’ di carne attaccata alle ossa delle nostre idee, in attesa che la prossima primavera, Francesco esponga alcune delle sue fotografie a Brescia intervistando qualche personaggio.Per ora solo un saluto, prima di lasciarci con il pensiero che con il cuore, si possano davvero fare grandi cose.

Buon viaggio. Il 7 novembre sarò ospite viaggiatore di quel camper.

P.S. solo la prima fotografia è di Francesco e immortala un daino nel vigneto di Paratico dei Camossi.

Vi presento Davide Camoni

« Io non sento il tuo cuore! Perché la verità, tesoro, è che non ha senso vivere se manca questo. Fare il viaggio e non innamorarsi profondamente equivale a non vivere… ma devi tentare perché se non hai tentato non hai mai vissuto»

Questa frase è tratta da una scena del film “Vi presento Joe Black” nella quale Anthony Hopkins parla, da padre, alla splendida Claire Forlani. Per ovvi motivi, prendo in esame solo l’ultima parte e la faccio mia, per augurare a Davidone Camoni una vita felice.

Ho chiesto a Davide di collaborare con me a questo blog, di mettere “su carta” la sua passione(perché di questo si tratta più di ogni altra cosa), il suo lavoro, con il fine di poter offrire ai lettori e ai vari wine-lover, la possibilità di apprendere aspetti tecnici d’importanza fondamentale.

TerraUomoCielo in questo modo, vuole dare una panoramica tecnica dell’andamento della vendemmia in una delle province italiane più “policrome”da un punto di vista geologico, climatico e ambientale, che si conoscano nell’ambito del mondo del vino. Una provincia racchiusa tra due laghi, un contenitore d’identità non ancora del tutto ben espresse, ma ricco di evidenti peculiarità e immense potenzialità, in uno spazio tanto piccolo. La provincia di Brescia.

Così, dopo la Franciacorta pubblicheremo il punto di vista tecnico anche per gli altri territori bresciani, quali la Valtènesi, la Lugana e, se avremo dati a sufficienza, proveremo a fare la stessa cosa anche per Botticino, Valle Camonica e Capriano del Colle. Ripeto, se avremo dati a sufficienza.

Tornando a Davidone, devo dirvi che la scorsa settimana ho chiesto a lui di inviarmi “due righe” nelle quali si raccontasse. Pubblico di seguito, invitandovi a leggerlo tutto d’un fiato, il ritratto ironico e divertente che ha saputo fare di se stesso, perché anche nella tecnica delle cose si cela sempre l’anima di un uomo.

Questa, è quella di Davidone.

G.A.

giovanni ciao

Ti riassumo brevemente le puttanate che ho fatto in questa vita.9430_136121517633_717742633_2720910_4953217_n

asilo nido dai nove mesi dove conosco Lina, cuoca che m’inizia al cibo.

scuola materna – elementari – medie come i comuni mortali.

Superiori: istituto agrario, Orzivecchi (BS). La scuola è fondata da Pastori come tenuta per lo sviluppo della scienza lattiero casearia (ce ne sono due in italia per i formaggi, una a Pandino e una a Orzivecchi appunto) ottengo la qualifica di Operatore Agro-industriale nel 1997 con 96/100 e il diploma di agrotecnico nel 1999 con la votazione di 100/100. Qui imparo a fare i formaggi.

Nel 1997 per meriti scolastici la fondazione “Istituzione Agrarie Raggruppate” mi regala un viaggio studio negli Stati Uniti e Canada per sviluppare le mie conoscenze in campo agricolo. Dopo aver visto le principali città (New York, Toronto, Vancouver, Calgary, San Francisco) ho effettuato rilievi nelle principali aziende agricole americane (a Sonoma Valley in una cantina/birrificio, nel Montana, dopo un viaggio nel parco di Yellowstone in un allevamento di angus da 5000 ettari, in una industria californiana di produzione di latte appartenente al Dairy Farmers of America, e in un frutteto vicino a Santa Rosa; California.

