Perchè venire al Festival del Franciacorta

Mettiamo per ipotesi che tu, Uomo, sia un appassionato di motori e magari pure di vini. Mettiamo che in questo momento tu stia uscendo con una donna da poco tempo. Quindi ormoni a mille, voglia di stupire, voglia di promettere, di gestire al meglio la parte, di mostrarle quanto puoi essere profondo, oltre all’ormai (per te) “successo carnale” già dimostrato più volte (fa sempre parte del tuo malato disegno, ma è giusto che tu ci creda).cuore Mettiamo che tu l’abbia conosciuta all’inizio di quest’estate e che, complice anche un’insolazione, tu stia pensando che l’amore estivo non sempre deve andare come ti raccontavano, vent’anni fa’, i vari “Sapore di Sale” anche se il primo approccio con lei lo hai avuto come in quel “gioco della bandierina” con Mario Tessuto alla voce. Mettiamo che in questa coda d’estate tu abbia ancora delle risorse mentali ed economiche da destinare a lei, una sorta di “tuo ultimo tentativo di stupire” non che gli altri siano andati male ovviamente (è sempre un giudizio della tua fantasia, ma va bene lo stesso…) ma un ultimo ci sta sempre. Ultimo prima di “sederti” all’interno di una relazione che durerà mille anni, nei quali ingrasserai e diventerai apatico, fino al giorno in cui lei ti dirà “ti lascio perché sei cambiato, non sei più lo stesso uomo che conobbi nell’estate di cinque anni fa’…bla, bla, bla… mi sono innamorata di Mario ”. Oppure ultimo, perché sai che non la rivedrai più. In ogni caso, non puoi permetterti un’entrata in scena o un’uscita, di basso profilo. Devi stupire. Ci vuole un “fine settimana”. Lei si dovrà divertire sentendosi la protagonista assoluta della tua vita. Dovrai portarla a cena, magari anche un concerto (anche se ti piacciono tanto, eviterei i tuoi amatissimi Iron Maiden) in mezzo al verde, in un posto esclusivo. Levati dal cervello l’idea di portarla al mare o in montagna. Scontato, e poi non ne hai voglia. Vuoi divertirti anche tu. Bene, ti dico a cosa hanno pensato quelli del Consorzio per la tutela del Franciacorta per il decimo Festival che si svolgerà dal 18 al 21 di settembre. Venerdì sera la porti al concerto di Mario Biondi che si terrà nello splendido parco di Villa Longhi a Erbusco. Un concerto esclusivo, mica Woodstock, solo mille persone. La mattina successiva ti rechi alla punzonatura della tua auto per iniziare, in equipaggio con lei, la caccia ai tesori. Per tutto il giorno potrai farla divertire scorrazzandola per le colline franciacortine, tra ville e vigneti e magari ti vinci pure il primo premio! La sera, sempre presso Villa Longhi la porterai a una cena molto esclusiva, anche se non certamente intima (ma a te andrà benissimo, avrai modo di conoscere molte persone tra le quali i produttori della Franciacorta) preparata dal ristorante “da Vittorio” di Brusaporto. Due stelle Michelin e a quanto pare l’unico che possa organizzare una cena di altissimo livello per molte persone.festival La mattina del sabato la porti a fare colazione a Iseo, magari con la macchina nuova, un giro al Festival giusto per farti un aperitivo per poi pranzare con lei in un ristorante che sarò lieto di consigliarti. Tutto questo (con esclusione della colazione e del pranzetto) oltre ad una serie di gadget che vanno dal cappellino alla maglietta al “k-way” e altre cose, a disposizione di ogni equipaggio, nel costo d’iscrizione. Quindi, tu e Lei avrete le cose uguali. Sicuramente le farai passare e passerai un fine settimana insolito, bevendo grandi vini, conoscendo un territorio davvero splendido, allietando le tue orecchie con la calda voce di Mario Biondi e cenato in maniera eccelsa. Nella migliore delle ipotesi te ne andrai con una Maserati e magari, con amore per lei (non ho detto che te la porterai a casa per sempre…). Nella “peggiore” te ne andrai con amore per lei e magari neppure corrisposto. In questo caso non preoccuparti, concentrati sulle altre mille cose splendide che hai visto in Franciacorta, nei vini che ti sei bevuto, nella cena che ti sei goduto e della musica che adesso sta ancora “girando” nella tua testa. Saprai consolarti con un sorriso lungo quanto un giorno.

