Con Maurizio Zanella conversando di Franciacorta

In poco più di venti giorni di apertura ai motori di ricerca di questo blog, nei quali ho raccontato, “criticato” (con il fine unico di un dialogo proficuo e non disfattistico come ha detto qualcuno) , dibattuto e dove mi sono potuto gongolare con qualche complimento ricevuto da persone che stimo molto, ecco arrivare le prime conferme che per qualcosa di importante, questo blog forse, possa davvero servire. A prescindere dai “proclami”, figli della speranza che ad intervenire fossero i vari produttori bresciani (in fondo nelle prime tre settimane ho totalizzato oltre 3000 accessi con una “marea” di pagine visitate a testimoniare che qualcuno deve pur aver letto qualcosa!) a dibattere su questioni che li vedono protagonisti assoluti, ecco la sorpresa inaspettata cioè, come direbbe qualcuno, < quella che ti coglie di sorpresa in un pigro mercoledì pomeriggio >.

 zanellaRicevo infatti una mail da parte della segretaria di Maurizio Zanella, nella quale mi invita per un incontro in Ca’ del Bosco sabato 30 maggio. Beh assoluto entusiasmo, in quanto è un’ulteriore conferma che qualcuno legge davvero ciò che scrivo! Infatti a distanza di soli quattro giorni dalla pubblicazione del post nel quale ho confermato la sua “salita al trono” nel consorzio della Franciacorta (leggi qui) e chiedevo espressamente un incontro amichevole con lui, Zanella non si è fatto pregare. Nello storico salone dell’azienda tra importantissimi cimeli a testimonianza del passaggio in quelle sale, della più importante ristorazione e produzione vitivinicola a livello mondiale, ho trascorso due ore informali ma molto intense, a discorrere con il neo eletto Presidente. Ho raccontato di TerraUomoCielo come di un modello che potrebbe essere applicato all’agricoltura enoica, cominciando (com’è di fatto accaduto) dalla terra bresciana. Si è parlato di problematiche che avevo già espresso pubblicamente (qui) che vedono protagonista il territorio; mi ha illustrato le idee per un suo progetto di massima per un’agricoltura sostenibile e per un coinvolgimento dei comuni franciacortini al fine di salvaguardare il paesaggio naturale e agricolo che rappresenta la zona. E poi ancora ricerca; un piano di controlli più serrati con lo scopo di creare maggior omogeneità qualitativa nei vini e conseguentemente un maggior valore degli stessi e del territorio. A mio avviso tutte cose necessarie, illustrate con consapevolezza e con conoscenza di quello che sta succedendo nel mondo del vino. Una visione della realtà che si scosta di gran lunga da chi riesce a guardare solo nel proprio orticello. Una questione su tutte mi ha visto particolarmente d’accordo con Zanella: la necessità di una immediata riduzione delle rese per ettaro. Infatti anche in un territorio che negli ultimi sei anni ha visto una crescita record del 16% (media annua) come nessun altro territorio al mondo ha saputo fare, si potrebbero prospettare momenti poco felici e quindi si rende necessario un intervento immediato preventivo. Concordo infatti con Lui nella possibilità di muoversi come già fanno da oltre settant’anni i cugini francesi, quindi “aprendo e chiudendo il rubinetto” in base alle richieste del mercato, ma con la consapevolezza che oltre un certo limite non si possa andare, come invece hanno fatto i francesi quando nel 2004 le rese medie per ettaro sono state superiori ai 230 quintali. La Franciacorta, come ho già voluto ribadire in altre occasioni, ha in comune con la Champagne esclusivamente il metodo. Si parla di un territorio completamente diverso, che trova nella disomogeneità dei suoi suoli il punto di forza e nella qualità assoluta dei suoi prodotti, la prerogativa della propria identità. Quindi la valvola non potrà aprirsi più di quanto non sia già stato fatto, ma chiudersi sicuramente si. Questa operazione per un motivo molto semplice, cioè cercare di mantenere i prezzi delle uve stabili rispetto alle passate vendemmie, evitando così speculazioni da parte di chi ha deciso di produrre franciacorta in catena di montaggio, con prezzi “proseccheggianti”. Prezzi del vino appunto, che non devono subire variazioni negative massificate e che dovranno essere monitorati con maggior attenzione da parte del consorzio; altro punto sul quale Zanella si dice concorde. Io su questo avrei un’idea: vuoi vendere franciacorta a cinque euro (prezzo al quale ho già detto, molti contadini non riuscirebbero più a produrre) perché puoi permettertelo? Bene, togli “Franciacorta” dall’etichetta dei tuoi vini, in quanto questo territorio non può identificarsi con quello che produci tu. Non credo che a livello legale sia possibile, ma mi piacerebbe moltissimo lo fosse! E’ stato un incontro preliminare il nostro, che spero nel tempo possa ripetersi in un costante confronto costruttivo, necessario per il territorio. Maurizio Zanella si è dimostrato davvero attento ai temi franciacortini non solamente legati al vino, ma al territorio tutto, consapevole che in un vino sono contenute la storia e la cultura di una terra. Ora sarebbe interessante sentire il parere di altri produttori. Ringraziandola ancora per il tempo dedicatomi, la aspetto come promesso a commentare, quando lo riterrà necessario, su questo blog.