Nel 1998 arrivo secondo nel concorso nazionale per operatori agro-industriali, e ricevo una borsa di studio che ritiro direttamente dall’allora ministro per l’istruzione Berlinguer nel gennaio 1999.

Dal 1999 al 2003 ricevo Borsa di Studio dall’Università degli studi di Milano.

Nel 2000 la fondazione Cav. Giuseppe Gatti mi ritiene studente meritevole conferendomi borsa di studio che mi permette di proseguire gli studi universitari.

Nel 1999 e nel 2000 il comune di Castelcovati finanzia i miei studi mediante l’erogazione di una simbolica borsa di studio.

Dal 1998 al 2006 lavoro per tutto il periodo estivo e autunnale presso la Cà del Bosco per pagarmi gli studi universitari, da mansioni base fino ad una piccola collaborazione presso il loro laboratorio. Poche righe per un lavoro che mi ha dato tanto.

Nel 1999 conseguo, assieme al diploma di agrotecnico, un diploma di qualifica di Esperto di Gestione della Qualità dei Processi Agroindustriali (I e II ciclo), corso biennale con la votazione di 92/100 e 99/100

Nell’anno accademico 2004/2005 conseguo la laurea quinquennale in Scienze e Tecnologie Alimentari a pieni voti. La tesi riguardava i sistemi di rintracciabilità di filiera nelle aziende agroalimentari italiane secondo la nascente ISO22005 (allora UNI10939).

Dal 2007 lavoro presso Enoconsulting: con due contratti a progetto relativi allo sviluppo delle metodiche per lo studio della produttività dei lieviti e sull’implemento della tecnologia FTIR per la determinazione rapida dei micro – costituenti del vino. Adatto lo stesso sistema per un metodo destinato alle uve per migliorare la tempistica e la qualità dei risultati analitici e permettere modelli previsionali più accurati.

Da dicembre 2008 ricevo incarico di Responsabile Assicurazione Qualità e mi sono occupato del passaggio di accreditamento tra la norma ISO 9001:2000 a ISO 9001:2008. IL laboratorio è accreditato anche UNI CEI EN ISO17025/2005.

Nel 2008 mi occupo di adattare lo studio del colore secondo la risoluzione ENO01/06 CIELAB per lo studio dei vini rosati.

Nel 2009 applico in laboratorio un metodo per lo studio della produttività dei lieviti atti alla spumantizzazione.

informazioni indispensabili:

segno all’asilo: porta

morosa: si, lavora come Human Resource Director presso una sede milanese di multinazionale francese della moda

interessi: musica

diploma di accademia in tromba, suono a livello amatoriale chitarra, pianoforte, violino e qualsiasi altra cosa emetta un suono. Ho diretto un cor,nel 2005/6 e nel 2007 suono nella banda del paese da 18 anni e ogni tanto suono pop italiano con amici unplugged a qualche festa in cui ci invitano e in alcune birrerie, ma non è la mia attività preferita in campo musicale.

Diottrie: 10. Se sommo quelle di entrambe gli occhi.

Piatto preferito: la marmellata di cipolle delle alberelle, che figata!

Terre di Vite

Pubblico la notizia relativa l’interessante serata che si terrà il 7 novembre, ideata, fra gli altri, dalla blogger Barbara Brandoli di Divinoscrivere. Io sarò presente. Infatti, andrò in quel di Maggiora in compagnia dell’amico Francesco Orini a bordo del suo camper.

G.A.