Erbusco in Tavola 2009

home_16Venerdì 4 settembre si apriranno i cancelli della quarta edizione di Erbusco in Tavola. Un percorso enogastronomico e artistico che metterà in vetrina le arti e i mestieri degli abitanti di quella che è considerata “la capitale della Franciacorta del vino”. Tre diversi percorsi per immergersi in altrettante esperienze enogastronomiche. Ristoranti, forni, macellerie e caseifici, a preparare cose stuzzichevoli oltre alla cena della sera. Noi saremo presenti come Camossi, ma non mancheranno alcuni amici quali Gatti, San Cristoforo e Cavalleri oltre ad altre aziende sempre di Erbusco. Al parco comunale mostre di artisti locali e musica dal vivo.

Tutte le informazioni le potete trovare qui. Vi ricordo che il ricavato andrà in beneficenza al reparto di Neuropsichiatria infantile di Brescia.

Qualcosa da capire

Sarei davvero felice se i miei amici in face book, così come gli appassionati di vino, i giornalisti che dello stesso scrivono, i miei amici fuori dal virtuale e tutte le persone che ancora mi chiedono cosa sia questo mio progetto, cosa sia TerraUomoCielo, “Sentissero” quello che riporto di seguito.

L’altro giorno ho ricevuto questo splendido commento da parte di una donna, una produttrice di vino friulana che mi piacerebbe si facesse conoscere. Nell’attesa, pubblico di seguito il suo profondo argomentare.

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“Mentre stavo leggendo i tuoi post, il mio orecchio ascoltava Fahrenait dove si parla di piccole librerie, presidi culturali nel territorio, che stanno chiudendo perchè non riescono a sostenere i costi e la concorrenza delle grandi catene.
Io con mio marito abbiamo una piccola azienda vitivinicola che la mia famiglia, contadina da generazioni, ci ha lasciato perchè i miei genitori per ètà non riescono a condurre (anche se mio padre, settantottenne, è fondamentale per le potature invernali che praticamente fa da solo, 4 ettari). I miei sono riusciti a mantenere me e i mei fratellii agli studi con questi vigneti e un pò di seminativi, noi dobbiamo arrangiarci a fare anche qualche altro lavoro. Non vogliamo estirpare o dare in affitto i vigneti perchè io sono cresciuta su questa terra e noi abbiamo le conoscenze per continuare ma … quest’anno… è una tragedia. Ho deciso che se il prezzo dell’uva sarà quello che cercano di imporre i grossi produttori, io lascio l’uva sulle viti anche se mi piangerà il cuore (non oso pensare cosa dirà mio padre).
Noi iniziamo giovedì a vendemmiare i pinot, che vinifichiamo da soli ma il Friulano o amato Tocai rischia di rimanere sulle viti. Scusa lo sfogo.”