A presto.

Ecco il primo “Majorana” della storia del vino bresciano

Non mi aspettavo certo che aprendo questo blog, tutti quanti mi portassero in palmo di mano. Infatti ieri ho ricevuto una lettera da parte di un produttore, il quale mi ha esortato ad essere più gentile nei confronti dei produttori bresciani. Letteralmente mi ha scritto: < se il suo modo di aiutare i produttori bresciani è quello di criticarne l’operato e le idee, non riesco a capire di che diavolo di aiuto si tratti >.

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Mi spiego meglio: rincasando ho trovato nella cassetta delle lettere una busta bianca la quale conteneva una lettera in forma anonima, con uno scarabocchio in fondo a simulare una firma e con caratteri cubitali la scritta “Produttore Bresciano”. Non so come abbia fatto ad avere l’indirizzo di casa mia, anche se mi rendo conto non sia poi così difficile procurarselo… pazienza. L’anonimo genio ha voluto sparare a zero sia sulla questione da me sollevata sulla Valtènesi, che sulle critiche mosse alla Franciacorta relative ai prezzi di vendita dei prodotti. Probabilmente ha voluto parlare di entrambe le cose per non far capire da quale territorio provenga. Ma il nostro “Majorana” si è scordato che l’ufficio postale dal quale ha spedito la lettera, applica alla stessa un timbro di riferimento. In sostanza allo stesso, e anche ad altri, vorrei ricordare un paio di cose. La prima è che io non sono un giornalista e nemmeno un pubblicista, ma un consumatore che oltre a consumare, lavora da anni nel settore del vino. La seconda è che la storiella di come lui fa a fare il vino, di cosa il territorio dia alle sue uve ecc. la può tranquillamente riservare alle signore del mercato del sabato in San Faustino (con tutto il rispetto per le stesse naturalmente) in quanto esistono dati tecnici oggettivi e uomini che come lui lavorano la stessa terra (magari da più tempo) , ma che a differenza sua hanno l’onestà intellettuale di riconoscerne i limiti e non solo i pregi. Queste infatti sono le persone che in questi giorni mi hanno rivolto bellissimi complimenti e incoraggiamenti per quello che sto facendo. Per concludere vorrei dire a “Capitan Coraggio” che ognuno affronta il mercato come vuole, oppure se lo crea, ma certamente non saranno le mie parole a spostare l’ago della bilancia. Ho dato e continuerò a dare a chiunque diritto di replica e possibilità di esporsi in prima persona in questo spazio, ma non posso farci nulla se per ora a rispondermi sono stati solo in due. Evidentemente gli altri non hanno le idee così chiare! Oppure hanno paura ad esporsi. Io a mia volta continuerò a scrivere ciò che credo sia giusto. Chi capirà saprà “sfruttare” la cosa per far valere le proprie idee con umiltà ed intelligenza, chi non capirà rimarrà al palo facendo la solita figura da pirla, oppure potrà fare il fenomeno alla prossima sagra del paesello. Caro il mio “Majorana”, di qualunque cosa tu voglia parlare, discutere o semplicemente raccontare puoi farlo qui, in maniera che tutti possano sapere. Compreso le critiche al sottoscritto.