La manifestazione si inserisce nel settore della viticoltura di qualità all’interno del vivace panorama vinicolo italiano.logo-terre-di-vite1

Il filo conduttore della serata è l’amore per la terra, per il territorio in cui si opera e per il lavoro nelle vigne, nel segno di un ritorno a una naturalità che non rinuncia alla cultura, ma anzi la incontra per un arricchimento i cui beneficiari sono l’uomo e l’ambiente… continua a leggere

Cantrina: novità non solo in vendemmia

In attesa che si concluda la vendemmia anche in Valtènesi, per dare la possibilità a Davide Camoni di analizzarne tutti i dati raccolti e per darci poi una lettura pressoché chiara di come siano andate le cose, mi trovo a pubblicare le prime considerazioni di una delle più piccole ma originali realtà della Valtènesi. Cantrina, in una coda di territorio alle spalle delle colline moreniche che cingono la Valtènesi abbracciando il Lago di Garda.

Ricordo, che qualunque azienda può inviarmi le proprie considerazioni in merito alla vendemmia che subito verranno pubblicate.

 

G.A.

 

Da Cantrina: cantrina logo

Eccoci giunti pressoché alla fine della vendemmia (ci rimane da raccogliere solo una minuscola partita di uve e da pigiare quelle poste in appassimento) e, non sembra vero, è di nuovo tempo di bilanci.
La vendemmia è iniziata presto per le uve precoci, Pinot nero, Chardonnay e Sauvignon, con insolito anticipo dovuto alla prematura fioritura primaverile e al favorevole clima estivo. Si è poi riportata su tempi più “normali” per i vari Merlot, Rebo e Marzemino, complice un grande settembre con notti fresche e giornate asciutte… continua a leggere

Il Sole, il Quadrifoglio e l’Elicottero Giallo

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Ore 20 e 50, al telefono: “Scusa, mi confermi che all’asilo – leggi scuola materna – il mio “simbolo di riconoscimento” fosse il quadrifoglio??”

E’ quello che ho chiesto a mia madre dopo essere entrato in casa di Nico (il Sole), rimanendo conquistato da un’immagine evocativa di un passato tanto straordinario quanto lontano. Simona, stava cucendo il simbolo di riconoscimento sulla sacca del cambio e sulla salviettina del kit di sopravvivenza per l’asilo di Tiziano, che di tutta risposta mi ha detto “no è asilo! E’ cuola materna”. L’Elicottero Giallo. Naturalmente mi ha spiazzato per la perentorietà con la quale si è espresso, sto nano di tre anni (!), ma dopo dieci minuti era nel mezzo dell’ingresso in mutande, brandendo tra le mani un asciugacapelli più grande di lui, “fonandosi” la testa dal basso verso l’alto e prendendo così le sembianze di Thomas Milian in “Faccia a Faccia”.faccia_a_faccia

A quel punto, ma solo a quel punto, le mie certezze che si potesse chiamare ancora Asilo, cominciavano a prendere forma.

Parte la cena, io seduto di fronte al “Fonato”. Subito ci lanciamo un guanto di sfida per chi finisce prima quello che c’è nel piatto – è palese il mio debole per lui, forse anche perché non potrò mai dimenticare la notte passata con suo padre, quando è venuto al mondo -.Sfida senza storia, poiché ero affamato e Nico nel piatto mi ha servito un risotto fantastico, mantecato con un formaggio cremoso delle nostre valli, che gridava di essere mangiato. Il secondo ha visto un tripudio di bisteccone alla piastra, accompagnate da cornetti al vapore.

A “innaffiare” tanta bontà di cucina casareccia, una bottiglia di Lugana 2002 di Ca’ Lojera. Appena versato nel bicchiere pareva soffrire, al naso, di un’eccessiva maturità da bottiglia, ma dopo pochi minuti ne è uscito di slancio con una nota ossidativa davvero gradevole, in un tangibile ma piacevole contrasto alla frutta matura che si coglie poi. In bocca c’è vita eccome! Equilibrata uniformità espressiva con una ben definita acidità a ricordare ancora una volta come questo territorio “brescian – veronese” con le sue argille sia in grado di creare vini di grande spessore comprovabile nel tempo. Un plauso va certamente alla sempre dolce Ambra Tiraboschi per la tenacia che riesce a trasferire nei suoi vini.DSCN1132