Credo che in queste parole ci sia tutto. C’è la capacità di dipingere un reale problema sociale, facendo capire che nessuno lo coglie come tale, c’è la consapevolezza che una parte di quella cultura che ci ha cresciuti e formati, ci sta scivolando come sabbia nelle mani; c’è la tenacia e l’orgoglio di non abbandonare un sogno dall’immenso valore umano. C’è la rassegnazione con il rispetto per la terra sempre dritta davanti agli occhi in quel “…io lascio l’uva sulle viti…”. DSCN0133C’è che piuttosto di svendere una cosa tanto bella decide di lasciarla alla terra. Io credo che questo commento sia la prova tangibile del pericolo di una caduta, senza ritorno, di una fetta di cultura importante che se ne sta andando a morire. L’economia dei centri cittadini sempre più a rischio ad appannaggio dei grandi e artificiali “borghi commerciali” creati nelle periferie. Arti come il calzolaio, le sartorie, i cappellai che da generazioni vestono le teste dei cittadini, il macellaio, il forno di famiglia, il fruttivendolo, le librerie ecc. non sono solo attività commerciali ma vere e proprie arti nelle quali alberga una cultura, uno stile di vita. Queste professioni stanno scomparendo e con loro quel carico di saperi appassionati che portano in seno così come quel modo di mostrarci con il sudore, cosa realmente valga il frutto del loro lavoro. La stessa cosa sta accadendo nel mondo del vino. Le famiglie che basano la loro vita sul lavoro contadino e non hanno i mezzi, non solo economici, nemmeno per essere messi in discussione rispetto a chi con il vino detiene un rapporto meramente economico, oggi stanno attraversando momenti di grande difficoltà e stanno rischiando di scomparire e con loro la cultura di un’arte. Nascono associazioni, si cercano di creare iniziative a lato delle grandi manifestazioni enoiche, ma credo che non si faccia altro che “ghettizzarsi” in opere che non lasceranno un gran segno. Almeno questo è il rischio, a mio modo di vedere. Fare qualcosa di più, cercare di crearsi una professione che possa essere d’aiuto, nel limite delle sue possibilità, a qualcuno di questi contadini, a quelli che magari hanno potenzialità, cuore e mente nei confronti di questo lavoro. Qualcosa di concreto che si scosti dall’affannoso modo di anteporre il denaro a ogni scelta e a ogni pensiero. Il mio sogno è quello che, altre persone come me e Nico con la passione per il vino e con l’amore per la propria terra natia, iniziassero consapevoli dei propri mezzi, un percorso lavorativo che non sia solo “lo stipendio alla fine del mese” ma che possa essere utile nel mantenimento di un’arte e di un mestiere straordinario quale l’agricoltura enoica. Questo è ciò che si prefigge di fare TerraUomoCielo.

E’ vendemmia anche in Valtènesi.

E’ tempo di vendemmia anche in Valtènesi, in altre parole su quelle dolci colline moreniche che sovrastano il Lago di Garda occidentale. In questo splendido territorio ancora privo (ma ci si sta lavorando)di quell’identità che lo possa far emergere al rango di una vera e propria zona di produzione vitivinicola, è iniziata la vendemmia 2009. Anche qui, le prime uve raccolte sono per la creazione di metodo classico, infatti, qualcuno si cimenta, pure con discreti risultati, nella produzione di bollicine. vendemmia_2009_017-1Per chi come Cantrina che ancora non si arrischia in tale pratica, le prime uve raccolte sono quelle da mettere in appassimento per la produzione di quello che sarà il “Sole di Dario”, il passito aziendale. Semillon, Sauvignon e a seguire il Riesling adagiate in piccole cassette di legno dopo una scrupolosa selezione e pulitura di ogni singolo grappolo. Nessun acino che presenti rotture o ammaccature è degno di far parte di alcuna di quelle casse, nelle quali l’uva riposa distesa e nessun grappolo sovrasta l’altro. Anche a Cantrina le maturazioni hanno anticipato il periodo di raccolta di circa una decina di giorni e ora si stanno attendendo le analisi degli acini di Riesling. La fermentazione e l’affinamento del “Sole” sono svolti in barrique nuove nelle quali il vino sosta per due anni prima della messa in bottiglia. Un passito importante il Sole di Dario, ricco, dall’imponente struttura zuccherina ma sempre bilanciata da una nota acida che lo rende “snello” e fascinoso nella beva. Chiudendo gli occhi ti par di mangiare albicocche in sciroppo da abbinare assolutamente ad un erborinato ben stagionato, magari un Gorgonzola con due o trecento giorni di stagionatura. Quest’anno, a dare una mano a Diego e Cristina anche Danilo Donati, comunicatore di TerraUomoCielo e mio amico da oltre vent’anni, operante nell’area bresciana. DSCN0401Nella fotografia mentre controlla grappoli di Sauvignon prima di adagiarli in cassetta. Un modo per vivere a 360 gradi il mondo del vino, dalla raccolta alla vendita. DSCN0407In attesa, nei prossimi giorni, della raccolta del Riesling e successivamente delle uve rosse, come Groppello, Marzemino, Rebo, Merlot ecc. per raccontarvi del profumo di mosto che si respira in tutta la provincia da un lago all’altro, in un territorio, quello bresciano, che merita di essere scoperto con grande attenzione.