NEPOMUCENO E SAN GIOVANNI NEPOMUCENO

Ad inizio settimana ho inviato all’ente vini bresciani (che ringrazio nelle figure di Fabio Finazzi e Roberto Monaco) una lettera da far recapitare a tutti i produttori, nella quale ho dichiarato espressamente la mia volontà a far si che questo blog possa essere a disposizione di tutti coloro che abbiano qualcosa da raccontare legata al mondo del vino. Il primo esempio è questa lettera inviatami da Cristina Inganni relativa ad una sua esperienza “mistico – enoica” che pubblico con grande piacere. Spero ne seguano altre da tutta Brescia.

 

Certo che nella vita accadono delle cose strane, legate a piccoli segni che ti aprono una porta dentro al cuore, meravigliosamente, senza nessuna forzatura…

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Vado un poco indietro nel tempo… due anni fa circa, durante la vendemmia, un padre Gesuita mi arriva a Cantrina con una piccola troupe televisiva proveniente dalla Repubblica Ceca. Padre Miroslav Herold, che non è come ci si possa solitamente immaginare un vecchio uomo ma, un bellissimo ragazzo con le sembianze di  un angelo. Mi racconta di essere in tournè e che sta girando ormai da  tempo  un filmato  sulla vita di San Giovanni Nepomuceno (Santo di origine Ceca custode dei segreti – dei ponti e delle acque). Scopre, con grande sorpresa ed entusiasmo, da alcune  persone di Romentino alle quali lui è molto legato, dell’esistenza  in Italia di un vino chiamato  NEPOMUCENO (credo l’unico al mondo a portare questo nome). Partono le riprese video anche  per Cantrina e la sottoscritta si trova a spiegare le ragioni per le quali ha chiamato il vino Nepomuceno. Padre Miroslav, dopo la breve intervista prosegue il suo Tour per l’Italia e per altri paesi Europei  cercando altri segni di San Giovanni Nepomuceno e con sé porta anche qualche bottiglia del mio vino. Sabato 16 maggio, i ragazzi della Proloco, Gianni e Andrea, di Romentino appunto, richiedono la mia presenza e quella del vino  ad un evento importante nel quale si festeggia il duecentesimo anniversario del posizionamento della statua di San Giovanni Nepomuceno nella piazza del paese, nel quale si sarebbe presentato anche  il libro dedicato al Santo  in edizione Italiana. In quel frangente avrei rivisto anche l’angelico padre Miroslav. Nella sala conferenze presenziavano circa un centinaio di persone, padre Georges Ruyssen (nazionalità Belga) comincia a parlare in modo soave  presentando i relatori della serata e facendo l’introduzione al libro. Comincia il filmato con padre Miroslav che commenta sullo sfondo e mi lascio coinvolgere… 40 minuti di riprese sulla vita di un Santo vissuto nel 1300  rivisitato in una chiave estremamente attuale,  toccando l’umanità di quell’uomo.

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Nel film appare Cantrina, appaio anch’io e mi commuovo… in una storia così importante loro hanno pensato di  inserire anche me, l’azienda più piccola, più “anomala”  rappresentata come una delle cose più pregiate. E pensare che  il cortometraggio è stato trasmesso nei giorni di Natale del 2007  sulla rete nazionale della Repubblica Ceca! Alla fine è stato ripreso anche il Principe, nel momento in cui riceve  il magnum di Nepomuceno… sono rimasta a bocca aperta! Parla anche padre Francesco Occhetta (anche lui molto giovane), sono meravigliata da questi padri Gesuiti perchè sono delle persone estremamente colte, concrete, ironiche e stupendamente vere. Uomini che vivono la loro umanità senza falsi atteggiamenti e ostentazioni. Arriva il momento del mio intervento prima della degustazione del vino, ero molto emozionata. Nella testa quelle “due cose” che dovevo dire, preparate con cura per non sembrare scontata, si sono mescolate ai mille spunti che questo Santo, ripercorrendo la sua vita grazie al filmato, mi ha dato. Ho capito che non ci sono state coincidenze nella scelta di quel nome ma che tantissime cose univano il mio vino  (che è la mia creatura) alla  forte personalità di San Giovanni Nepomuceno, anche lui non è mai sceso a compromessi anche lui non si rivelava. La cosa più entusiasmante di questa vicenda è quella che mai avrei pensato che il nome di questo mio vino, ma prima di tutto di un Santo, potesse fare intrecciare le vite di queste persone con la mia. Ho passato una serata inaspettatamente magnifica grazie ai tutti gli abitanti di Romentino, ad  Andrea, Gianni, Chiara  ed altri ancora come i simpaticissimi e splendidi Padri Gesuiti. Ho conosciuto anche Adriano Stefanelli, lui è l’artista delle calzature del Papa e di tanti altri personaggi importanti, con le sue mani riesce a creare delle calzature uniche, artistiche, ma soprattutto è una bellissima  ed umilissima persona che di un mestiere ne ha fatto un arte. Padre Miroslav mi ha promesso che cercherà di trovare il modo di far giungere nella Repubblica Ceca il Nepomuceno, magari chissà, un giorno o l’altro riuscirò a presentarlo a Praga! Beh se questo dovesse succedere… niente è casuale.

