Dario Dattoli

Oggi è anche l’undicesimo anniversario della scomparsa di Dario Dattoli, storico ristoratore bresciano e grande appassionato di vino. Infatti, è grazie alla sua caparbietà se oggi esiste l’Azienda Agricola Cantrina. L’ho conosciuto poco, Dario, ma ogni volta che potevo andavo a cena da lui, nella splendida cornice di Castello Malvezzi. dario-dattoliE’ stato un antesignano della grande cucina cittadina e la sua cantina al Castello era davvero qualcosa da pelle d’oca. La sua passione per il vino traspirava come la sua cultura per lo stesso e così decise di creare, verso la fine degli anni ’80, quella che oggi è Cantrina, segnando per sempre la vita di Cristina. E’ stato, infatti, questo infausto destino a portare Cristina nel mondo dell’agricoltura enoica per continuare il sogno di un uomo, che poi è diventato inevitabilmente anche il suo.

Gianni Masciarelli

E’ trascorso un anno dalla scomparsa del mio caro amico Gianni Masciarelli e il ricordo di Lui è sempre vivo nel mio cuore, soprattutto in questi giorni in cui mi trovo in Abruzzo. Pubblico così la lettera che lo scorso anno venne riportata sul blog Vino al Vino di un altro caro amico, Franco Ziliani.

G.A.

Sono partito alle 16 e 30 di un afoso sabato pomeriggio. Avevo deciso di arrivare a Pescara in aereo, ma poi, visto che in Abruzzo ci sono stato quasi sempre in moto, ho optato per la stessa. Un caldo tremendo, scandito dal traffico del grande esodo di inizio agosto.gianni_masciarelli
Un passo dopo l’uscita di San Benedetto del Tronto comincia l’Abruzzo. Quante emozioni e quanti ricordi nei viaggi che facevo per andare a trovarlo. Da quel punto in poi, tutta la mia concentrazione era rivolta esclusivamente a quella serie di domande che dovevo porgli, in maniera chiara, senza fargli perdere troppo tempo.
A Gianni le perdite di tempo non piacevano. Lui era per la concretezza delle cose. Se lui ti parlava della terra, ti portava a vederla camminandoci sopra. Se parlava di mare, si scendeva fino a toccare l’acqua,per poi rifugiarsi in un ristorante ad assaporarne i frutti. Se parlava di grandi vini, stappava bottiglie di grandi vini.
Da lui ho capito che la concretezza delle cose dà forza alle idee, che credere in una passione significa a volte dover andare contro tutti e tutto, ma senza il terrore di sentirsi soli.
Da lui ho imparato che devo difendere a tutti i costi ciò in cui credo, ma con la corporeità delle mie convinzioni. Così, spesso, le mie domande trovavano risposta ancor prima di essere poste.
Adesso mi trovavo li, ad un’ora di strada da San Martino sulla Marrucina e per la prima volta non avevo nulla a cui pensare. Il sole ormai era scomparso quasi del tutto, lasciando posto ad una sorta di “malinconia cattiva”.
Per la prima volta mi è parso che all’Abruzzo mancasse qualcosa. La mattina dopo, scendendo dalla strada che collega Guardiagrele a San Martino, mi accorsi subito dell’importanza dell’ennesimo “evento” organizzato da quel caparbio abruzzese. Le autovetture erano parcheggiate su entrambe i lati della strada, almeno due chilometri prima della cantina.
Erano tutti lì. Dal giornalista affermato al famoso produttore umbro, al sindaco e tutte le autorità di San Martino. C’era il rappresentante pugliese, diligente nel suo abito scuro con moglie al seguito. E il “Barone” di Milano (chiamo così, con simpatia, i rappresentanti di lungo corso) nel suo maglione giallo poggiato sulle spalle.
Per non parlare del signore venuto dal Giappone, preciso e composto nel suo “giacca- pantalone- cravatta” nonostante la calura del sole abruzzese di una domenica d’agosto.
Non ho mai visto così tanta gente ad un funerale. Ad ognuno è stata data una rosa rossa e il signore giapponese se l’è affissa all’occhiello della giacca con straordinaria sobrietà. Tutta San Martino era li, come i tanti veri amici che Gianni ha potuto apprezzare nel corso della sua vita.
Nella piazza di fronte alla chiesa una tensostruttura allestita per “l’occasione”, con centinaia di seggiole. Il fragore degli applausi ha accompagnato Gianni all’uscita dalla chiesa.
Nel percorso verso il cimitero, passando attraverso il paese, non c’era una finestra aperta e il silenzio composto delle persone,faceva da cornice alle colline abruzzesi e ad un cielo incredibilmente azzurro.  Se n’è andato così, con il suo famoso cappello bianco, con il quale è stato ritratto in moltissime fotografie, poggiato sulla bara, un uomo che ha saputo dare prima ancora di prendere.
Per quanto mi riguarda, una persona con un cuore davvero grande,che ha saputo trasmettermi la capacità di amare la mia passione,con sentimento,per poi farne un lavoro che oggi è la mia vita. Ma come direbbe lui; “Giovà…ma questa è un’altra storia!”.
Addio piccolo grande uomo abruzzese, lasci in me,un vuoto grande quanto la passione che hai sempre mostrato per la tua terra. Ciao Gianni…”
Giovanni Arcari