Conegliano e l’intelligenza nel fare le cose

Capita spesso che io mi trovi a spasso per l’Italia e capita a volte che mi stupisca per alcune cose che mi capita di vedere. Dallo scempio di Taranto, agli eco-mostri presenti in buona parte delle coste italiane ecc… Ma devo assolutamente segnalare un paese che mi è piaciuto moltissimo. Conegliano. Circa quarantamila abitanti nel cuore della zona di produzione del prosecco, una scuola enologica di gran livello, un castello, una zona collinare con le case tutte in ordine, verde e profumi… In sostanza un gran bel posto. Poi mi capita di scoprire che da quelle parti la cultura per le cose buone è gestita con grande intelligenza. Sono stato in un super supermercato che si chiama “Eat’s”. Un trionfo dei migliori prodotti Italiani e non, organizzati in uno spazio nel quale ogni settore è ben ordinato e mostra agli occhi dell’avventore un tripudio di colori e profumi di grande entità. Un’enoteca ben fornita con alcune tra le migliori etichette del mondo(certo, mancano le “mie” tre aziende…), distillati di livello e un competente “cantiniere” per guidare il consumatore nelle scelte. Lasciato il “super supermercato” mi sono recato in un altro posto assolutamente degno di nota. Una cosa notevolmente più contenuta come dimensioni ma figlia di una straordinaria e ben curata idea. Ittiko è il nome di un piccolo negozio a San Vendemiano, attaccato Conegliano, che offre una scelta di prodotti del mare come non ne ho mai visti in vita mia. Dietro il negozio, una cucina prepara in confezione monodose, e non, succulenti piatti di pesce. Dalle granseole al baccalà in diverse varianti, dalle seppie con le verdure ai gamberi fino alle salse sempre di loro produzione. Un piccolo banco per il crudo, nel quale albergano oltre a scampi e gamberoni anche diverse varietà di frutti di mare. Anche qui un’enoteca decisamente più contenuta e anche qui assenza dei “miei” prodotti( dovrò dirlo al mio comunicatore di zona, il talentuoso Roberto Conte).Se avessi vicino a casa posti simili, comincerei a rivalutare la possibilità di cenare nella mia cucina! Beh, se mai dovesse capitarvi di passare da quelle parti, non mancate di fare “un salto” in questi due splendidi negozi. Ne vale la pena.

L’industria del Vino non rispetta l’Arte Contadina

Il caldo torrido di questi giorni non aiuta certamente a mantenere la calma, soprattutto se si è persone che a perdere la pazienza non ci mettono molto. DSCN0088Succede, in quest’agosto vendemmiale in un anno di vera crisi nel quale è necessario investire il doppio per ricavare la metà, che i nodi vengano al pettine e che, chi ha deciso di buttarsi nel mondo del vino più per investire dei “soldi d’avanzo” che non per continuare a fare di un’attività un modo per salvaguardare una cultura e mantenere vive le radici di una tradizione, succede appunto, che continui a rimarcare il suo interesse meramente economico danneggiando tutti. Danneggia l’immagine di un territorio, danneggia le persone che con l’attività vitivinicola campano e danneggia un sistema che si è costruito in tanti anni di duro lavoro. Così, in una fiaba d’agosto che poi tanto fiaba non è, arrivano alle mie orecchie, già infastidite dalla calura, voci di qualcuno che si permette di svendere l’uva facendosi beffa di chi lavora davvero. Qualcuno che di danni ne ha già fatti parecchi: dall’incapacità di produrre un vino di qualità perché privo di quella sapienza necessaria che poco dopo si è tramutata in una resa senza precedenti che l’ha costretto a “calare le braghe” per svendere quattro bottiglie (leggi qui) fino alla totale mancanza di rispetto per il territorio che lo ospita. diego cantrinaCosì oggi, in netta difficoltà, può tranquillamente svendere le uve, incurante del danno che sta arrecando a tutti quelli che con quest’attività portano a casa il pane per la famiglia. Applicare una logica di mercato industriale a un prodotto come il vino trovo sia di una pochezza umana davvero imbarazzante. DSCN0127Il vino non è qualcosa che si stampa, non è qualcosa al quale dare forma in un maglio e non è nemmeno solo l’evento “figo” nel quale persone vestite da prima comunione fanno i brillanti destreggiandosi tra calici e musica. Il vino lo produce il contadino e fare vino significa storia, cultura e amore per una natura sempre meno tutelata della quale ci accorgeremo solo quando non ne avremo più. Certe persone credono che il denaro gli possa permettere ogni cosa. Intendiamoci, ogni attività è avviata per un guadagno ma credo che ci si possa arrivare con maggior coscienza e maggior rispetto. Il denaro deve essere la conseguenza di un’attività e non di certo lo scopo unico. A loro vorrei ricordare che signori si nasce e che, loro, non avranno mai la speranza di poterlo diventare.