Quando meno te l’aspetti…

Spesso mi si chiede cosa mi renda felice. A volte fatico a rispondere, in quanto io mi sento molto felice! Impiego il 90% del mio tempo per fare ciò che mi piace, fregandomene altamente delle “bombe” che mi cadono accanto. Mia madre mi adora (anche se non le porto le camicie a stirare) e mio padre pure (a lui porto la Vespa a riparare). Mia sorella, nonostante quel velo di “acidità”, son certo mi adori. Gli amici, quelli veri, quelli non opportunisti, quelli che ci sono proprio perché non ti rompono le palle sempre, hanno di me grande considerazione (almeno spero) . Non mi appassionano le auto, in quanto sono un pessimo guidatore (riesco a fare la fiancata alla Smart in parcheggio) tantomeno il calcio, anche se simpatizzo Inter, per via di uno scambio culturale avuto tempo fa, con un amico sfegatato per il calcio, che sono riuscito negli anni a convertire al rugby. La mia passione è il vino e credetemi, incontrare in questo mondo persone che si interessano di te per quello che fai, sorvolando magari sugli aspetti comportamentali, (per i quali riconosco di non essere un principe) non ti porta certamente danaro o ti permette ti pagarti il mutuo, ma dal mio punto di vista, è la più grande soddisfazione. Infatti, inventarsi una professione, mettendosi in discussione in prima persona come sto facendo io tutti i giorni, non è cosa particolarmente remunerativa, ma quando due persone che stimi da anni (una di loro da anni, l’altra ho avuto modo di conoscerla personalmente un anno fa) capiscono ciò che fai, credono in quello che fai e senza che ti chiedano nulla capisci che ti stimano e che credono in te, è una delle cose più gratificanti del mondo. Il mondo del vino (come molti altri) è tatuato da conflitti d’interessi, amicizie d’interesse, poca obiettività e molta velata corruzione. Io non chiedo nulla a nessuno, sono solito ad arrangiarmi e le persone che posso considerare amiche in questo mondo, si possono contare sulle dita di una mano. Tra queste “dita” devo citarne due sopra tutte: Franco Ziliani, il quale è stato il primo Giornalista a volersi interessare ad una delle aziende da me seguite, Colline della Stella, senza che nessuno lo chiamasse, senza  che nessuno gli offrisse nulla, senza che lui pretendesse qualcosa. E’ arrivato in azienda in punta di piedi, accompagnato da Rosanna Ferraro, per sua scelta e con un umiltà ed un rispetto per il nostro lavoro davvero encomiabile. Ha degustato i vini e ne ha espresso un suo personale giudizio. Ha fatto ciò che ti aspetti da tutti coloro che svolgono attività informativa nel mondo del vino, solo che troppo spesso, le persone preposte per fare questo ti offrono anticipatamente il costo di una pubblicazione ancor prima di degustare i vini. Lui ha fatto e scritto ciò che ha voluto, senza chiedere nulla a nessuno, e questo è stato l’inizio di quella che oggi mi permetto di definire una rispettosa e profonda amicizia. L’altra persona si chiama Jeremy Parzen, conosciuta grazie a Franco lo scorso autunno. Uno straordinario pazzo americano, con una cultura del vino ed un palato, di assoluto rilievo. Basti pensare che lo scorso anno, dopo la visita alla Ca’ del Bosco nella quale ci siamo bevuti (perché certe cose non puoi non berle) una straordinaria bottiglia del ’79 tirata con tappo fungo e “degorgiata al volo” e cenato alla Dispensa Pani e Vini da Vittorio Fusari, è stato ad ascoltarmi ed ha voluto bersi sia il vino di Andrea Arici che quello di Camossi (il rosè). Mi ha sopportato, in sostanza, e lo scorso aprile è venuto pure a trovarmi al Vinitaly, nel nostro piccolo stand. Abbiamo dato un passaggio a lui e al suo amico (del quale non ricordo il nome e me ne scuso) a bordo di una piccola Ford Fiesta, sulla quale eravamo in sei, fino al centro di Verona. E nonostante tutto ha voluto scrivere di me sul suo blog, definendomi “the Bruce Springsteen of Italian sparkling wine”. Un grande onore per me. Oggi, quando ho visto il mio faccione pubblicato su quelle pagine, mi sono commosso nello stesso modo di quando Franco, pubblicò il mio ricordo dedicato a Gianni Masciarelli. Queste sono per me le più belle gratificazioni per la vita che ho scelto. Queste sono per me le emozioni più belle che si possano provare nel mondo nel quale opero. Avere il rispetto e la stima di due persone che hanno scelto, come ho fatto io, la strada della passione scevra da banali interessi.