Seconda tappa. Da Arezzo ad Ancona

E’ molto difficile scrivere e pubblicare in tempo reale data la precarietà delle mie soste e la continuità dei miei spostamenti conditi da una discreta dose di lavoro, ma ce la sto mettendo tutta. Salutato gli amici, domenica mattina alle 11 mi sono rimesso in strada. Come già detto il programma è cambiato e mi sono spostato ad Ancona. DalConeroQuattro ore di viaggio in un percorso straordinario nel mezzo della natura più variopinta, sulla strada che da Arezzo, passando per Cortona, porta a Gubbio. Profumi di lavanda, fiori e resina in un tragitto tutto mio dove ho incrociato, si e no, una trentina di auto. L’aria fresca ha reso ancor più godibile lo spostamento. Da Gubbio ho proseguito in direzione di Passoferrato, Moie e Jesi prima di giungere ad Ancona. Appena arrivato ho risalito il promontorio del Conero in direzione Sirolo e Numana per giungere a Portonovo dove ad aspettarmi ho trovato l’amica Tiziana. Subito un bagno a mare e subito i piedi “squartati” da qualche guscio di conchiglia. La sera, abbiamo deciso di cenare in spiaggia, al ristorante “Giacchetti” considerato uno dei migliori (se non il migliore) di Portonovo. Oltre a me e Tiziana anche due amiche, ovvero Letizia e Aldina, che per altro lavora nel mondo dello spettacolo e ha avuto modo di collaborare con artiste del calibro di Isabella Ferrari e Margherita Buy, ovvero due delle donne che maggiormente mi affascinano nel mondo della cellulosa. In sostanza l’ho tediata tutta sera. Il Conero è davvero uno spettacolo della natura e la cucina di Giacchetti è davvero una bella rappresentazione di quel territorio. Crudo di pesce per iniziare, con ostriche “mirabili”, un fritto di paranza preceduto da una tagliatella sublime. Due bottiglie di Franciacorta prima di degustarci una magnum di Verdicchio “Vigna delle Oche” di San Lorenzo del 1997, buono ma con qualche difettuccio di troppo e non certo causato dalla “veneranda” età. Una giornata davvero splendida, un viaggio affascinante. La vespa ora scoppietta e la macchina fotografica mi ha abbandonato, ma domattina riparto verso sud, in l’Abruzzo.