Si comincia: La vendemmia in Franciacorta

Per chi dovesse addentrarsi in Franciacorta in questi giorni, un consiglio è d’obbligo: non arrabbiatevi se doveste trovare qualche rallentamento, qualche piccola “coda” di veicoli a passo lento, poiché in testa al “serpentone” c’è sicuramente un trattore, trainante un carro colmo di cassette piene d’uva. DSCN0096Non abbiate fretta e approfittate per godervi il paesaggio verde come non mai. Infatti, siamo entrati nel pieno della vendemmia, nel clou di quello splendido rito che vedrà trasformati i frutti della natura in uno dei più straordinari prodotti che esista al mondo. Il Vino. In realtà Andrea ha iniziato la scorsa settimana raccogliendo una parte di Pinot Nero, mentre Claudio e Dario hanno cominciato il raccolto questa settimana, sempre con il Pinot Nero. Terreni diversi, maturazioni in tempi dissimili e come ho sempre detto alle persone che sono venute a trovarci in cantina, aspetto dei grappoli diverso. Nella prima fotografia la mano di Andrea che “brandisce” un grappolo notevolmente meno compatto rispetto a quello nella mano di Claudio. Il primo viene dal vigneto in località “Loda” sovrastante Gussago nell’estremo est della Franciacorta, mentre l’altro da Paratico, in altre parole il confine ovest del medesimo territorio. DSCN0126Le uve sono splendide, ma la calura e l’umidità di questi giorni impone ritmi serrati e non concede soste. Buona vendemmia!

Ultima tappa e ringraziamenti.