 

Grazie di cuore.

Dalle Langhe alla Valtènesi senza muovermi da casa

Due banchi d’assaggio la scorsa settimana nel bresciano. Il primo, giovedì al museo della Mille Miglia dove Franco Ziliani ha illustrato con la solita competenza e ammirevole passione, i vini di Castiglione Falletto. In questo articolo di Franco la lista delle aziende che hanno partecipato con i produttori presenti.

 armando corderoUn territorio davvero unico quello di Castiglione Falletto che lo si può ritrovare nelle varie sfaccettature dei suoi barolo, tutti eccezionalmente riconducibili nella cultura e nella storia di quel pezzo di Langhe. Da qualche anno si sono uniti creando la cantina comunale che ospita tutte le produzioni delle aziende. Un’idea davvero intelligente se si pensa all’immagine coesa che ne emerge. Giornata scandita da un caldo incredibile ed inaspettato, che ha influito parecchio sulla presenza del pubblico. Un vero peccato per chi se l’è persa! I vini che più mi son piaciuti (senza nulla togliere agli altri) sono stati: il Dolcetto di Diano d’Alba di Gigi Rosso ‘08, la Barbera d’Alba Superiore di Monchiero ‘06, il Barolo Riserva “Pernanno” 2003 di Sobrero, il Barolo “Monprivato” 2003 di Giuseppe Mascarello e il Barolo 2001 di Sordo, del quale ho potuto fare la conoscenza del suo enologo Armando Cordero (con me nella foto) non che memoria storica delle langhe, come ama definirlo Franco. Sabato invece, è andato in scena il banco d’assaggio dei Chiaretto e dei Rossi della Valtènesi. Premetto che ho degustato solo i Chiaretto, ma li ho degustati tutti. Sicuramente questo vino in rosa è quello che più di tutti identifica il territorio, anche se con diverse disomogeneità di forma e di fattura. Nonostante i passi da gigante effettuati dall’enologia gardesana negli ultimi anni, vi sono ancora alcuni vini con problemi di pulizia, molto scomposti e a tratti quasi fastidiosi alla beva. A differenza dei colleghi piemontesi, i gardesani non erano presenti tutti, altro elemento che non gioca a vantaggio della coesione territoriale. Ritornando alle problematiche riscontrate, chiedo al consorzio se non sia opportuno creare qualche corso di formazione e confronto con i produttori stessi, con il fine unico di migliorare anche quei piccoli difetti che rendono sgradevoli certi vini, senza i quali son certo, il territorio tutto ne gioverebbe. I vini che più mi son piaciuti (visto che nel mio progetto non ho nessuna azienda che produca chiaretto):  il Chiaretto 2008 de La Guarda, meno “groppelleggiante” di altri ma davvero gustoso, il Chiaretto 2008 di San Giovanni e quello di Zuliani. La speranza per la mia terra è sempre l’ultima a morire…

In Terra Fiamminga

Ancor prima di partire, il mio rapporto con il Belgio si è fatto da subito difficile. Aereo in ritardo di mezz’ora per un guasto. Appena atterrato sono entrato in un’atmosfera pre-natalizia. Sei gradi, un vento tagliente come la spada di Goemon Ishikawa e un cielo color cemento. Un mezzo disastro. Subito mi hanno trasportato nella piccola città di Halle nelle Fiandre. La degustazione si è svolta all’interno dell’ex ufficio postale, un posto davvero affascinante, accanto alla mastodontica chiesa.bandiera belgio