La prima tappa

Partito alle 9e30 da Corte Franca, con le narici pregne del profumo dell’uva mentre invaia, ho percorso tutta la Pianura Padana. Via Parma, Modena e Bologna per poi buttarmi attraverso gli Appennini con dei curvilinei sali scendi fino Prato e poi Firenze e ancora Arezzo. Più di 10 ore di Vespa per circa 500km. Uno “strappo” lungo il primo, il più doloroso, il più sentito. Le vertebre si sono radunate tutte sul fondo per indire uno sciopero, il sedere riporta evidenti “stigmate “ e i jeans sembrano la “sindone”.P1030535Sono a pezzi, ma la prima tappa mi carica sempre, mi da la forza per le successive. Ho pure sbagliato strada, anche se non dovrei dirlo. Giunto a Pontassieve, ho seguito per Forlì invece che per Arezzo perdendo circa un’ora. La vespa a parte qualche “singhiozzio” dovuto all’età si è comportata benissimo. Splendida la strada percorsa da Bologna a Prato, passando da Castiglione dei Pepoli fino a Passo di Monte Citerna, per poi ridiscendere fino a Vaiano. Strade strette, di montagna, con qualche piccolo abitato ed un distributore ogni tanto. Un altro pezzo splendido è quello che congiunge Pontassieve ad Arezzo passando per Reggello e Loro Ciufenna. Ho quasi terminato i miei due giorni ad Arezzo con questa improvvisata compagnia. Questa mattina ci siamo arrampicati fino al centro della cittadina toscana e verso le 12 ci siamo fermati per un lungo aperitivo. Ah, siamo in quattro, oltre a Francesco Orini e Riccardo c’è pure Alessio, “reincarnazione” di Renato Pozzetto. Un altro singolare personaggio è Matteo giovanissimo agricoltore in una famosa azienda della zona classica del Chianti, il quale mi ha tenuto una mini lezione, con contributi video, di Tango Argentino sua grande passione. L’aperitivo è stato proprio lungo nel ristorante – enoteca “Itre bicchieri” gestita dal simpatico Stefano. Abbiamo accompagnato un piatto di prosciutto toscano di maiale bianco e del pecorino, con un Sauvignon 2004 di Peter Dipoli, in prima battuta, per poi buttarci su una splendida bottiglia di Annamaria Clementi 1998 della quale però mancava la data di sboccatura, ma in ogni modo un gran vino. Dalla Franciacorta a Soave con il Contrada Salvarenza 2002 di Gini per poi giungere alle ciliegie mature di un Pinot Nero Carlotto del 2007. Per “sgrassare” il tutto abbiamo chiuso con uno champagne Bonnaire Rosè, anch’esso privo della data di sboccatura. L’ormai merenda si è conclusa in una gelateria del centro, dove ho degustato un gelato al cacio e pere davvero ottimo.Tornati al Camper molto felici, ci siamo preparati per il concerto di Vinicio Capossela. Abbiamo quindi rifatto, per l’ennesima volta, quei 5 km che dividono il “microcosmo” del Camper dalla “vita reale” (io volevo un taxi!). Prima di entrare, una birra artigianale e un hamburger di chianina con salse naturali fatte dalla signora che, meticolosamente, componeva i panini. L’itinerario è cambiato. Tra poche ore partirò alla volta di Ancona per poi scendere fino in Abruzzo il lunedì sera, dove un amico ha pensato bene di farmi tenere una degustazione.

Equipaggiamento di bordo

L’altra sera al telegiornale, in occasione dei quarant’anni dello sbarco sulla Luna, ho sentito dire che in quella navetta e in tutte le apparecchiature utilizzate per far giungere un paio di persone a piantare una bandierina, nel luogo che è stato poi d’ispirazione per Gianni Togni, era racchiusa una tecnologia inferiore a quella di un attuale telefono cellulare. Ora che sto preparando lo zaino, questa frase mi è compagna. luna_06Dico, se questi con così “poca” tecnologia sono arrivati sulla luna, io con una Vespa e un Black Berry fino a dove diavolo mi posso spingere??? Bene, decido così di limitare al minimo indispensabile il carico di vestiti, mentre, preparando, lo zaino sono alle prese con un Pinot Nero del quale scriverò prossimamente. Lo zaino è, naturalmente, un “Invicta Monviso 3” già utilizzato in avventure quali “Inter Rail” ‘93, giro dell’Adamello e delle Dolomiti ’98 in Vespa, giro d’Italia 2005 sempre in Vespa… in sostanza un cimelio. Ben 11 maglie di tre colori diversi, ma tutte della stessa marca, riportanti la scritta quasi inquietante “Cotone organico”. Un costume da bagno, uno scampolo che chiamo pareo, qualche paio di calze, mutande, infradito, un maglione di cotone, cerata da vela in due pezzi, un bermuda, un jeans d’emergenza, “All Star” ai piedi, Ray Ban d’ordinanza, mezzo sapone da bucato e il necessario per l’igiene. C’è tutto!