Lasciato quel paradiso, che risponde al nome di Sassello, alle dieci esatte di domenica mattina ho imboccato la via di casa. Invece di passare per Piacenza e Cremona, come faccio sempre, ho deciso di attraversare Pavia, Lodi passando per Treviglio per poi giungere in Franciacorta. Una delle strade più dissestate che abbia mai percorso. Buche, rattoppamenti che formano dossi pericolosi per un mezzo come la vespa ma non solo. orini vespaUna fetta d’asfalto che taglia in due le più varie colture agricole. Qualche collinetta completamente vitata a farmi ricordare che la vendemmia è più vicina che mai. Il mio viaggio è giunto al termine ma non per questo sono malinconico e abbacchiato, anzi, porterò per sempre nel cuore ogni chilometro percorso così come le persone che ho avuto modo di conoscere in questa ennesima splendida esperienza. Ringrazio il Sole che non mi ha abbandonato nemmeno un secondo durante tutti i 2560 chilometri percorsi. Ringrazio Laura Castelletti per il supporto “bloghistico” e per l’amore e la passione per la città di Brescia, che lascia trasudare da ogni suo post. Una collaborazione che vorrei tanto continuare. Un grazie ad Anna Valenti senza la quale, come ho già detto, questa collaborazione non sarebbe mai esistita. Un grazie a Franco Ziliani che ha saputo ironizzare nei momenti più opportuni, facendomi percorrere molti chilometri con il sorriso stampato in faccia. Grazie a Francesco Orini per avermi dato “asilo” per due notti sul suo camper ad Arezzo. A Riccardo Vendrame, per il suo divertente essere monotematico e per aver capito da me e da Alessio Uaraz, che ringrazio per la sua straordinaria ironia, che a volte si sbaglia nel giudicare le persone. A Stefano de “I tre bicchieri” di Arezzo per aver dato da mangiare a uomini affamati, anche se all’inizio si è mostrato scettico. A Tiziana e Letizia per avermi tollerato in una notte anconetana e Aldina, per avermi detto di non cambiare mai e per avermi dato la speranza di conoscere Margherita Buy e, forse, Isabella Ferrari. A Rocco Cipollone per la simpatia e lo splendido pranzo da Peppino. A Marina Cvetic, per l’ospitalità nel castello e l’amicizia che sempre mi dimostra. A Peppino, Angela, Nicola e tutto lo staff di “Villa Maiella” per saper trasformare i miei sogni in piatti indimenticabili.IMG00114-20090726-1315 All’anziano signore che, a una rotatoria a Roseto degli Abruzzi si è messo a “smadonnare” con veemenza nei confronti di un altro automobilista reo di essere passato prima di lui. Si è fermato in mezzo alla strada, è sceso dall’auto, si è messo a imprecare per un paio di minuti buoni fermando il traffico, mentre il “colpevole” era ormai a chilometri di distanza, ignaro di tutto. Una scena esilarante! A Eleonora Passaretti, castellana tra le castellane e autentica rivelazione. A Bibiana La Rovere, per aver aggiunto quella poesia che nell’anima di un viaggiatore, non dovrebbe mai mancare. A Gemma e Massimo per l’ospitalità in terra toscana e per aver definito, esageratamente (troppo buoni), il mio commento concernente il loro B&B, “ un spezzone di un bellissimo libro chiamato Toscana”. Ai poliziotti che mi hanno fermato dalle parti di Forte dei Marmi e che impietositi dalla mia faccia nera dallo smog, hanno chiuso un occhio. Al forum di Vespa on line, per aver segnalato il mio viaggio e ai vespisti incontrati a Deiva. A Marcello, Dorika e Maria per l’ospitalità sassellese e per i sorrisi che dispensano sempre nei miei confronti. E in fine alla mia Vespa, che nonostante l’età si è dimostrata anche questa volta un vero cavalo di razza, a prescindere dai colpi di tosse e dai piccoli acciacchi. Grazie.

Sassello 2009: nel segno della “Land”