Una degustazione fatta di grandi nomi dell’enologia italiana: da Radikon ad Angiolino Maule, da Montevertine ad Andrea Oberto solo per citare alcune delle importazioni del bravo Wim Bunnens titolare di “Cantucci” società di importazione di vini. Oltre ai grandi nomi sopra citati, anche TerraUomoCielo con Camossi e Colline della Stella. La sera la cena si è svolta nello stupendo Caffè al Dente, locale di proprietà di Michele, belga da sempre ma con profonde radici romane. Un locale davvero intelligente, gestito da lui e dalla moglie, con circa 500 etichette di vini esclusivamente italiani. La sera stessa ho tenuto una degustazione dei vini di Cantrina, che ha visto il gusto delle persone presenti orientarsi sul Rinè 2007 degustato in anteprima. Nelle lavagne appese a muro, ben riportati con evidenza i vini e i piatti della settimana, sempre e rigorosamente in italiano. Infatti Michele crede che se si vuole una identità ben definita, non si deve tralasciare nulla. Se vendi italiano, comunichi in italiano. Figurarsi che da noi in italia chiamano le varie manifestazioni vinicole con nomi inglesi, solo perché “fa più figo”. Locale intelligente, in quanto i vini che vengono consumati al tavolo hanno un ricarico di 10 euro rispetto al prezzo d’asporto. Italianità davanti a tutto dicevo, infatti in uno dei più grandi mercati per gli champagne quale il Belgio, al Caffè al Dente si vendono solo vini del bel paese e le uniche bollicine sono un prosecco e i franciacorta di Camossi e Colline della Stella. La domenica, seconda giornata di degustazione. Il tempo si è rasserenato a tratti e il vento non era più così tagliente. La temperatura cominciava ad assumere aspetti vagamente primaverili. Molta più affluenza del giorno precedente, diversi ristoratori e appassionati hanno raggiunto Halle nelle otto ore di degustazione. La sera, Michele e Wim hanno organizzato una fantastica cena turca all’interno del locale chiuso per turno. Io e Fabio Oberto (con me nella foto di gruppo con Wim e Michele e lo staff del Caffè al Dente) eravamo gli unici in rappresentanza delle rispettive aziende e abbiamo dato fondo alle bottiglie avanzate dalla giornata nell’ex ufficio postale.

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In conclusione ho notato anche questa volta come la Franciacorta sia una emerita sconosciuta, sia come territorio che come concezione di prodotto. Alcuni mi hanno chiesto se fosse vicino Roma! In ogni caso, con la speranza nel cuore che si possa far conoscere la Franciacorta, così come la Valtènesi (ancor più sconosciuta), devo dire che la trasferta Belga sia stata davvero importante. Ho avuto anche qui la fortuna di conoscere persone intelligenti che vogliono portare il verbo Italia all’interno di una cultura profondamente diversa dalla nostra, ma certamente molto ricettiva ed interessata. Spero che i territori, in futuro, possano fare qualcosa in più per uscire da questo imbarazzante immobilismo.

 

A presto Belgio…

Franciacorta: ecco il nuovo presidente.

Questa notizia avrebbe dovuto darla il mio amico Franco Ziliani sul suo blog Vino al Vino, in quanto informare è il suo lavoro e meno il mio (e si vede). Ma da un commento lasciato su questo blog da Claudio Camossi, mi è impossibile il silenzio.

logo franciacorta

 E’ ufficiale, il consorzio della Franciacorta ha il suo nuovo presidente. Maurizio Zanella. Finalmente la notizia è ufficiale e il mio augurio di un ottimo operato è assolutamente sentito. Credo che il patron della Ca’ del Bosco possa essere davvero un ottimo “primo uomo” , condividendo quanto scritto (qui) da Franco ieri. Al suo fianco, salvo smentite dell’ultimo minuto, siederanno alla vice presidenza Brescianini e Maddalena Bersi Serlini. Nell’esecutivo Riccardo Ricci Curbastro e Ezio Majolini. In questo post chiedo ufficialmente un confronto assolutamente amichevole con il nuovo presidente il più presto possibile, compatibilmente con i suoi impegni, per potergli illustrare il mio progetto TerraUomoCielo che coinvolge anche la Franciacorta e per uno scambio di opinioni che ritengo possa essere costruttivo per il territorio. Aspetto un suo segnale. In bocca al lupo Zanella!