 

Si parte! (ma si torna presto)

Ho deciso di partire per lasciarmi alle spalle, per qualche giorno, il lavoro e le preoccupazioni, i casini e la poca chiarezza, i pensieri “storti” e lo stress, il nervosismo e le incazzature. Da gennaio non ho più avuto né sabati né domeniche e ora non riesco più a scindere la vita privata da quella lavorativa. Un delirio assoluto che necessita di uno stacco impetuoso prima del probabile ricovero. esterne121458271201150524_bigVenerdì mattina a bordo della mia Vespa 125 del 1981, con zaino nel portapacchi posteriore e sacco a pelo in quello anteriore, (e per fortuna che non suono la chitarra) partirò alla volta di Arezzo per raggiungere gli amici Francesco e Riccardo, stanziati nel camper del primo. Un paio di giorni per godere, nella sera di sabato, della voce di Vinicio Capossela per poi ripartire per Roma (ma nulla è certo) e da li attraversare l’Abruzzo per vivere da “castellano” un paio di notti nello splendido Castello di Semivicoli e una notte dal grande Peppino di Villa Maiella, per sincerarmi che il suo sorriso sia sempre lo stesso e che la sua chitarrina al pomodoro sia sempre grande. Da lì non so, in quanto la vendemmia comincia presto e quest’anno ho deciso di raccontarvela con qualche fotografia per ognuna delle tre aziende. Una decina di giorni quindi, non di più. Logicamente mi porterò il computer (anche se Nico appena leggerà questo post mi darà del pirla) in modo da potervi raccontare gli spostamenti e le tappe, i vini che mi scolerò, i piatti che divorerò e i luoghi che attraverserò a bordo del mio PX. Ma c’è una grande novità della quale sono davvero entusiasta! Infatti, ciò che scriverò in questo blog, sarà riportato su di un altro blog che tratta dinamiche non proprio enoiche, ma che è curato da una persona che ama e che vive la città di Brescia (la mia città) e la sua “arlecchinesca” provincia. Sarò, per questo breve periodo, una sorta di “inviato itinerante in vespa” per le pagine di Laura Castelletti, donna brillante e intelligente che ho avuto la fortuna di conoscere lo scorso anno durante la festa di compleanno dell’amica Anna. pubb-acmaE’ proprio ad Anna che devo i miei più sentiti ringraziamenti per questa insolita collaborazione. Infatti, la scorsa settimana, davanti ad un bicchiere di vino, chiacchierando del più e del meno, mi ha informato del blog di Laura, nel cui slogan campeggia una scritta che non ha potuto non colpirmi al cuore “Brescia per passione”. La passione, quell’irrazionale e ingestibile sentimento che muove le mie “gesta” nel mondo del vino, è lo stesso che muove quelle di Laura nel mondo della politica e proporle una collaborazione mi è sembrata una delle cose più naturali del mondo. Sia ben chiaro che per un anarchico quale sono, questa collaborazione non riguarda di certo e non è alimentata da alcun colore politico, ma rappresenta per me l’occasione di unire la passione per il mio lavoro e per la mia città, con una persona che stimo e della quale non ho dubbi alcuni sui buoni propositi che ha sempre professato anche in campagna elettorale. Anche perché, quando si antepone realmente la passione ai più materiali interessi, non vi è mai il bisogno di raccontare frottole, poiché basta comunicare con il cuore e soffrire con lo stomaco. Per ciò a presto, il blog non chiude per ferie.

 

P.S. Grazie di cuore ad Anna Valenti, senza la quale questa “cooperazione” non sarebbe nemmeno un’idea. 

Esiste anche la Vallecamonica

Quando ho aperto questo blog ho inviato a tutti i produttori della provincia di Brescia (con l’aiuto dell’Ente Vini Bresciani e del Consorzio Franciacorta) una lettera che affermava quanto segue:

valle

“Gentili Produttori,

 

Con questa mail sono a informarvi della nascita del mio blog TerraUomoCielo (http://terrauomocielo.org/). Una piattaforma per raccontare l’omonimo progetto fatto di Aziende Contadine produttrici di vino, nella provincia bresciana. Oltre a scrivere di cosa avviene nelle aziende da me seguite, in questo spazio web si parlerà di tutto ciò che accade nei territori vinicoli di Brescia: dalle problematiche consortili a quelle territoriali, alle difficoltà di alcuni contadini, alle perplessità di altri ecc. Senza timore alcuno. In questo spazio ognuno di voi potrà intervenire con commenti alle cose da me riportate, oppure se vorrà potrà inviarmi lettere che saranno pubblicate, sia in forma anonima che non, a vostra discrezione. Potrete scrivere ciò che volete inerente al mondo del vino nella nostra provincia. Nulla è a pagamento, nessuno vi richiede denaro ed entrare nel blog è altrettanto gratuito, né tanto meno vi si chiede di far parte del progetto o di una sorta di associazionismo. Parlando della mia provincia dal punto di vista dell’enologia, mi è sembrato corretto avvertire i veri protagonisti di tutto questo. Voi.