Circa otto anni fa’, una coppia di amici di passaggio a Sassello è stata rapita dal fascino di questo paese a nord di Savona, al confine con il Piemonte. Paese famoso, da un punto di vista gastronomico, per i suoi amaretti, che hanno rappresentato negli anni passati una grossa fetta dell’economia locale. In una giornata uggiosa, non sapendo che fare, si sono messi a curiosare nella bacheca di un’agenzia immobiliare che brulicava di annunci di casali da risistemare, sparsi nelle piccole colline che circondano il centro. sassello2Armati d’entusiasmo e di ombrello, si sono lanciati nel tour e subito si sono innamorati di un casale nella località denominata “La Doria” a ottocento metri dalla piazza del paese ma completamente immerso nella natura. Una breve e ripida salita prima di un tratto sterrato al culmine del quale lo sguardo spazia in una vallata a pascolo, circondata da boschi di noccioli e castagni in una posizione dominante rispetto al “nucleo urbano”. Caprioli, cinghiali e lepri allo stato brado s’incontrano quotidianamente come incontrastati protagonisti di queste terre. Due nuclei in pietra divisi da un piccolo cortiletto nel quale stanziare un tavolo per pranzarci, diventa la cosa più naturale del mondo. La casa all’acquisto era poco più che un rudere, ma la tenacia, la capacità di saper guardare oltre e la costanza che Marcello e Dorica hanno messo in campo in pochi anni, ha fatto sì che quel “cumulo di macerie” acquisisse un’anima. Ogni fine settimana la partenza da Brescia, senza stagione e incuranti del meteo per dare, passo dopo passo, forma ai loro sogni. A Sassello l’inverno è cosa seria, l’ultimo appena trascorso ha visto circa tre metri di neve con temperature di oltre quindici gradi sotto lo zero. Marcello ha una predilezione per il “fai da te” che spazia dalla carpenteria leggera alla fine falegnameria fino all’edilizia; Dorica che, anche quando era in dolce attesa di Maria, non ha mai rinunciato ad aiutare il “provetto artigiano”. Così, pietra dopo pietra hanno trasformato quegli spazi in una bellissima casa. Un restauro conservativo sia esterno, sia interno, dove si è cercato di recuperare arredi figli della ruralità di quelle colline. Bauli, tavoli e vecchie ghiacciaie adibite a porta bottiglie, madie e armadi ripresi per dare dimora a vettovaglie e vestiti. Ha fascino questa casa e non sono l’unico ad essersene accorto. IMG00143-20090808-2021Ogni anno a giugno si festeggia il compleanno di Maria. Una “carovana” di persone parte da Brescia. I primi si dispongono in casa, i più organizzati portano le tende. Uno stuolo di famiglie con bambini al seguito e qualche adulto che di voglia di diventare “grande” non ne ha nemmeno un po’ (io, per esempio) trovano in quella natura uno spazio senza tempo. C’è chi si mette al fuoco a cucinare la carne e chi spilla la birra e ogni anno l’irrinunciabile “fagiolata” del Marcolini, che consiste in una pentola su fuoco vivo nella quale albergano, oltre ai fagioli, qualunque cosa di commestibile gli capiti tra le mani. Un piatto interessante, quasi da studiare se non fosse che per digerirlo è necessario portarsi Geffer in abbondanza. La casa è sempre un cantiere aperto. Opere concluse tutte al 99% perché nella vena artistica di Marcello alberga quel giustificato senso d’incompiuto, figlio dell’entusiasmo e della voglia di iniziare qualcos’altro. Le novità di quest’anno sono una veranda a vetri, adiacente alla cucina, con un piccolo tavolo dal quale si può cenare guardando le stelle e la famosa “Land” (nella foto) uno dei sogni nascosti dell’uomo di casa. Sassello, non costituisce una tappa, ma un luogo importante nel quale rilassarmi e vivere per qualche giorno in una dimensione completamente aliena dalla routine quotidiana. La fotografia(sopra) ritrae l’attimo in cui stanno per partire per qualche giorno di mare in Corsica quindi mi sono fatto quattro giorni solo, “adottato” per cena da una coppia di amici genovesi prima (Margherita e Fausto) e da un’altra sempre di genovesi ma trapiantati a Milano poi(Nadia e Cristiano) che ringrazio di cuore. Devo tornare al più presto in questo mondo fuori dal mondo!

Quinta tappa: verso Sassello

Svegliato di buon ora dal frastuono di un bambino iperattivo, che ha deciso di sostituirsi al canto del gallo, decido di radunare armi e bagagli e di rimettermi in marcia. Giunto a Pisa imbocco l’Aurelia fino a Lido di Camaiore per poi farmi un pezzo di costa fino Sarzana, per poi riprenderla e giungere a La Spezia. Da li, tutto cambia. passo del braccoL’ho percorsa tutta fino Varazze, l’Aurelia, poco prima si Savona. Un “sali scendi” meraviglioso spesso con il mare negli occhi e nel naso. L’aria fresca e asciutta e il traffico praticamente nullo, prima di giungere e attraversare Genova. Ho valicato il Passo del Bracco per poi discendere verso Chiavari, Rapallo, giretto a Portofino poi Genova, Varazze per poi continuare per ventitré chilometri verso nord, verso Sassello. Una strada davvero splendida che potrei paragonare solo alla statale 113, ovvero, quella che collega Messina a Palermo che ho percorso, sempre in vespa, quattro estati fa’. Mi sono fermato per un caffè dalle parti di Deiva e ho conosciuto un gruppo di vespisti di Genova, diretti in Toscana, con i quali ho scambiato quattro parole sull’entusiasmante percorso. Giunto a Sassello dopo ben 2250 chilometri in una settimana, decido di fermarmi per qualche giorno prima di giungere a casa. Un viaggiare davvero stupendo questo mio “tappeggiare” per l’Italia. vespa stradaE’ un paese ricco di fascino il nostro, pieno di posti da scoprire, di tradizioni e culture tanto diverse quanto curiose. Bellissimo è perdersi in ore solitarie di un viaggio nel quale la cosa che conta non è dove andare, ma semplicemente andare. La barba è lunga e la faccia bruciata dal sole con l’inevitabile segno degli occhiali, ma lo spirito è lieto e presto vi racconterò di Sassello.