Questo Blog ha come preciso obiettivo quello di rivelare un progetto che naviga nel confuso mondo del vino, cercando di raccontare come lo vivono le persone e, conseguentemente, le aziende che ne fanno parte. Si parla e si parlerà, sempre più, di quello che avviene nelle aziende Camossi, Cantrina e Colline della Stella, ma anche di cose altrettanto interessanti come il lugana di Ambra, i dati della vendemmia, o ancora le mie piccole polemiche. In ogni modo, alcune cose sono raccontate con la dovuta serietà, altre invece devono essere espresse nella miglior forma, per essere in grado di ricordare che il vino, è anche aggregazione e condivisione in alcuni dei momenti più belli della nostra vita.

Ora: stappatevi una bottiglia – quella che vi piace di più, quella che vi va – e bevetene un bicchiere di gusto. Poi bevetene un altro, un po’ per sentirlo meglio e un po’ per prendere lo spunto e il coraggio di scrivere qui sotto il “simbolo di riconoscimento” che vi era stato assegnato all’asilo. Sono certo che vi ricorderete sempre, da qui in futuro, di quella volta che a trentaquattro anni – nel mio caso – avrete svelato in un blog il vostro simbolo. Allo stesso modo ricorderete sempre il vino che vi ha aiutato a farvi “scucire” tale segreto e i più fortunati, avranno modo di ricordarlo unitamente a una splendida serata, magari in compagnia di un caro amico e della sua famiglia.

Quindi, vi ricordate il vostro “simbolo di riconoscimento”?

La vendemmia 2009 in Franciacorta: ecco com’è andata.

Con questo post voglio dare inizio ad un “rito”. Infatti, dalla vendemmia 2009, ogni anno (voglio essere ottimista) pubblicherò le considerazioni di Davide Camoni relative all’andamento della vendemmia, prendendo spunto dai dati tecnici relativi le maturità delle uve e le analisi dei parametri delle stesse, nelle varie zone del territorio. Davide, che io chiamo Davidone per via della sua “ingombrante” mole di bontà, è il responsabile del laboratorio di analisi e di consulenza enologica “Enoconsulting” di Rovato.

G.A.


Dato che per professione “do i numeri”, cedo alle richieste di Giovanni Arcari per commentare un po´ tra le righe (dei certificati che mi passano quotidianamente tra le mani) i numeri di questa vendemmia 2009, con le impressioni che ho potuto percepire tra i miei colleghi, tra gli enologi franciacortini e tra tutti i produttori che ho avuto occasione di incrociare negli ultimi tre mesi.

Ne approfitto per tirare le somme assieme a chi vuole dir la sua.laboratorio%20scientifico

Non cederò, come mia abitudine, a ubriacare il mio interlocutore con statistiche, tendenze, medie… mi sforzerò di menzionare pochi valori significativi con il tentativo di individuare i possibili sviluppi di quest´annata enologica, dati alla mano.

A bruciapelo, penso che probabilmente mi ricorderò dell´annata 2009 come “l´annata degli estremi”: la ventosità, le ore di illuminazione, gli sbalzi termici, la forma di allevamento e le alternanze termiche giorno /notte non hanno mai amplificato così notevolmente le maturazioni come quest´anno. Ho osservato dei modelli di maturazione ripartiti regolarmente da Sud-Ovest (Cologne, Coccaglio, Rovato) a Nord-Est(Ome, Monticelli Brusati); una distribuzione da manuale tra le maturazioni dei vigneti giovani, già pronti ad esser raccolti nella prima decade di agosto, e vigneti vecchi, con forme di allevamento più adagiate, pronte da previsione solo a fine mese; e ho constatato una netta differenza in termini analitici tra i vigneti posti in pianura e quelli in zone più ombreggiate e collinose.