Il blog è visitato in larga parte da giornalisti ma anche da ristoratori, rappresentanti e appassionati competenti.  Il blog è una mia personale iniziativa per diffondere il verbo della Cultura Contadina, fulcro di ciò che deve essere il vino, cominciando dalla terra in cui sono nato”.

 

Qualcuno mi ha risposto ringraziandomi, altri mi hanno chiesto informazioni, alcuni seguono quotidianamente il blog qualcuno mi ha invitato in cantina, qualcun altro mi ha chiesto quanto costasse essere recensiti e altri hanno invece deciso di ignorare la cosa. Evidentemente, gli ultimi, non hanno bisogno di nulla ed io adoro chi non ha bisogno di nulla! Il primo a scrivermi, in un’ampia e circostanziata mail, è stato Enrico Togni dell’azienda agricola “Togni e Rebaioli” di Boario Terme, firmandosi orgogliosamente “ Viticoltore di Montagna”. Enrico, che certamente più di altri ha capito il senso del mio progetto e di questo blog, non ha esitato a invitarmi per visitare la Vallecamonica. Così lunedì 13 luglio sono partito alla volta della “Valle delle incisioni rupestri”. Enrico, oltre ad essere l’unico produttore di vino a tempo pieno nella Valle, è anche il presidente di un consorzio che oggi conta sei associati e addirittura una cantina sociale. La mia visita è iniziata con una degustazione dei vini che nascono nei 2,8 ettari di Enrico. Oltre alle bottiglie in commercio ci siamo soffermati a lungo a degustare le masse che ancora riposano in botti; Nebbiolo, Barbera, Marzemino oltre al merlot che regna sovrano nella valle. Vini decisamente da bere, a tratti rustici con un tannino vivo e muscoloso, con acidità ben sostenute nelle lunghe macerazioni che fa svolgere ai suoi vini. Dopo la visita ai vigneti aggrappati alla roccia, ci siamo spostati in un’altra cantina quella del simpatico Alex ovvero L’Agricola Vallecamonica. Come da Enrico una piccola degustazione ma solo dei prodotti in commercio, tra i quali un bianco ottenuto da Incrocio Manzoni. Ho visitato dei vigneti splendidi, incastonati tra verdi pascoli e mucche allo stato brado. Una natura ancora intatta, con l’aria che profumava di fieno. L’ultima tappa è stata presso la cantina sociale, ancora in costruendo. Una realtà da circa cinquantamila bottiglie e undici soci conferenti. Davvero un territorio interessante, un’agricoltura eroica nella produzione di vini, che però, non riescono ancora a rappresentare e a chiarire l’identità di questo territorio. Nelle tre aziende visitate ho degustato vini dallo stile e dai gusti completamente diversi. C’è chi appassisce e chi no, chi utilizza quasi esclusivamente Merlot e chi meno, chi utilizza troppo legno e chi non lo “utilizza per niente”… A tutti quanti ho chiesto dove fosse l’identità riscontrabile nei vini della Valle, ma nessuno ha saputo rispondermi con eloquente chiarezza. Nelle vigne che erano del nonno, Enrico ha trovato e ha fatto analizzare un vitigno denominato “Erbanno”. Un’uva a bacca rossa simile per certi versi al Lambrusco. Ne ha fatto una selezione clonando le piante in vivaio, per poi coltivarle nella sua terra. Il tutto naturalmente a sue spese sia per quanto concerne la parte meramente economica, sia per quella dell’impegno e della dedizione, che sta mettendo, nella sperimentazione di quei frutti. Oltre a questo curioso vitigno, Enrico ha pure un clone particolare di Nebbiolo che, a quanto pare, è diverso rispetto a quello di Langa e a Quello dei cugini di Sondrio. Ora il mio quesito è abbastanza scontato, in altre parole avviare in tutto il territorio e da parte di tutti (perché una rondine da sola non fa di certo primavera) una sperimentazione coatta dei vitigni sopra citati, cominciando dall’Erbanno. Il territorio è davvero splendido, ma credo che l’impegno di tutti sia assolutamente necessario per dare una sorta d’identità a questa Valle, nella quale vedo un ottimo potenziale che, necessita gioco forza di norme precise e uguali per tutti. Il mio augurio è di vedere già dal prossimo anno un maggior coinvolgimento da parte di tutti i produttori, consapevoli di voler proseguire con intelligenza nella coltura della vite in Vallecamonica.