Non pensavo, prima di questa vendemmia che potessero svilupparsi in una zona così minuta come la nostra, differenze così enormi nelle maturazioni dell´uva. Il freddo inverno, l´alternanza termica giorno – notte dei tiepidi mesi primaverili ed estivi hanno sicuramente favorito metabolismi secondari connessi con la produzione aromatica, influenzato lo spessore della buccia e spostato inaspettatamente la ripartizione “acidica” sull´acido malico fino a inizio agosto. Il livello di potassio è stato per tutto il periodo vendemmiale mediamente inferiore di ben 320 ppm (circa il 22% in meno!) rispetto all´anno precedente. Questo parametro influirà il livello di finezza delle basi spumante.

A questo si aggiunga che fino a metà agosto non vi sono stati grossi problemi dello stato sanitario delle uve e solo poche, marginali, zone sono state colpite da grandine. A metà agosto l´inversione di tendenza: il caldo insopportabile con i 40°C di giorno (e i 30 di notte) hanno dimezzato in una settimana il tenore di acido malico, sceso in alcuni casi al di sotto di 1 grammo/litro! Sono stati visualizzati fenomeni di bruciatura dei grappoli, soprattutto nei vigneti più esposti e con verde eccessivamente diradato. Coloro che non sono riusciti a mantener basse le temperature dei mosti appena pressati si cono confrontati con fenomeni di ossidazione.

Fortunatamente il potassio anche in questa fase è rimasto al di sotto dei livelli dell´anno scorso, tamponando se pur marginalmente gli effetti indesiderati del caldo eccessivo. Si può semplificare, concludendo, che le uve raccolte dal 15 al 21 agosto sono quelle che hanno risentito nel bene e nel male degli stress metabolici della pianta.

Nella terza decade di agosto sono stati vendemmiati i vigneti posti a nord-est della Franciacorta, più ombreggiati e freschi i quali, tutto sommato, hanno risentito meno del periodo eccessivamente caldo conservando una buona quota di acido malico, anche al di sopra dei 3 grammi / litro anche quando l´acidità totale, complice il basso tenore in potassio, non era eccessivamente alta.  Alcuni agronomi mi hanno suggerito anche un fortissimo cambiamento nell´attitudine alla spremitura tra le uve raccolte prima del “grande caldo” e quelle raccolte immediatamente dopo. Gli acini, prima “pieni,” si sono leggermente concentrati per evaporazione, e la resa a quintale è diminuita sensibilmente. Alcuni cantinieri mi hanno fatto notare una variazione in torbidità anche di 150-200 NTU dei mosti appena pressati.

Gli enologi si sono concentrati sul livello di acido malico e sul profilo aromatico, nettamente differente nei mosti ottenuti il 10 e il 20 agosto. A fine fermentazione alcolica la percezione aromatica sui due prodotti è stata ancora più evidente.

I produttori con i quali mi è capitato di confrontarmi sono mediamente soddisfatti, sia sulle rese, sia sullo stato sanitario di tutto il periodo della vendemmia e riconoscono una maggiore finezza delle basi spumante rispetto all´annata 2008, un buon tenore in acidità e un buon profilo aromatico.

A prescindere da ciò che un consumatore, un giornalista, un wine lover possa intendere per “buona annata” vorrei concludere che, secondo me, tra gli addetti ai lavori non è l´anno per lamentarsi.

I presupposti per una buona annata ci sono.

Buon Lavoro!

Davide Camoni

I vini de L’espresso 2010: possiamo chiarirci?

Eccoci nuovamente come ogni anno a riflettere sulle indiscrezioni delle guide dei vini. guide_vini2009Dopo il rumore e la frenesia attorno ai tre bicchieri del Gambero Rosso, ecco in edicola la guida de L’Espresso. Devo premettere che per quanto mi riguarda non manderei mai i vini alle guide, ma giustamente, i produttori di TerraUomoCielo, ci tengono e così ogni anno nascono discussioni all’uscita di tali giudizi. Non li manderei mai, in quanto, la base edonistica sulla quale poggiano tali giudizi non permette di capire dove stia il confine tra quello che effettivamente piace al degustatore – valutante e quello che invece “maliziosamente” può premiare a prescindere. Non li manderei mai, poiché le degustazioni sono fatte sì alla cieca, ma poi i giudizi sono dati in una sede privata dopo aver scoperto quale campione corrisponda al tal numero. Avevo già proposto QUI un’idea di come mi piacerebbe fossero svolte queste degustazioni, ma tutti se ne guardano bene… Ma, quest’anno la Guida de L’espresso merita una mezz’ora del mio tempo, la meritano i suoi curatori e soprattutto i vari inviati della stessa, ossia quelli che degustano davvero nella prima fase di giudizio. L’edizione passata aveva visto valutati sia Andrea Arici, sia Cantrina (da qualche tempo presente) e sia Camossi per la prima volta. Come ogni anno il Dosaggio Zero di Andrea, “il base” non si sa mai che fine faccia e può anche starci, senza dimenticare però, che ad aziende così piccole girano “i ciufoli” a non sapere se le 6 bottiglie consegnate siano state degustate o meno. Lo scorso anno, a sorpresa, sono stati inseriti nella guida anche i fratelli Camossi con punteggi di tutto rispetto sia per il Brut sia per il Saten con una nota “straordinaria” per il Rosè con scritto “da rivedere” o qualcosa di simile. Decido così di scrivere ai curatori per manifestare il mio disaccordo, mostrandomi propositivo invitandoli in azienda per un’ulteriore degustazione del prodotto. Mai ricevuto una risposta. A dicembre incontro il “degustatore di zona” alla festa di compleanno di un’amica produttrice in Soave e rinnovo anche a lui l’invito. Morale: quest’anno la guida non ha inserito la scheda dell’azienda. Devo dire che, i vini presentati lo scorso anno erano della vendemmia 2005, quelli di quest’anno 2006. Stesso stile, stesso vino sono pure stato attento a mandargli vini che avessero all’incirca il medesimo periodo di sboccatura di quelli dello scorso anno… Una vendemmia notevolmente più felice rispetto alla ’05 riconosciuta da tutti. Prodotti più integri, tecnicamente migliori, più vivi, edonisticamente di maggior effetto… A questo punto mi chiedo cosa sia successo, se, e quando siano stati degustati. Mi chiedo, e chiedo, essendo la guida una sorta di punto di riferimento per il consumatore, per quale motivo, lo stesso, non debba essere messo al corrente dell’esistenza di questa azienda che, lo scorso anno era ben presente.

Perché?

A proposito di Provincia che collabora per la Provincia…

colonna_cartinaHo avuto modo di leggere una bozza concernente, un protocollo d’intesa tra Area Cultura, Musei, Turismo e Settore Attività Promozionali del Comune di Brescia e l’Agenzia Territoriale Riviera del Garda, attinente a un progetto di promozione turistico – culturale, che vedrà coinvolti, appunto, la città di Brescia e l’area gardesana bresciana. Giovedì prossimo, 8 ottobre, la Giunta Comunale presenterà alla Commissione Consiliare Commercio, Economia e Lavoro, Turismo una proposta di delibera di tale progetto. Mi chiedo se, l’Agenzia Territoriale Riviera del Garda abbia preso in esame la possibilità di coinvolgere anche il consorzio del Garda Classico, impegnato da qualche tempo in un progetto per la rivalutazione del territorio dal punto di vista vitivinicolo. Me lo chiedo perché il vino è un elemento fortemente turistico, in grado di lasciare profonde tracce, nell’animo attento di un turista. Me lo chiedo, e lo chiedo anche al Consorzio come all’Agenzia Territoriale. Me lo chiedo per sapere se esiste, o no, una collaborazione tra enti all’interno di questo progetto, collaborazione oggi più che mai indispensabile nello sviluppo di un territorio. Me lo chiedo, nulla più…